“Va sottolineato che, nel DEF, lo scenario tendenziale si fonda sull’attesa che, dopo la prossima estate, le misure di contrasto all’epidemia da Covid-19 avranno impatti moderati e decrescenti con flussi turistici che recupererebbero nel 2022 e tornerebbero ai livelli pre-crisi nel 2023. Sono annotazioni che rafforzano le esigenze del più tempestivo e compiuto decollo della campagna di vaccinazione e dell’adozione di strumenti quali il passaporto vaccinale, nonché della definizione di un cronoprogramma delle riaperture sorretto tanto da chiari e certi dati di riferimento, quanto dalla considerazione dell’evidente insostenibilità economica e sociale dell’affidamento prioritario al modello del ‘più chiusure’”: così ha osservato Enrico Postacchini, componente di Giunta di Confcommercio-Imprese per l’Italia, intervenendo oggi, in rappresentanza della Confederazione, in sede di audizione parlamentare sul DEF 2021.

Nella memoria rilasciata si legge: “Per il settore giochi, resta prioritaria la questione della riapertura sulla scorta degli specifici Protocolli di prevenzione di settore. Inoltre, è necessario ed urgente continuare a sospendere i versamenti del Prelievo erariale unico fino alla riapertura ed alla riattivazione dei flussi finanziari, nonché definire le proroghe tecniche delle concessioni interessate dalle sospensioni di attività, in tal modo consentendo il recupero di redditività delle aziende nel periodo di uscita dall’emergenza pandemica. (…) Decisamente meno convincenti risultano, invece, la traduzione operativa del “contrasto di interessi” tra acquirente e venditore “nei meccanismi premiali probabilistici, come la lotteria degli scontrini” o il riferimento al contrasto dell’evasione per via di ulteriore abbassamento dei limiti legali per i pagamenti in contanti”.

“Con l’ultimo decreto ‘Sostegni’ – ha poi evidenziato Postacchini –, è stato archiviato il meccanismo dei codici ATECO e sono stati stanziati per questi interventi circa 11 miliardi di euro sui 32 complessivamente mobilitati dal decreto. Ma lo ribadiamo: servono ristori più adeguati in termini di risorse. più inclusivi in termini di parametri d’accesso e che tengano conto anche dei costi fissi, nonché tempestivi. Il nuovo scostamento di bilancio ed il prossimo decreto dovranno dare risposta a queste esigenze. Esigenze di adeguatezza, inclusività e tempestività che valgono anche per le misure dedicate a turismo, montagna, cultura ed ai trasporti. Per i trasporti, in particolare, serve un approccio che coinvolga tutto il sistema dell’accessibilità non limitandosi al solo trasporto pubblico locale”.

“Sul versante degli ammortizzatori sociali – ha proseguito Postacchini – bene la proroga della Cassa COVID, di cui va però assicurata la continuità rispetto al ciclo di prestazioni precedente, e l’ulteriore finanziamento del fondo per il parziale esonero contributivo di lavoratori autonomi e professionisti. Del fondo vanno, comunque, garantite tempestività operativa e adeguatezza di stanziamenti. Oltre il decreto e in riferimento alla riforma strutturale degli ammortizzatori sociali, è poi evidente che si tratta di tenere insieme inclusività delle prestazioni e sostenibilità della contribuzione. Ma ogni disegno di riforma deve, anzitutto, registrare l’impatto profondo di un tempo dell’emergenza ancora drammaticamente aperto. Per le imprese del terziario non è tempo di contribuzioni aggiuntive. Inoltre, efficienza del mercato del lavoro, delle politiche e degli strumenti di ricollocazione dei lavoratori sono certo necessarie come il DEF giustamente ricorda. Parimenti lo sono, però, misure di riduzione strutturale del costo del lavoro per via di decontribuzione e di recupero strutturale di flessibilità”.

“Bisogna fare di più e bisogna fare presto – ha ancora sottolineato Postacchini – per affrontare un ulteriore aspetto dell’emergenza connesso alla tenuta della struttura finanziaria delle imprese: la proroga (di almeno un anno) della moratoria sui prestiti bancari in scadenza a giugno e l’allungamento dei tempi per il rimborso dei prestiti assistiti da garanzie pubbliche a non meno di quindici anni, senza che ciò implichi una riduzione del livello della copertura attualmente offerta. Bisogna intervenire, dunque, anche sulle regole europee in materia. Pensiamo che il Governo italiano possa e debba assumere un’iniziativa determinata al riguardo come parte integrante di una azione incisiva per il rafforzamento della struttura finanziaria e patrimoniale delle imprese, anche fiscalmente supportata. Restano, peraltro, confermate la necessità e l’urgenza di intervenire per dare tempestiva risposta ad un ampio ventaglio di questioni aperte: dalle moratorie fiscali più ampie agli interventi sul fronte delle locazioni commerciali, dai crediti d’imposta dedicati (ad esempio, quello sulle rimanenze finali del magazzino moda) alle misure di abbattimento di costi fissi”.

“Quanto al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – ha ancora osservato Postacchini – il lavoro parlamentare e le risoluzioni approvate da Camera e Senato hanno, certamente contribuito a rafforzare l’insufficiente attenzione dedicata, a nostro avviso, dalla proposta di Piano esitata dal Consiglio dei Ministri dello scorso 12 gennaio al rapporto tra resilienza del terziario di mercato e resilienza del sistema-Paese. Rapporto di palmare evidenza già al semplice considerare il contributo recato dall’economia dei servizi di mercato alla formazione del prodotto e dell’occupazione del nostro Paese – con quote che si attestano, in entrambi i casi, attorno al 40% del totale – ed ancor più evidente al rammentare l’impatto economico dell’emergenza COVID-19 su larghissima parte di tali servizi. E ciò in ragione, in particolare, di una caduta dei consumi interni, nel 2020, di circa 129 miliardi di euro”.

“Chiediamo, dunque, al Governo –ha concluso Postacchini – che i contenuti delle risoluzioni approvate dalle Camere siano compiutamente tenuti in conto nella messa a punto definitiva del PNRR”.