La chiusura delle attività di gioco ‘terrestri’, nell’emergenza COVID-19, non ha impedito agli italiani di decicarsi al gioco. Slot, poker, scommesse, casinò online sono stati tra i passatempi scelti dagli italiani nel periodo di lockdown.

Secondo l’ISTAT il 45% della popolazione di 18 anni e più ha fatto giochi di società o altri tipi di gioco durante le giornate delle Fase 1 dell’emergenza sanitaria. I giochi di carte e i videogiochi sono risultati i preferiti.

Si osservano differenze di genere con valori più elevati tra gli uomini solo per quanto riguarda i videogiochi (25,9% contro 13,5%) e i giochi con amici su Internet (18,7% contro 11,8%), ma non per gli altri tipi.

I giochi che prevedono scommesse su Internet hanno riguardato il 3,8% delle persone, più di 2,3 milioni di persone, la maggior parte delle quali ha giocato con una frequenza meno che settimanale; tuttavia, circa 560 mila individui (pari all’1,1% della popolazione) ha scommesso con una frequenza giornaliera o almeno settimanale.

Tendenzialmente sul territorio hanno dichiarato di avere occupato il tempo con uno o più tipi di gioco soprattutto i residenti nel Mezzogiorno (52,9%), meno quelli della Zona Rossa e delle altre regioni del Centro Nord (37,1%).

Secondo l’istituto di statistica quindi non è confermato che l’impossibilità di accedere agli esercizi di gioco pubblico abbia impedito di giocare. Anzi.

La domanda da farsi, a questo punto, è se tutti questi giocatori abbiano scelto offerte di gioco legale, visto che quelle non autorizzate sono, ahimè, non impossibili da raggiungere. E soprattutto, se anche l’online fosse inaccessibile, come suggerisce qualcuno, davvero la domanda cesserebbe di esistere? Senza poi sottovalutare il dato della frequenza: l’1,1% con frequenza giornaliera. Questi sono dati attendibili su cui ragionare, o almeno così crediamo, tante altre considerazioni sull’atteggiamento della popolazione italiana rispetto all’attività di gioco, restano tutte da verificare. mc