L’Agenzia delle Entrate è stata condannata dalla Corte di Cassazione a risarcire un gestore romano di slot a cui l’Agenzia aveva inviato un avviso di accertamento con cui recuperava a tassazione Irpef ed Irap per un totale di 111.994,00 euro per il maggior reddito d’impresa accertato nei confronti del contribuente.

Nel 2017 il gestore impugnava l’avviso di accertamento innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma censurando il vizio di motivazione dell’atto impositivo, cui neppure erano stati allegati i documenti provenienti da terzi su cui risultava fondato. L’Amministrazione finanziaria replicava di aver fondato le proprie contestazioni sulle dichiarazioni rilasciate dai “soggetti erogatori dei servizi commercializzati dal contribuente … che”, secondo l’Ente impositore, avevano fornito “i dati esatti relativi agli aggi e ai compensi percepiti” dal contribuente. La CTP rigettava il ricorso. Quindi il contribuente spiegava appello avverso la decisione sfavorevole conseguita in primo grado, innanzi alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, che riformava la decisione assunta dalla Commissione Tributaria Provinciale , riteneva inadeguata la motivazione del provvedimento impositivo ed annullava l’avviso di accertamento.

Da qui il ricorso in Cassazione dell’Agenzia delle Entrate.

Per la Cassazione la CTR ha osservato che le censure proposte dal contribuente attenevano, in primo luogo, alla “mancata allegazione delle comunicazioni e dei documenti da cui l’Ufficio trae le annotazioni e ricostruisce il reddito. Gli originali dei documenti di comunicazione non risultano infatti allegati né resi disponibili alla parte, secondo quanto risulta in atti … la Suprema Corte ha stabilito che l’obbligo di motivazione può essere adempiuto anche per relationem … a condizione, però, che “gli atti cui l’Amministrazione finanziaria opera riferimento siano allegati all’atto notificato ovvero che lo stesso ne riproduca il contenuto essenziale … al contribuente è stata fornita come motivazione dell’atto impositivo una serie di dati le cui fonti documentali non sono però state messe a sua disposizione, nonostante vi fosse al riguardo una richiesta e quindi vi fosse contestazione” (sent. CTR, p. 3 s.).
La pronuncia assunta dalla CTR risulta conforme all’orientamento proposto in materia da questa Corte di legittimità, e la decisione del giudice dell’appello non merita censure. Nel caso di specie l’Amministrazione finanziaria non ha allegato all’avviso di accertamento i documenti provenienti da terzi su cui l’atto impositivo risulta fondato. L’Agenzia delle Entrate si è limitata ad estrarre da tali atti alcuni dati contabili, su cui ha fondato la propria pretesa tributaria, senza neppure esporre il contenuto essenziale dei documenti. Il contribuente ha evidenziato la lesione del proprio diritto di difesa conseguente alla scelta operata dall’Ente impositore, ed ha pure proposto un esempio osservando che “con riferimento agli asseriti compensi percepiti a fronte dell’istallazione degli apparecchi da intrattenimento, non vi è alcun riferimento a quali sarebbero gli apparecchi presi in considerazione, né quale fosse la quota di spettanza degli esercenti (da determinarsi sulla base degli accordi contrattuali posti in essere tra le parti)”  In proposito si è già rilevato che “in tema di avviso di accertamento, l’onere di allegazione di cui all’art. 7 della I. n. 212 del 2000 è limitato ai documenti non conosciuti né ricevuti dal contribuente e costituenti il presupposto dell’atto impositivo al fine di evitare il pregiudizio del diritto di difesa di quest’ultimo”, Cass. sez. V, 10.7.2020, n. 14723. Inoltre, non si è mancato di specificare che “in tema di motivazione “per relationem” degli atti d’imposizione tributaria, l’art. 7, comma 1, dello Statuto del contribuente, nel prevedere che debba essere allegato all’atto dell’amministrazione finanziaria ogni documento da esso richiamato in motivazione, si riferisce esclusivamente agli atti di cui il contribuente non abbia già integrale e legale conoscenza”, Cass. sez. V, 19.11.2019, n. 29968. L’Amministrazione finanziaria insiste, nella sua memoria a sostenere che i dati erano in realtà a conoscenza del contribuente, poiché poteva estrarli dalla propria contabilità. Si tratta di un argomento che in nulla smentisce il dato di fatto incontestato che degli atti provenienti da terzi il contribuente non ha avuto integrale e legale conoscenza, e l’Amministrazione non ha riprodotto nell’avviso di accertamento notificato neppure la sintesi del contenuto di tali atti, su cui pure l’avviso di accertamento risulta fondato.

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