“Nella declaratoria dei DDL alla prossima legge di bilancio previsti dal Governo ce n’è uno sul “riordino del settore giochi”. Come Cisl chiediamo ci si muova in questa direzione: proroga di 36 mesi delle concessioni, necessari per costruire un nuovo modello del gioco d’azzardo legale prevedendo la gestione diretta dello Stato; individuazione di aree specifiche, “modello casinò” evitando la presenza di sale gioco in zone urbane ad alta densità di povertà; inibizione dell’entrata di tutte quelle persone fruitrici di forme di sostegno al reddito: naspi, fis, cig, rdc e rem, contrastando il gioco online, oggi grande elemento di opacità”. E’ quanto si legge nella memoria sul Documento di Economia e Finanza rilasciata dalla Cisl in audizione nelle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato.

E ancora: “Il settore dei servizi ha subìto i contraccolpi della crisi in maniera profonda, facendo rilevare una riduzione del valore aggiunto molto ampia (-8,1 per cento). Nonostante l’entità della contrazione del valore aggiunto sia stata minore di quella dell’industria, il livello di operatività dei servizi dopo la ripresa estiva è risultato compresso, condizionato dalle misure di contrasto all’espandersi del contagio: differentemente dall’industria, a fine 2020 molti raggruppamenti del terziario – specie quelli di intrattenimento, commercio e ristorazione e alloggio – hanno continuato ad arretrare, attestandosi profondamente al di sotto rispetto ai livelli pre-crisi. Questa considerazione, che ci trova d’accordo fotografa la situazione del settore. Segnaliamo la nostra perplessità sul comparto del turismo in merito alla possibilità di un ritorno ai livelli pre-crisi già nel 2023. Probabilmente i tempi saranno più lunghi e sarebbe auspicabile un tavolo di confronto permanente, con le parti sociali, per far ripartire al più presto e portare avanti al meglio, tutto il settore dei servizi così largamente inteso”.

Si legge: “La CISL condivide la convinzione profonda, espressa nel DEF 2021, che la partita chiave per il nostro Paese sia una crescita economica “fattore abilitante della sostenibilità ambientale, sociale e finanziaria, una crescita non meramente quantitativa, ma rispettosa dell’ambiente e compatibile con i target di riduzione dell’inquinamento fissati dal Green Deal europeo. E capace, inoltre, di offrire maggiori opportunità di lavoro e sviluppo personale e culturale ai giovani, realizzare la parità di genere e ridurre gli squilibri territoriali”. Condividiamo altresì l’esigenza avvertita dal Governo di sostenere oggi l’economia intervenendo in favore di famiglie, lavoratori e imprese danneggiati dalle misure sanitarie rese necessarie per contenere la pandemia in atto, sia per ragioni di solidarietà e coesione sociale sia per evitare situazioni di crisi definitive di aziende altrimenti sane. Siamo quindi d’accordo con il nuovo scostamento di bilancio di 40 miliardi annunciato dal CdM, e valuteremo nel dettaglio le misure previste, considerando che con il nuovo scostamento gli aiuti alle famiglie e alle imprese erogati dallo Stato nel 2021 assommano a 72 mld, pari al 4% del Pil. Il Governo auspica che questo sia l’ultimo intervento, ma resta comunque pronto ad ulteriori passi se la situazione lo richiederà; apertura che valutiamo favorevolmente. I due scostamenti di bilancio e le misure ad essi correlate sono il primo cardine della manovra di sostegno all’economia messa in opera dal Governo. (…)

Viene confermato che lo schema delle tutele occupazionali e delle forme di integrazione salariale legate all’emergenza sanitaria resterà di fatto sostanzialmente confermato fino a giugno, per poi progressivamente ridimensionarsi fino a fine anno. Ulteriori misure di sostegno e rilancio, come precisato nel documento, sono affidate a un DL di prossima approvazione e l’impatto espansivo è atteso dal PNRR, mentre le criticità dell’economia e le conseguenze negative sull’ occupazione sono solo parzialmente misurabili ad oggi. Pertanto, pur apprezzando i provvedimenti di sostegno al lavoro messi in campo dall’inizio dell’emergenza sanitaria, consideriamo sbagliato il loro ridimensionamento dopo il 30 giugno, stante la gravità della situazione economica e sociale. (…)

Viene espressa la necessità di fornire alle imprese ulteriori sostegni in termini di accesso alla liquidità e capitalizzazione precisando che per i titolari di partite IVA e alle imprese impattate dalla crisi da Covid-19 verranno destinati più della metà degli impegni di spesa previsti sul 2021: oltre ai ristori, verranno previsti sgravi di imposta e crediti di imposta. Al fine di sostenere l’erogazione del credito alle PMI, verrà prorogata a fine anno la scadenza del regime di garanzia dello Stato sui prestiti, e contestualmente verrà estesa nel tempo la moratoria sui crediti. Saranno inoltre reintrodotti rinvii ed esenzioni di imposta e verrà innalzato il limite alle compensazioni di imposta. (…)

Si evidenzia come la dinamica espansiva del PIL verrà rafforzata anche e soprattutto grazie a misure di sostegno alle imprese e al supporto nella fase post pandemica per il rilancio delle loro attività economiche. Le politiche di sostegno devono essere necessariamente mirate a imprese e settori che ne hanno particolare esigenza. (…)

Viene anticipato che il Governo, una volta ottenuta l’autorizzazione dal Parlamento, approverà un DL contenente nuove misure per il sostegno alle imprese e numerosi interventi di rilancio dell’economia. Complessivamente le risorse aggiuntive destinate agli investimenti per il periodo 2022-2026 ammontano a 18 miliardi. Nel prossimo DL contenente nuove misure di sostegno, oltre al rafforzamento di quelle già conosciute ed a nuovi rinvii per il pagamento degli oneri fiscali, crediamo sia opportuna la creazione di un Fondo dedicato complementare, di durata decennale, utile a finanziare gli investimenti non coperti dal Fondo per la Ripresa e Resilienza”.

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