“Al precedente esecutivo, non si può di certo rimproverare di non aver messo in campo risorse consistenti, grazie ai vari scostamenti di bilancio votati in maniera pressoché compatta dal Parlamento, ma la mancanza di una progettualità che andasse oltre alla semplice logica emergenziale degli aiuti a pioggia. Pur comprendendo tutte le difficoltà del caso, aggravate peraltro dall’assenza di esperienze precedenti di una tale portata (il post 11 settembre, la crisi dei subprime e la ricaduta speculativa del 2011-2012 non hanno avuto infatti un impatto globale di tale portata e rapidità), rimangono alcuni dati di fatto: l’oggettiva lentezza nel mettere in campo i provvedimenti urgenti, accompagnati spesso da decreti attuativi arrivati in forte ritardo; l’appesantimento burocratico che ha ostacolato l’erogazione degli ammortizzatori sociali e dei ristori alle imprese; l’incapacità di comprendere la necessità di uscire dall’ordinario per entrare nella gestione straordinaria di aspetti quali, ad esempio, lo sblocco dei cantieri (di fatto, l’unica opera portata a termine è stata la ricostruzione del nuovo viadotto San Giorgio sulle ceneri del ponte Morandi, a Genova) o l’avvio dell’anno scolastico, con enti locali e dirigenti scolastici alla disperata ricerca di spazi, senza certezze sull’effettivo organico di istituto. Il 2021 dovrebbe quindi essere inteso, anche al netto delle complicazioni connesse alla non superata emergenza sanitaria, come l’anno della ripartenza e della rinnovata fiducia per il Paese. In tal senso, e segnalando come nel frattempo si sia avviata una positiva interlocuzione con diversi ministeri, i prossimi mesi dovrebbero servire a porre le basi per arrivare a delle riforme condivise e utili al mondo del lavoro e delle attività economiche e produttive”. E’ quanto si legge nella memoria sul Documento di Economia e Finanza rilasciata dall’UGL in audizione nelle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato.

E ancora: “L’impiego di un primo scostamento di bilancio di 32 miliardi di euro nel decreto-legge 41/2021 (cosiddetto Decreto Sostegni) è coerente con l’impostazione ribadita dal presidente del consiglio dei ministri, Mario Draghi, davanti alle Camere in occasione del voto di fiducia al suo governo. Il Documento di economia e finanza è accompagnato, come noto, da una ulteriore richiesta di scostamento nella misura di 40 miliardi di euro; anche in questo caso, si reputa adeguata rispetto alle indicazioni di massima disponibili finora. Tutti questi aspetti, però, attengono ancora, per molti versi, alla logica emergenziale di contrasto alla diffusione del Covid-19 e di sostegno alle categorie produttive maggiormente esposte agli effetti della pandemia da Sars-Cov-2.

Il Documento di economia e finanza, per sua natura, ha una prospettiva di più ampio respiro, non soltanto sul versante meramente previsionale e macroeconomico, ma anche, probabilmente soprattutto, sugli interventi strutturali da porre in essere. Aspetto, quest’ultimo, che assume un rilievo ancora maggiore rispetto agli anni passati, poiché il Documento di economia e finanza 2021 si inserisce nel percorso che dovrà portare il nostro Paese a definire il proprio Piano nazionale di ripresa e resilienza nell’ambito delle risorse comunitarie e nazionali complessivamente disponibili.

Allo stato dell’arte, il Piano nazionale di ripresa e resilienza è chiamato a muoversi in una cornice finanziaria di 237 miliardi di euro, compresi i 15 miliardi riferiti ad altre componenti di Next Generation EU. Con riferimento alla programmazione esistente, si tratta di quasi 169 miliardi di euro in aggiunta. Un volume mai raggiunto in precedenza che, però, da solo non è garanzia di risultato positivo. La nostra Organizzazione sindacale, in occasione della audizione sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, predisposto dal precedente esecutivo, ha formulato una serie di osservazioni critiche, dettate principalmente dall’assenza totale o quasi di una idea di Paese, lo stesso grande limite che aveva caratterizzato l’azione di governo del Conte-bis. Al precedente esecutivo, non si può di certo rimproverare di non aver messo in campo risorse consistenti, grazie ai vari scostamenti di bilancio votati in maniera pressoché compatta dal Parlamento, ma la mancanza di una progettualità che andasse oltre alla semplice logica emergenziale degli aiuti a pioggia. Pur comprendendo tutte le difficoltà del caso, aggravate peraltro dall’assenza di esperienze precedenti di una tale portata (il post 11 settembre, la crisi dei subprime e la ricaduta speculativa del 2011-2012 non hanno avuto infatti un impatto globale di tale portata e rapidità), rimangono alcuni dati di fatto: l’oggettiva lentezza nel mettere in campo i provvedimenti urgenti, accompagnati spesso da decreti attuativi arrivati in forte ritardo; l’appesantimento burocratico che ha ostacolato l’erogazione degli ammortizzatori sociali e dei ristori alle imprese; l’incapacità di comprendere la necessità di uscire dall’ordinario per entrare nella gestione straordinaria di aspetti quali, ad esempio, lo sblocco dei cantieri (di fatto, l’unica opera portata a termine è stata la ricostruzione del nuovo viadotto San Giorgio sulle ceneri del ponte Morandi, a Genova) o l’avvio dell’anno scolastico, con enti locali e dirigenti scolastici alla disperata ricerca di spazi, senza certezze sull’effettivo organico di istituto. Il 2021 dovrebbe quindi essere inteso, anche al netto delle complicazioni connesse alla non superata emergenza sanitaria, come l’anno della ripartenza e della rinnovata fiducia per il Paese. In tal senso, e segnalando come nel frattempo si sia avviata una positiva interlocuzione con diversi ministeri, i prossimi mesi dovrebbero servire a porre le basi per arrivare a delle riforme condivise e utili al mondo del lavoro e delle attività economiche e produttive”.

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