Il Consiglio Regionale della Basilicata ha approvato la proposta di legge che modifica le norme in materia di contrasto al gioco d’azzardo. Il provvedimento introduce misure a tutela del cittadino dal rischio del gioco patologico e tutela le imprese di gioco legale esistenti.

Riportiamo di seguito tutti gli interventi in Aula durante la discussione della pdl.

Zullino (Lega): “Allora, finalmente, Presidente, ci siamo a dare l’avvio dei lavori e quindi inizia il dibattito per una Legge che da qualche mese anche i media si sono abbastanza divertiti, forse senza ancora vedere i contenuti della nostra proposta, del nostro dibattito. Per cui specifico che questa proposta di Legge nasce a seguito di alcune audizioni, che ringraziammo in Commissione, sia portavoce dell’EURISPES, ma anche Associazione Famiglie Fuori dal Gioco, il signor Cusato, così come il Presidente nazionale della SAPAR, così come padre Gavazzeni di Matera, che in realtà nell’ultima audizione ha fatto maturare in me il suo intervento, anche una presentazione dell’emendamento rispetto al distanziometro, che poi andrò a spiegare. Dò per adesso intanto quindi lettura della relazione illustrativa. “A distanza di ben 5 anni dall’approvazione della Legge Regionale 27 ottobre 2014 numero 30, Misure per il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico (G.A.P.), si è avviato per la prima volta il necessario approfondimento su un tema senza dubbio delicato per i diversi interessi pubblici coinvolti. In un contesto nazionale e locale che fatica ancora ad affrontare con il dovuto senso di responsabilità il tema del gioco pubblico, si intende compiere un ulteriore ed importante passo in avanti nella costruzione di un impianto normativo ispirato non solo alla tutela della salute pubblica, con uno sguardo attento all’ordine pubblico ed alla sicurezza, ma anche ai profili occupazionali inevitabilmente coinvolti da misure restrittive dell’offerta pubblica di gioco. Pertanto, all’indomani delle audizioni della Quarta Commissione del Presidente della SAPAR, Associazione Nazionale Gestione Gioco di Stato, dottor Domenico Distante, del Presidente dell’Associazione famiglie Fuori dal Gioco, associazione di promozione sociale, signor Michele Cusato, e del Vice Direttore ricerca EURISPES, che è l’Istituto di Studi Politici Economici e Sociali, il dottor Baldazzi, e per ultimo, come ricordavo prima, anche di Matera, di padre Gavazzeni, si è dichiarata aperta una nuova fase di confronto e riflessione a livello istituzionale sull’efficacia delle misure già adottate e su quelle da adottare per il contrasto delle dipendenze da gioco d’azzardo. Da tali audit sono emersi chiaramente i rischi connessi ad un’eccessiva restrizione dell’offerta pubblica di gioco, in ragione del presidio di legalità rappresentato dalla rete di concessionari dello Stato e alla luce dell’interesse della criminalità organizzata a penetrare i territori attraverso canali di raccolta non autorizzati ed in grado di soddisfare la domanda di gioco, che pur sempre esiste sul territorio. Ed è proprio in questa ottica che si è pensato di rimodulare alcuni articoli della Legge Regionale attualmente vigente e che di seguito andiamo ad analizzare. Le modifiche dell’articolo 3, commi 5, 6 e 7, sono dettate dal fatto che il marchio in questione dovrebbe riguardare tutte le tipologie di gioco con vincita in denaro e dunque riportare la dicitura “attività non deslottizzate, ma senza gioco d’azzardo”, perché il concetto che deve passare, Presidente, è che non è la slot il problema, ma tutto il gioco in vincita in denaro, per noi equiparato a questa problematica. Risulta infatti, come attestato dal recente studio dell’Istituto Superiore di Sanità, che si gioca prevalentemente alle lotterie istantanee o in tempo reale il 26,2%, al Lotto, o lotterie a esito differito, il 12,8%, ai giochi numerici e totalizzatore il 10,9%, alle slot machine, che sono all’ottavo posto, al 7,4%. Il 4% di giocatori pratica anche sia le scommesse sportive, sia gli altri giochi a base sportiva, mentre le VLT, le cosiddette video lottery terminal, sono scelte solo dal 2,6% dei giocatori. Appare quindi corretto perseguire i fini indicati dalla Legge, tenendo conto di questo dato e della necessità di sensibilizzare sul fenomeno nel suo complesso e in ogni sua forma. Si rischia infatti di veicolare un messaggio erroneo, individuando in un solo prodotto di gioco e non sull’azzardo in sé ed in ogni sua forma il vero pericolo. Le modifiche all’articolo 6, in particolare il comma 2, sono dettate dai dati dell’osservatorio dell’EURISPES, che ha fornito un contributo originale alle riflessioni in corso, inquadrando l’aspetto della validità in sé dello strumento del distanziometro, partendo dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità ed alla seguente domanda: “La distanza dai luoghi in cui è possibile consumare gioco legale è un elemento influente nel determinare il comportamento dei potenziali giocatori e scongiurare o scoraggiare le dipendenze?”. Se, come è emerso dalle analisi, il giocatore cosiddetto problematico ricerca luoghi lontani da casa e che garantiscono maggior privacy, occultando in qualche misura la sua condizione di difficoltà, ne consegue che il distanziometro non risulta mitigare la pulsione al gioco dei giocatori problematici o patologici, mentre può avere un effetto di dissuasione per quelli sociali, giocatori con nessun problema legato al gioco o comunque a basso rischio di dipendenza. Il percorso avviato tende quindi in particolare alla revisione della parte dedicata alle distanze minime degli esercizi di gioco dai cosiddetti luoghi sensibili. L’esigenza di tutelare i lavoratori del comparto è stata recepita nella previsione di salvaguardia della validità delle autorizzazioni concesse prima della data di entrata in vigore della disposizione, mettendo così al sicuro quasi 5.000 posti di lavoro, ovvero circa l’80% dei punti di offerta del gioco, destinato a chiudere i battenti qualora la Legge avesse avuto la piena attuazione nella sua originaria formulazione. La distanza minima dei luoghi sensibili è quindi scesa alla metà, è passata da 500 a 250 metri per i Comuni fino a 20.000 abitanti e una metratura più alta nei Comuni superiore ai 20.000 abitanti, che è di 350 metri. La precedente distanza, appunto, di 500 metri renderebbe di fatto impossibile l’insediamento di nuove attività con chiusura e distorsione del mercato a vantaggio delle attività preesistenti che resterebbero prive di concorrenza e a favore del gioco illegale. La previsione che il percorso pedonale tenga conto solo del suolo pubblico, fa sì che la distanza in concreto sussistente tra i locali che ospitano gioco e il luogo sensibile sia di fatto ancora maggiore rispetto alla distanza minima dei 250 metri, in quanto sono esclusi percorsi quali viali e pertinenze dei locali e dei luoghi sensibili individuati. Per quanto attiene all’abrogazione del comma 3 dell’articolo 6, si tratta di una norma dettata, oltre che dalla necessità di evitare la già motivata applicazione retroattiva, ma anche nel rispetto della previsione della Legge Nazionale, ovvero il DPR 311 del 2001 articolo 2 comma 1 lettera A, che stabilisce che le licenze di pubblica sicurezza hanno carattere permanente e non sono quindi soggette al rinnovo periodico. A questo punto aggiungo, Presidente, che essendo queste considerate comunque licenze di Polizia, lo prevede il Testo Unico sulle leggi di pubblica sicurezza, in particolar modo credo sia l’articolo 100, che in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo di ordine pubblico comunque le autorità competenti possono disporre l’immediata chiusura nel giro di 24 ore. L’abrogazione del comma 4, secondo periodo dell’articolo 6, è proposta sia per consentire un’applicazione omogenea della legge regionale su tutto il territorio, sia per evitare che l’allargamento eccessivo dei luoghi sensibili possa vanificare la ratio della previsione di cui al comma 2 così come modificato, fatto salvo l’esercizio legittimo del potere di ordinanza del Sindaco che ai sensi dell’articolo 50 e 54 del Testo Unico degli enti locali gli è comunque attribuito. L’aggiunta del comma 5 bis è dettata dalla necessità di istituire corsi di formazione che siano in grado di garantire il perseguimento delle finalità di cui all’articolo 1 attraverso una specializzazione dei luoghi di offerta di gioco pubblico, al fine di implementare la responsabilità sociale degli operatori a tutela dell’utenza e facilitare un eccesso equilibrato e controllato dei servizi di gioco. Infine, per quanto concerne i commi 1 e 2 dell’articolo 10, come già dichiarato per l’articolo 6, la norma fa salvo il pregresso specificando l’ambito di applicazione e gli effetti della moratoria sugli esercizi preesistenti. Se a livello centrale, sede deputata al disegno della cornice quadro di regolamentazione e decorso inutilmente il termine indicato dal Decreto Dignità per il varo di una proposta di riforma complessiva del settore da parte del Governo, il Legislatore lucano è intervenuto con una revisione significativa della normativa locale che si ispira ad un bilanciamento degli interessi in campo e all’innalzamento delle tutele per gli utenti”.

Sileo (Lega): “Oggi si approva, o si propone, questa pdl che ha avuto un percorso abbastanza… come dire, difficile. È una materia delicata sulla quale questa assise si è pronunciata all’unanimità per l’approvazione di un’altra proposta di legge, quindi immagino che questa assise voglia continuare ovviamente sull’impegno del contrasto al gioco d’azzardo. È stata letta con attenzione la proposta di legge del collega Zullino, firmata anche da altri colleghi, che in parte può trovare certamente accoglimento; ma una legge quando poi stabilisce determinate regole che all’apparenza possono sembrare un alleggerimento e non un venire incontro alle attività preesistenti e quindi agli investimenti, ha necessità dei giusti contrappesi affinché non venga strumentalizzata la questione del distanziometro – che viene diminuito apparentemente – ma che viene equilibrato da misure sanzionatorie. L’articolo 1 della pdl non mi trova d’accordo su una parte, e cioè sulla partecipazione all’osservatorio dei rappresentanti. Per quanto riguarda invece un emendamento che io ho presentato oggi nella linea della posizione della Lega, e quindi di dare forte connotazione al contrasto, mi sono permessa di proporre a questa assise l’aggiunta di un articolo 1 bis alla pdl, che leggo: “La Giunta regionale entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente legge adotta il provvedimento sul quale acquisisce il parere della competente Commissione consiliare per rendere omogenee sul territorio regionale le fasce orarie di interruzione quotidiana del gioco, secondo quanto previsto dall’intesa sottoscritta ai sensi dell’articolo 1, comma 936 della legge 28 dicembre 2015 numero 208. Nelle more della definizione del provvedimento di cui al comma 1, i titolari delle sale da gioco e i titolari di punti gioco così come definiti all’articolo 2, comma 1, lettera C, sono tenuti a comunicare ai Comuni le fasce orarie di interruzione quotidiana del gioco, secondo quanto previsto dall’intesa sottoscritta ai sensi dell’articolo 1, comma 936 della legge 28 dicembre 2015 numero 208, disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato di cui al comma 1.” Un articolo mutuato da una legge virtuosa della Regione Veneto, quindi a trazione Lega, che sottolinea quella che è una posizione vera e propria di contrasto alla diffusione del gioco patologico. Per quanto riguarda invece la modifica dell’articolo 2, sul comma 3 inserito dal collega Zullino, e quindi nel suo emendamento sul distanziometro piuttosto che sulle sanzioni che sono compensative e sono fortemente introduttive di una novità che sicuramente è accoglibile, non mi trovo d’accordo per quanto riguarda l’abrogazione del punto 4 del comma 4 dell’articolo 6. I Comuni e i Sindaci, a mio avviso e ad avviso dei Sindaci della Lega, devono conservare il potere di poter tracciare i luoghi sensibili, i limiti architettonici, i limiti acustici, e di poter regolamentare all’interno del proprio territorio secondo le proprie sensibilità la possibilità di negare nuove autorizzazioni violative della norma. Questo mi pare importante perché la sensibilità di un Sindaco che è il front office dei problemi sociali deve poter essere conservata fino in fondo, sebbene – come dice il collega Zullino – esiste il Testo Unico degli enti locali che dà il potere ai Sindaci sull’ordine pubblico, è bene anche che la legge 2014 che prevedeva questo potere ai Comuni venga conservato, e quindi non c’è la necessità di abrogarlo. Mi sono permessa in un altro emendamento di aggiungere all’articolo 6 comma 7 un’ulteriore novità da introdurre, mutuata sempre dalla legge virtuosa della Regione Veneto, in cui viene inserito il seguente comma: “Le vetrine dei locali in cui sono installati apparecchi per il gioco di cui all’articolo 110 comma 6 del regio decreto 773 del 1931 non devono essere oscurate con pellicole, tende, manifesti o altro oggetto utile a limitare la visibilità dall’esterno; è vietato agli operatori dei punti gioco di far credito ai giocatori d’azzardo; è vietata qualsiasi forma di agevolazione, promozione commerciale e fidelizzazione del gioco d’azzardo.”. Tanto importante sottolineare perché nei punti in cui ovviamente si tiene il gioco lecito, ci mancherebbe altro che fosse illecito, è necessario che proprio i gestori di queste attività tendano a riconoscere il giocatore patologico e tendano a preservarlo da un’eventuale catastrofe per lo stesso individuo, quindi bene che ci siano le attività, bene anche che ci sia la sensibilizzazione a questi giocatori di non diventare patologici. Per cui il giusto equilibrio di una legge è quello di contemperare tutti gli interessi, derogando ad una distanza che va bene per gli imprenditori, va bene per le attività esistenti, che la Lega non vuole tartassare, ci mancherebbe altro, ma il forte contrasto che deve essere fatto, il segnale che deve essere dato e che la Lega vuole demotivare riguardo a delle situazioni che possano far entrare l’individuo, la società in situazioni di dipendenza, che sono un male per la società, sono un danno economico, l’abbiamo detto anche nell’approvazione della legge istitutiva della giornata contro il gioco d’azzardo e che quindi sono parametri che debbono essere tutelati, questo è dovuto da una classe dirigente responsabile e questo è dovuto da una classe dirigente sensibile, tutelare l’imprenditoria, ma salvaguardare l’individuo, salvaguardare le patologie riconosciute a livello ministeriale ormai come LEA, una buona legge può essere soltanto buona se è frutto di una mediazione e di un contemperamento di interessi bene equilibrati che non ingenerino in errori che questa classe dirigente non si può permettere. Il mio emendamento è stato distribuito, ritengo che sia in linea proprio con anche la proposta di legge e con il titolo della proposta di legge, pertanto ritengo che debbano essere accolti questi emendamenti se davvero vogliamo incidere su una società sana, su un’imprenditoria sana e su individui deboli che vengono protetti, che devono essere protetti”.

Acito (Fi): “Allora, oggi affrontiamo una legge che ha comportato notevoli approfondimenti, confronti perché è una legge che coinvolge tanti temi sensibili in questo contesto non solo regionale, da una parte ci sono le vittime della ludopatia che abbiamo il dovere di salvaguardare perché sono le fasce deboli che dobbiamo aiutare, dall’altra parte ovviamente ci sono il rispetto degli imprenditori che all’interno delle procedure di legge svolgono questo tipo di attività, allora sono certo che i colleghi della Minoranza avranno compreso il pathos che è dentro questa legge, per cui ho visto anche sono stati abbastanza pazienti e oggi finalmente arriviamo alla discussione di tutto questo. Credo che la prima tutela che noi dobbiamo garantire è evitare che questo impianto di legge possa sfociare nel gioco illegale, per cui non è la soluzione quella di demonizzare gli investimenti già fatti perché lì si inserirebbe tutta la parte del gioco illegale che comporterebbe mancato controllo di regulation totale, quindi è necessario attivare processi che siano nella condizioni di salvaguardare sempre quelle fasce deboli che sarebbero ancora più vittime nel caso in cui il gioco si faccia in maniera assolutamente illegale, per cui nella PDL proposta dal collega Zullino ovviamente siamo andati ad approfondire alcuni aspetti che devono andare nella direzione della tutela dei più deboli e quindi una prima valutazione, la Legge Regionale del 2014 evidentemente non ha funzionato perché se tutte le attività che erano presenti all’interno della fascia dei 500 metri non si sono spostate nonostante abbiano avuto 5 anni di tempo evidentemente la criticità di quella disposizione normativa non ha consentito questa delocalizzazione. Io credo che vada fatta una valutazione del tempo trascorso dal 2014 al 2020 perché nel 2014 le distanze probabilmente svolgevano un ruolo fondamentale come anche Don Basilio Galazzini lo ha detto in Commissione, la vicinanza dei luoghi del gioco rispetto alle abitazioni ovviamente definisce una criticità che andrebbe regolamentata, ma c’è da dire che oggi si va sempre di più verso il gioco utilizzando il pc, gli smartphone e i tablet, quindi le distanze non hanno più nessun valore o almeno stanno perdendo completamente il valore della salvaguardia rispetto alla criticità del gioco, a questo aggiungiamo che i nostri Comuni hanno dimensioni per cui con un raggio di 500 metri dai punti sensibili li mandiamo sicuramente in periferia e siccome in periferia il gioco legittimo potrebbe non essere sottoposto a controllo inneschiamo automaticamente il gioco illegale e questo dobbiamo cercare di evitarlo, per cui la prima riflessione che è stato oggetto dei confronti della valutazione è dividere le fasce fra i Comuni che hanno meno di 20.000 abitanti portandoli a distanza di 250 metri che fra l’altro è una distanza adottata anche dalle altre Regioni, al di sopra dei 20.000 abitanti la distanza è diventata di 350 fermo restando, ripeto, che con gli smartphone o con i teblet si gioca a casa o addirittura, estremizziamo, accanto alla chiesa parrocchiale, per cui la distanza perde completamente qualsiasi valore. Certo che nella PDL con gli emendamenti successivi e anche con le riflessioni che faceva la collega Sileo noi dobbiamo puntare a valorizzare e a rinforzare il ruolo regionale, per cui già la prima ipotesi che è nell’osservatorio che ha una serie di funzioni di controllo rispetto a quelle che sono le dinamiche del gioco e la salvaguardia delle fasce deboli, abbiamo ritenuto opportuno stralciare rispetto alla PDL originaria la presenza di due soggetti imprenditoriali nell’osservatorio perché saremmo caduti nella contraddizione che il controllore e i controllati fossero dello stesso organismo, quindi è quanto mai opportuno preservare l’osservatorio da quello che può essere il ruolo legittimo degli imprenditori che non possono essere all’interno di una struttura che deve controllare il loro operato, per cui il buon senso ha portato tutti a convenire che quell’articolo della PDL debba essere approvato. Ovviamente le questioni poi si rivolgono anche a quello che è l’altro dettato normativo proveniente dalla Legge Regionale dove, per esempio, nella PDL ultima è stato eliminato un aspetto legato alla questione delle distanze, la legge proprio perché ha ereditato questa contraddizione della formulazione iniziale per cui i 500 metri non sono stati rispettati ovviamente perché era difficile rispettarli, però gli investimenti ci sono stati, i 5.000, i 3.000, i cinque posti, voglio dire, parliamo di posti di lavoro comunque di un’attività che fino a quando rispetta la legalità merita il rispetto di tutti, è evidente che le attività che sono già insediate nelle comunità hanno bisogno di essere salvaguardate, per cui nella PDL proposta le distanze di 200 e 350 metri sono riferite alle nuove autorizzazioni, non perché questo voglia essere un regalo alle vecchie, ma perché evidentemente chi ha fatto investimenti e si trova all’interno dei centri urbani e la Legge Regionale 2014 non ha innescato il processo dello spostamento è evidente dobbiamo prendere atto che quell’impostazione non era corretta, però questo che cosa vuol dire? Vuol dire che comunque i meccanismi di controllo e sanzionatori che sono stati inseriti dopo la PDL originaria all’interno del contesto della rimodulazione hanno comportato un inasprimento delle sanzioni e soprattutto i termini di controllo, la novità che va in qualche maniera a compensare la mancata richiesta del rinnovo delle concessioni ogni 5 anni è all’interno delle sanzioni amministrative nel caso del mancato rispetto di una serie di punti che sono quelli della formazione, quelli del divieto della pubblicità, tutte cose che sono inserite all’interno dell’articolo 6 della Legge originaria, per cui il mancato rispetto dopo tre sanzioni nel biennio porta alla chiusura dell’attività, questo è il vulnus di questa legge, significa che noi vogliamo preservare chi opera in maniera legale e vogliamo punire tutti quelli che si muovono in maniera illegale, per cui dopo tre violazioni quell’attività economica si chiude definitivamente perché evidentemente diventa borderline fra il gioco legittimo e quello illegittimo. È chiaro che in tutto questo noi non possiamo non tener conto del ruolo che deve svolgere al Regione e del ruolo che svolgono gli Enti Locali. La Regione deve, evidentemente, sia come funzione propria, che come osservatorio, puntare a ridurre il fenomeno della ludopatia, soprattutto puntando alla formazione nelle scuole, anche attraverso l’Osservatorio, perché se educhiamo i ragazzi al rischio della ludopatia, probabilmente riusciamo nel tempo a ridimensionare la criticità di questo fenomeno. Non possiamo non prendere in considerazione il ruolo dei Sindaci, il ruolo dei Comuni, perché i Comuni sono il presidio immediato e quando noi immaginiamo che nelle aree dove c’è carenza di lavoro e c’è criticità sociale e… Sì, grazie. Dicevo, nei luoghi dove si gioca diventa purtroppo il passatempo preordinato e prioritario delle fasce deboli, perlomeno psicologicamente, se noi non conserviamo ai Sindaci il controllo delle illegittimità o delle estremizzazioni che si consumano in questi ambiti, corriamo il rischio di perdere completamente il controllo di tutto questo, per cui diventa fondamentale conservare per i Sindaci che hanno il governo del territorio tutte quelle funzioni che non sono solo sono di ordine pubblico, come diceva prima il collega Zullino, ma che hanno anche altri tipi di verifiche e di valutazioni nel contesto urbano della sicurezza urbana, della viabilità, dell’inquinamento acustico, del disturbo alla quiete pubblica. Per cui diventa fondamentale conservare ai Sindaci dei paesi più sperduti, dove il rapporto diretto fra la vittima della ludopatia rispetto al controllo specifico del territorio, che è una responsabile del Sindaco, diventa quella sinergia indispensabile per poter veramente fare barriera rispetto a questa tragedia che viviamo tutti i giorni”.

Quarto (Basilicata Positiva Bardi Presidente): “Non mi ripeterò sulle cose dette, chiaramente in maniera precisa dai Consiglieri Zullino, Sileo e Acito, che sono entrati in maniera magistrale su tutti i punti che prevede questa PDL. Il mio intervento è soltanto, diciamo, come Consigliere, di grande consapevolezza sulla problematica che c’è sulla ludopatia e sulla necessità, che chiaramente alla luce dei risultati dei risultatici che chiaramente ci sono stati dalla Legge del 2014, che chiaramente non vuol essere una colpa che viene data in precedenza a chi ha fatto questa Legge, ma la tematica è così importante che chiaramente i risultati, anche fatti dai Sindacati nell’ultima rilevazione avuta nel 2019, ci portano ad avere un risultato estremamente drammatico sul tema legato a questo problema sociale della ludopatia, che ormai, diciamo, prende tutte le fasce d’età, anziani, giovani, donne e che vivono effettivamente le famiglie questo grandissimo problema legato chiaramente a molte persone che pensano che nel gioco possono risolvere alcune problematiche della propria vita. Allora su questa tematica è chiaro che io sono animato come Consigliere a prendermi la responsabilità di non tenere la testa sotto la sabbia e far finta di nulla, ma in questo credo che siamo animati tutti quanti come Consiglieri e come, diciamo, Maggioranza, ma penso anche alla Minoranza, che chiaramente il tema della ludopatia passa, e ha fatto bene il Consigliere Zullino a prendere atto di questa problematica e a tentare di mettere in campo una piattaforma legislativa che possa consentire chiaramente di ridurre il problema che c’è a livello sociale e che ponga un’azione fondamentale di responsabilità di restituzione da parte degli Imprenditori che fanno questa attività, chiaramente mettendo al centro un valore importante della Legge, che noi vogliamo mettere in campo un’azione che passa, e credo che, voglio dire, anche la Legge approvata della Consigliera Sileo sulla giornata contro la ludopatia è un effetto fondamentale di cultura per creare le condizioni che alle regole imprenditoriali del profitto si mettono in campo anche delle regole imprenditoriali della restituzione territoriale che va data alla società. Allora in questo percorso chiaramente gli elementi che sono scaturiti, che sono stati ben approfonditi dai Consiglieri che mi hanno preceduto mettono in campo tutta una serie di azioni e una piattaforma di Legge che può consentire chiaramente di creare le condizioni che ci sia il proseguo delle attività imprenditoriali, ma mettere in campo una regola che possa consentire di avere un maggiore controllo, di avere una maggiore verifica, di avere una maggiore capacità di essere più severi per chi non chiaramente sta nelle regole e nella legge, affinché non ci deve soltanto essere la multa che deve condizionare l’attività, ma ci deve essere anche successivamente, dopo più volte che uno reitera in quello stesso problema, della chiusura dell’attività. Questa è un’azione molto forte, chiaramente che mettiamo in campo con questa proposta di Legge, è un’azione di grande responsabilità, è un’azione che entra nel merito anche di tutti quegli aspetti che a livello sanitario c’hanno anche portato a decidere di avere una Legge costruita in questo modo per poter consentire di avere un risultato positivo nel poter dare un aiuto alle famiglie che vivono questo problema sociale, ma nello stesso tempo anche delle regole ben precise tutti gli imprenditori che svolgono questo lavoro e che lo vogliono continuare a svolgere nella legalità, nella responsabilità e nella capacità chiaramente di avere anche un apporto culturale fondamentale che deve contraddistinguere direttamente tutti gli imprenditori a essere i primi custodi e le prime persone di presidio a verificare effettivamente come viene svolta questa attività del gioco. Quindi su questo, chiaramente, sono perfettamente d’accordo sull’impostazione della legge che mette in campo il Consigliere Zullino e sono animato da mettere in campo anche successivamente nelle condizioni di voto quella che può essere una sintesi positiva che mette in campo tutte le azioni possibili e immaginabili che siano migliorative e che ci portano a dare un risultato positivo al nostro territorio e alla nostra regione”.

Vizziello (FdI): “La ludopatia è sicuramente una delle forme di dipendenza psicologica più gravi riscontrabile nella nostra società e lo dico da medico, ovviamente. È questo il problema principale intorno al quale ovviamente tutte le considerazioni, sia l’impostazione della Legge, che le considerazioni successive degli altri colleghi e consiglieri ovviamente rappresenta, diciamo così, un punto di riferimento fondamentale. Io credo che sin dalla dal primo abbozzo di questa Legge che mi vede anche firmatario e che la Quarta Commissione ha saputo affrontare dall’inizio alla fine in maniera molto capillare, molto puntuale, ascoltando più parti, avendo anche il supporto di chi doveva dare indicazioni asettiche rispetto al problema, ritengo che lo stesso Presidente della Quarta Commissione e proponente della legge abbia dato ampia disponibilità a rivedere alcuni aspetti, tanto da modificarne l’essenza in buona parte della sua estensione. Ora, io ritengo che, pur di fronte a diverse posizioni su alcuni punti specifici, non sfugga a nessuno di noi quello che è il compito principale di un legislatore, che è quello di tutelare le classi più deboli, in questo caso i ludopatici. Nessuno di noi credo abbia, per così dire, intenzioni di favorire alcune lobby, così come siamo stati, purtroppo, più volte oggetto di considerazioni giornalistiche di dubbio valore, così come ritengo che affidarsi alla discrezionalità dei Sindaci in una regione che è costituita prevalentemente da paesi molto piccoli sul piano demografico, possa esporre anche gli esercenti ad atteggiamenti di tipo discrezionale non sempre in linea con regole stabilite sul piano regionale o nazionale di alcuni Sindaci; per cui per venir fuori da questo possibile equivoco, si è voluta dare maggiore discrezionalità agli organi di controllo regionale, fermo restando che le normative di Polizia Locale sono ampiamente rispettate per definizione, quindi non vengono assolutamente intaccate. Sulla capacità educativa degli esercenti io non mi farei moltissime illusioni perché a me piace essere molto pratico, per cui demanderei, sicuramente dovranno sottostare a degli obblighi formativi, ma non affiderei agli esercenti certamente la rieducazione dei ludopatici, che dovrebbe invece passare attraverso costituzione di associazioni, consultori, presidi sanitari veri e propri quindi praticamente dei consultori a cui possono riferirsi i ludopatici o chi voglia aiutarli e magari non ne ha le capacità professionali. Quindi in calce al mio intervento volevo dare anche la mia intenzione di voto – quando sarà discussa – che è assolutamente favorevole rispetto all’impianto stabilito dalla Quarta Commissione”.

Perrino (M5s): “La posizione del nostro Gruppo consiliare è ampiamente, come dire, nota a tutti, però è ovvio che oggi dobbiamo ribadire quelle che sono le nostre considerazioni e quelle che sono le nostre perplessità rispetto ad una modifica dell’impianto di una legge che se è vero non ha funzionato, questo lo diciamo anche noi, è anche vero che molto probabilmente non si è voluto che funzionasse, non si è voluto che funzionasse perché semplicemente noi abbiamo in tutti i modi cercato di coinvolgere tutte le istituzioni coinvolte nel controllo dell’applicazione della legge attualmente vigente che è la 30/2014 che, ripeto, oggi si vuole andare a modificare, nonostante le sollecitazioni da parte nostra a tutte le istituzioni coinvolte, non si è visto se non da parte di alcuni coraggiosi nessun tipo di intervento, è rimasto tutto lettera morta, quindi evidentemente c’era già qualche accordo sottobanco che a noi non è dato sapere, però a questo punto non possiamo che pensare a questo, affinché le cose restassero così com’erano, e quindi non si intervenisse in maniera tale da far rispettare ciò che era scritto nero su bianco e che ancora attualmente è scritto nero su bianco all’interno di quella norma. Quindi, come dire, la motivazione per cui quella legge non ha funzionato, per dire che va cambiata e va cambiata in questo senso, credo che sia assolutamente inconsistente per quanto ci riguarda. Altra questione: si è fatta distinzione sia nelle discussioni all’interno della Commissione e sia oggi nell’intervento di chi mi ha preceduto, in qualche intervento di chi mi ha preceduto, tra la figura del giocatore sociale e del giocatore problematico. Io credo che questo tipo di distinzione sia assolutamente fuorviante, per un semplice motivo: perché il giocatore cosiddetto “sociale”, che non si capisce diciamo che cosa voglia dire effettivamente, “sociale” che significa? Che gioca alle macchinette però dà a parlare a chi entra nel bar o nell’attività commerciale mentre gli altri no? Cioè quindi gli altri sono asociali? Che significa il “giocatore sociale”? Non significa assolutamente nulla “giocatore sociale” perché il giocatore cosiddetto “sociale” può diventare tranquillamente problematico nel giro di poco tempo e senza che diciamo nessuno si accorga di questa deriva, se non chi giornalmente lo vede ma probabilmente non ha né la capacità e né la voglia, se parliamo degli esercenti, di dire a quelle persone di limitarsi. Quindi anche questo crediamo che, come dire, nel momento in cui noi andiamo a ridurre le occasioni per persone che non sono “azzardopatici” le andiamo a ridurre, automaticamente noi stiamo riducendo il pericolo di creare nuovi giocatori cosiddetti “problematici”, questo mi sembra evidente. Anche il fatto che si possa giocare da pc o da smartphone, come sempre più magari sta accadendo con il passare del tempo proprio per la diffusione sia dei dispositivi, sia delle applicazioni che permettono di giocare online, anche qui io mi permetto di muovere delle obiezioni perché, Consigliere Acito, anche il deep web oggi con l’utilizzo di monete elettroniche e quant’altro permette praticamente di accedere ad un mercato in legalità a tutto campo, a 360°, questo non significa che dobbiamo trascurare il contrasto a quel tipo di attività… in questo caso stiamo parlando di attività illegali, ovviamente io non sto dicendo che gli esercizi oggi in attività siano attività illegali, assolutamente, questo me ne guardo bene dal dirlo perché non è ovviamente così, però trattandosi comunque di esercizi che seppur legali possono comportare tutta una serie di problematiche a livello di salute, e qui io chiedo anche, direi, un approfondimento dall’Assessore alla Salute Leone di quello che comporta ad esempio il fatto che ci siano sempre più giocatori che sono dipendenti da questo tipo di attività giornalmente, che cosa comporta questo a livello di spesa anche sanitaria? Perché nei SerD – che ora si chiamano SerD e che sono dei servizi per limitare e per arginare quelle che sono le dipendenze di ogni tipo tra cui ricade anche quella del gioco d’azzardo – evidentemente diciamo comportano anche delle esternalità negative che si ripercuotono su tutta la società, anche a livello economico, quindi non solo a livello proprio sociale perché noi andiamo con questa patologia ad aumentare quelle che sono le problematiche di carattere sociale.
Quindi l’ultima considerazione che mi sento di fare, anzi la penultima perché l’ultima si riferisce ad un chiarimento che chiedo alla collega della Lega Sileo rispetto al suo emendamento, però prima di fare questo un’altra considerazione: perché dovremmo ridurre il cosiddetto distanziometro, quindi ridurre quelle distanze, se già si è deciso di salvare quelle che sono le attività attualmente in esercizio? Non ci bastano quelle che sono le cifre allarmanti che leggiamo dai rapporti che vengono stilati annualmente di addirittura nella nostra regione oltre mezzo miliardo di euro che viene utilizzato e bruciato nel gioco d’azzardo? Per quanto possa essere legale, comunque noi riteniamo che sia una cifra che va assolutamente arginata il più possibile, per cui andare a ridurre le distanze di questo distanziometro, lo riteniamo assolutamente inopportuno. Rispetto a quello che dicevo prima dell’emendamento della collega Sileo, vorrei capire un attimo meglio – perché non ben compreso – il primo emendamento, quello che parla sostanzialmente della comunicazione degli orari, è quello? Sì giusto, è il primo, e richiama un presunto accordo che almeno personalmente mi pare non esservi mai stato, cioè nel senso…”.

Cifarelli (Pd): “Non me ne voglia, Presidente, ma mi riservo di fare la dichiarazione di voto alla fine della discussione anche perché in tutta franchezza non ho compreso molto qual è l’orientamento vero della Maggioranza su una proposta di legge del collega Zullino presentata diversi mesi fa oramai al protocollo della Presidenza del Consiglio, ma che non è mai stata licenziata dalla Quarta Commissione Consiliare, tant’è che lo stesso collega Zullino richiama l’atto in Consiglio ai sensi dell’articolo 38 del regolamento del Consiglio Regionale, tra l’altro in aula ci sono stati presentati altri emendamenti oltre quelli che ha presentato lo stesso Zullino la settimana scorsa, per cui veramente non si capisce qual è l’orientamento della Maggioranza e sarebbe più corretto sempre ai sensi dell’articolo 38 del regolamento che questa legge fosse ridiscussa in Commissione, approfondita in tutti gli aspetti e dopodiché riportata in Consiglio Regionale, per cui senza entrare nel merito sulle singole questioni, 350 metri, 250 metri, il salvacondotto per chi è all’interno di questa distanza, la questione del ruolo dei Comuni, la contraddizione e anche un po’ l’ipocrisia nell’avere approvato una legge regionale prima firmataria la collega Sileo sull’istituzione della giornata contro la ludopatia e poi dall’altro lato diciamo restringere o meglio aumentare le possibilità di aprire attività di questa natura perché noi non dobbiamo tutelare i ludopatici, lo dico al Consigliere Vizziello, nel senso che i ludopatici vanno curati, noi dobbiamo tutelare quelli che ludopatici non sono, soprattutto quelli che ludopatici non sono e mi domando se questo è il modo migliore per tutelare chi ludopatico ancora non è, quindi, signor Presidente, le chiedo di valutare l’opportunità di rinviare in Commissione questa proposta di legge in modo tale da poter esaminare gli emendamenti anche nel loro intreccio diciamo su ogni singolo articolo e su ogni singolo comma e poi tornare in Consiglio una volta che avremo capito qual è il testo licenziato dalla competente Commissione Consiliare”.

Sileo (Lega): “Solo per rispondere al collega Cifarelli in maniera molto sommessa che la mia posizione è e resta quella e rimane in linea proprio con l’approvazione della giornata contro il gioco di azzardo di sensibilizzazione va nel senso proprio di tutelare e sensibilizzare chi gioca al fine di evitare che rientri nel gioco patologico, quindi non vedo alcuna contraddizione, tra l’altro gli emendamenti presentati vanno nella stessa direzione a tutela dell’individuo, quindi mi piace difendere la posizione di quella legge che è una legge che ricordo essere approvata all’unanimità, quindi io non mi contraddico oggi, anzi dirò di più, a seguito dell’approvazione di quella legge abbiamo già messo in moto delle macchine e dei canali e voglio anche tranquillizzare il collega Perrino che sono state richiamate dal Dipartimento della Salute, dall’Assessore Rocco Leone è stata fortemente voluta la riattivazione dell’Osservatorio, quindi stiamo lavorando in quel senso, pertanto non c’è alcuna forma di ipocrisia, ma tanta buona volontà a tutelare la salute dell’individuo e a tutelare le attività imprenditoriali, quindi volevo solo rispondere in maniera molto serena e sommessa”.

Coviello (Lega): “Allora, semplicemente per replicare al collega Cifarelli dicendo che una regolamentazione del settore doveva essere comunque fatta in considerazione del fatto che la legge che ci apprestiamo a modificare che è la proposta di legge a firma del Consigliere Zullino e di altri membri della Maggioranza era un atto dovuto in considerazione del fatto che scadeva un termine all’interno del quale, entro il quale si doveva quindi predisporre degli aggiustamenti e quindi effettuare insomma delle attività tali per poter continuare l’attività, l’impianto della legge penso che sia chiaro, abbastanza chiaro, insomma se poi non l’ha letto il Consigliere Cifarelli perché non ha avuto modo non credo insomma che possa addebitare a questa Maggioranza il fatto che non sia stata approfondita in Commissione, in Commissione è stata approfondita, è stata oggetto insomma gli emendamenti sono depositati in tempo debito, quindi credo che ci siano tutti gli estremi per procedere all’approvazione di questa legge insomma anche con diciamo i contributi che poi vengono dati proprio dalle proposte emendative e che eventualmente possono essere anche proposte dalla Minoranza, quindi io credo che non vi sia una necessità di rimandarla in Commissione, se dovessimo quindi votare sulla richiesta da parte del Consigliere Cifarelli di non rinviarla in Commissione quindi io boccerei questa richiesta, semplicemente questo”.

L’assessore Leone: “Il tema delle ludopatie è un tema e lo dico da medico come ha detto il mio amico Gianmichele Vizziello è un tema molto complesso e non è certamente in questo momento noi stiamo andando a normare una legge che dice il Consigliere Cifarelli che è stata depositata un po’ di tempo fa e ancora stiamo discutendo, stiamo discutendo perché è un tema molto, molto delicato che implica anche aspetti umani importanti, però non possiamo e qua lo dico all’amico e Consigliere Regionale Perrino non possiamo con un colpo di spugna andare a cancellare quella che è un’attività imprenditoriale perché noi non dobbiamo dimenticarci che questo è un gioco consentito per legge, quindi da un lato ci sono degli imprenditori che hanno fatto degli investimenti in passato e dall’altro c’è una marea di gente che purtroppo molte volte spende il proprio stipendio nell’arco di qualche ora mettendo anche in crisi quelli che sono i rapporti familiari perché dietro la ludopatia ci sono delle dinamiche familiari anche importanti, noi con questa legge con le giuste diversità di vedute che sono all’interno della Maggioranza perché diversità di vedute significa anche dibattito, significa anche confronto, il confronto è sempre costruttivo, il confronto ti fa vedere le questioni da angolazioni diverse, quindi nella diversità anche di veduta all’interno della Maggioranza noi andiamo a legiferare, a normare e a tutelare quello che è l’aspetto imprenditoriale, l’aspetto sociale e sanitario sono due momenti diversi, l’aspetto sociale e sanitario. Spetta poi agli organismi diversi, perché con Dina stiamo lavorando su questo settore per cercare di fare una campagna anche di tipo educativo e, perché no, favorire gli investimenti in case, in centri di recupero di questi soggetti per far sì che anche le famiglie che vanno incontro a questo tipo di disagio possano avere delle risposte. Quindi questa sera noi andiamo solo a normare questo aspetto, a dare delle certezze a chi ha investito in passato, cercando di guardare al futuro con un lavoro che vada soprattutto a incidere sull’aspetto sociale ed educazionale nelle scuole, facendo educazione nelle scuole, facendo capire ai ragazzi che non si gioca, che non si spende così il danaro. Il danaro quando si guadagna bisogna essere parsimoniosi nello spenderlo. Quindi sono due aspetti diversi che non bisogna assolutamente confondere, l’aspetto normativo della Legge e l’aspetto sociale della ludopatia. Grazie, questo volevo chiarire”.

Zullino (Lega): “Intervengo per il dibattito. Allora, io ho paura che ci sia probabilmente un po’ di confusione. La confusione è dettata dal fatto che noi oggi non stiamo assolutamente parlando di ludopatia. Su questo tema la Maggioranza si è già espressa, anzi, all’unanimità è stata approvata da questo Consiglio Regionale l’istituzione di una giornata contro la ludopatia. Qui stiamo parlando di un altro tema, qui stiamo parlando del gioco lecito di Stato che è demandato per competenza alle Regioni, regolamentare e legiferare, proprio per evitare che in assenza del gioco lecito aumenti il gioco illecito e non votare o non regolamentare con questa norma questo aspetto allora sì che vorrebbe dire andare contro i soggetti ludopatici, allora sì che vorrebbe dire alimentare la criminalità organizzata. Qua stiamo parlando esattamente il contrario, stiamo dicendo esattamente il contrario di quello che qualcuno vuole sostanzialmente alludere facendo credere che stiamo favorendo chissà chi. Stiamo tornando 5.000 posti di lavoro, stiamo affrontando un tema con molta serietà e abbiamo inasprito anche gli aspetti non solo sanzionatori, perché ricordo che abbiamo rispetto alla Legge in vigore, non alla prima proposta originale, abbiamo alzato la chiusura delle attività da minimo 10 giorni a 20 giorni, è raddoppiata in caso di reiterazione, e abbiamo inserito, come ricordava bene Acito, anche la chiusura definitiva alla terza violazione, oltre ad aver detto che ampliamo la tutela dei diritti dei soggetti più in difficoltà, perché riteniamo alla pari della slot, tutti gli altri giochi con vincita di denaro. Per cui che non si dica, e non lo accetto nella misura minima, che questa Maggioranza, men che meno questo Consigliere, o addirittura questo partito, a cui devo aprire una parentesi, purtroppo con dolore apprendo oggi che una Consigliera del mio Gruppo si pone in una condizione diversa, perché intanto non accetto lezioni di Lega da chi la Lega in questa Regione l’ha fondata rispetto a chi è arrivato per ultimo. Ma poi ho sentito frasi del tipo: “Non facciamo leggi perché l’opinione pubblica…”. No, cari amici, è esattamente il contrario. La Lega è il partito cha ha il coraggio di affrontare anche i temi delicati e non ci vive solo per spot e non si vive solo per slogan. Con molte responsabilità stiamo dicendo che su questa problematica assumiamo questa posizione e l’assumiamo in maniera ferma perché quando si è approvato l’altra Legge, che è esattamente il contrario rispetto a questa, c’è stata l’unanimità. Quella anche era una posizione della Lega. In merito all’Osservatorio il mio rendimento presentato settimana scorsa già di comune accordo prevedeva l’eliminazione dall’Osservatorio dei due componenti, quando anche io lo dico qui e lo dico in maniera pubblica e con molta fermezza, secondo me è un errore. Ma io condivido l’azione e la mediazione che il mio partito e l’intera Maggioranza ha messo in campo, perché finché quei buoni propositi se li dicono e se li raccontano sempre i soggetti più deboli, restano buoni propositi. Coinvolgere nell’Osservatorio per il raggiungimento di quelle finalità i soggetti interessati avrebbero al contrario potuto contribuire in maniera attiva al raggiungimento di quei risultati. Rispetto ai metri, se c’è una persona che mi ha fatto cambiare idea e lo voglio dire, lo voglio ringraziare ad alta voce, non Braia, perché forse lo ha portato lui. Sto scherzando, Braia. Ma voglio ringraziare il padre Gavazzini perché durante i lavori della Commissione lui ci ha fatto un discorso relativo allo spazio-tempo dove mi ha fatto comprendere la necessità che proprio perché questo tema probabilmente qualcuno di noi lo vive in modo diverso, come è giusto che sia, forse anche la nostra cittadinanza, la nostra comunità non è ancora ben preparata all’azzeramento del distanziometro. E allora perché non dare altro tempo? Bene, sulla scorta di questo tempo che serve probabilmente alla comunità per metabolizzare la necessità, si è deciso di trovare una soluzione intermedia. Ma, badate bene, che il distanziometro che era stato previsto originariamente dalla Legge come il deterrente per evitare che le persone giocassero e quindi si creasse il problema, è stato dall’Istituto Superiore di Sanità, non da Massimo Zullino, dall’Istituto Superiore di Sanità è stato definito errore. Quello che pensavamo doveva essere un deterrente, che cosa prodotto? Esattamente il risultato opposto, perché i soggetti cosiddetti problematici più li abbiamo isolati, più facciamo finta che non esistono, più questi temi senza responsabilità noi li affrontiamo e più quei soggetti si sentono da soli tutelati dalla privacy e giocano ancora di più. È questo quello che noi vogliamo? Vogliamo permettere a questi signori di continuare a giocare? O vogliamo abolire il gioco legale per permettere alla criminalità organizzata di venire nella nostra regione? Che non vedo l’ora di fare questo? Siamo seri, Consiglieri, siamo seri, perché io devo solo ringraziare, a partire dalla mia stessa collega Dina Sileo, dal collega Acito e da quanti hanno prodotto un risultato che possa essere considerato migliorativo per la proposta, ma guai a parlare di opinione pubblica, guai a parlare di proposte di Legge che mettono in difficoltà, espongono il partito o espongono… No, è esattamente il contrario. Vi dico grazie per quello che voi avete prodotto come suggerimento, perché solo il confronto, altroché l’opinione pubblica e gli spot, solo il confronto e la condivisione può aiutare questa comunità e può aiutare a produrre un impianto normativo che sia il migliore possibile, perché anche io se avessi voluto fare strumentalizzazione, avrei potuto dire ai Consiglieri dei 5 Stelle: “Siete qui, volete dire che l’impianto non va bene”, però a Roma il Governo ha appena incassato l’anticipo di 265.000 nuove autorizzazioni del PREU. Ma non lo dico perché rispetto la loro decisione. I punti gioco sono diminuiti, esattamente, sono dei minuti dal 35…, lo dico, sono diminuiti del 35%, siamo arrivati a meno del 20, al 24. Lo dico ed è la verità. Questo è un tema, questo è un modo costruttivo per affrontare il problema. Presidente, io mi avvio alla conclusione però all’atto della dichiarazione di voto mi riservo di leggere una nota che sostanzialmente tocca con mano qual è anche la posizione della Lega”.

Acito (Fi): “Brevemente, perché credo che tutti quanti i componenti colleghi di Maggioranza hanno esplicitato che c’è stato un dibattito anche approfondito, anche con grosse tensioni, perché ognuno riteneva nella logica generale di una legge così complessa di dare il suo contributo. Presidente, io credo che il contributo sia direttamente proporzionale alla sensibilità di ciascuno di noi, all’intelligenza, alla preparazione, non certamente al numero di voti acquisiti, né tantomeno se siamo in prima o in seconda linea rispetto all’ingresso in un partito. Allora, io non faccio di mestiere l’avvocato, io faccio tutt’altro come mestiere però in questo momento mi sono sentito colpito dalle dichiarazioni del collega Zullino che ha attaccato la collega Sileo per il semplice fatto che è l’ultima arrivata e quindi non avrebbe avuto il diritto di esprimere la sua opinione; io credo che i comportamenti in questo Consiglio devono prescindere dal peso specifico in termini elettorali, a molto di più rispetto ai contenuti e al rispetto dell’intelligenza”.

Cifarelli (Pd): “Probabilmente diciamo due cose diverse. Io prendo atto diciamo per ultimo delle dichiarazioni del collega Acito, il quale diceva: “C’è stato un ampio dibattito nella Maggioranza”, dibattito il cui esito… anzi, l’esito l’apprenderemo alla fine della votazione probabilmente, ma del fatto che ci sia stato il dibattito l’abbiamo appreso a mezzo stampa e l’abbiamo appreso più o meno comprendendo le posizioni espresse anche in Consiglio regionale allorquando è venuto meno qualche volta il numero legale abbiamo capito che c’era un problema legato a questo tema di questa proposta di legge. Non ci dobbiamo nascondere dietro un dito e non è neanche scandaloso, collega Coviello, che accada questo; però fatto sta che nella Commissione consiliare non c’è stato l’approfondimento come dovrebbe essere, anche rispetto alle dinamiche interne alla Maggioranza, e la Minoranza non ha potuto dare il proprio contributo sulla base degli emendamenti che oggi ci vengono presentati in aula e oggi ci viene presentata una posizione della Maggioranza tra l’altro che non è ancora, almeno a me, non è chiara. Per cui, indipendentemente dall’articolo 38, dove potremmo disquisire e di avvocati ce ne abbiamo più di uno in aula per poter eventualmente interpretare l’articolo 38 ma non mi interessa interpretare su chi è il richiedente, il richiedente sono io in questo momento, la potrei mettere in questo modo qui, il richiedente è chi si alza e chiede, in questo momento mi sono alzato e ho chiesto il rinvio in Commissione, ma lo dico dal punto di vista del buonsenso e dell’applicazione diciamo coscienziosa dello Statuto e del regolamento, dal momento che la Quarta Commissione non si è espressa, non ha dato il proprio parere favorevole o anche sfavorevole a questa proposta di legge con tutti gli emendamenti che sono stati presentati, signor Presidente le chiedo di mettere ai voti eventualmente la proposta di rinvio in Commissione”.

Braia (Pd): “Io proverò a fare un piccolo ragionamento, mi scuserete se ruberò qualche minuto di quelli che sicuramente sono assegnati al sottoscritto, spero di poter essere diciamo anche chiaro nell’esposizione e per qualche aspetto anche mi scuserò se sarò a volte un po’ determinato e tranchant su alcuni giudizi, perché oggettivamente al netto delle posizioni che abbiamo ascoltato fino ad ora essere chiaramente su alcuni punti anche contrastanti all’interno della Maggioranza, non sono solamente il sintomo di posizioni legittimamente differenti anche all’interno di uno stesso Gruppo o di uno stesso contesto, in questo caso di Maggioranza, ma di un fatto che c’è una oggettiva difficoltà anche nel seguire in maniera logica un comportamento che gli stessi Consiglieri di Maggioranza hanno avuto in questo lasso di tempo lungo che ha visto questo atto essere trattato in Commissione in maniera approfondita per alcuni aspetti per volontà di qualcuno e in maniera anche superficiale per molti altri, ma siamo arrivati a questo punto e la discussione sta andando avanti, probabilmente andremo verso il voto e probabilmente diciamo anche le modifiche, gli emendamenti, la proposta di legge troverà un proprio compimento, e la Maggioranza porterà a casa un grande risultato, quello dell’aver ripristinato il presidio della legalità. Io sono veramente aberrato di alcuni giudizi, ho sentito delle cose che non sono solo in contraddizione con la proposta di legge e la legge che abbiamo votato all’unanimità proposta dalla collega Sileo, sulla quale abbiamo convintamente apposto la nostra firma perché pensiamo in maniera coerente che la lotta al gioco d’azzardo a prescindere dalle convenienze nazionali e politiche di bilancio sia un tema da affrontare con grande determinazione a tutti i livelli, in tutte le regioni, soprattutto nella nostra regione che seppur piccola e con piccoli numeri esprime dei dati che sono imbarazzanti per certi aspetti, e non sono solo quelli legati diciamo a un ipotetico interesse di carattere occupazionale, ma ahimè sono legati alla montagna di denaro che su questi giochi si riversa da parte di una comunità in difficoltà che ha l’indice di disoccupazione purtroppo alto e di cui dovremmo probabilmente molto più preoccuparci, facciamo Consigli regionali su tutto, rimandiamo Consigli regionali su TPL, su petrolio, non discutiamo di niente, ma su questo punto stiamo reiterando discussioni, abbiamo bloccato i lavori del Consiglio enne volte perché è decisivo il futuro diciamo di questi punti gioco per la nostra Regione, la sensibilità a cui siamo stati sottoposti, diciamo la pressione, la voglio dire così e purtroppo lo devo registrare e sottolineare, una pressione che ha poco diciamo di trasparente, ha poco di chiaro, nasconde purtroppo degli interessi economici che, ahimè, bisognerebbe mettere in secondo piano rispetto invece a quelli economici di diseconomia che questi giochi portano all’interno di un contesto regionale come quello della nostra Regione se solo pensiamo a quanto impatta sotto l’aspetto sanitario, il gioco di azzardo ha assunto dimensioni rilevanti nel nostro paese e ha portato a riflettere tutta l’Italia sul rischio che per molti soggetti, soprattutto quelli più vulnerabili e in Basilicata diciamo purtroppo ce ne sono tanti di una vera e proprio dipendenza comportamentale. Il gioco d’azzardo patologico con gravi disagi per la persona, non solo per l’incapacità di controllare il proprio comportamento di gioco, ma anche di poter compromettere l’equilibrio familiare, lavorativo e finanziario fino all’indebitamento, all’assoggettamento a tassi usurai presso criminalità organizzata, come sottolineato anche dalla Direzione Nazionale antimafia, non da me, in questo settore le mafie hanno effettuato ingenti investimenti anche con riferimento ai giochi legali, indicazioni puntuali sulle modalità per affrontare in modo organico questa materia sono contenute nel volume dell’avviso pubblico lose for life edito da altra economia, su questo argomento ci sono stati regolamenti comunitari, ci sono state leggi regionali, 19 sono le leggi regionali esistenti in Italia che hanno affrontato dal 2014 ad oggi questo tema e lo hanno affrontato perché dovevano tenere esattamente fede ad un impegno politico, ad un indirizzo politico che era stato dato dalla comunità europea a cui anche l’Italia non ha voluto sottrarsi, anzi con il decreto Balduzzi, con diciamo il decreto 158/2012 convertito nella legge 189/2012 questo tema ha assunto la rilevanza di una patologia tanto da entrare anche nei LEA, investiamo e spendiamo in sanità e invece proviamo a costruire in una prima fase un inquadramento diciamo normativo che punta a limitare il proliferamento di questi punti gioco fermo restando che oggi cominciamo proprio dalla Basilicata a fare un passo indietro, sì, perché io mi sono preoccupato negli ultimi giorni di guardare un attimino diciamo un report che è pubblico e mi sono andato a leggere diciamo tutte le norme regionali Regione per Regione, non ce n’è una che recupera i punti salienti di questa modifica che state mettendo in campo, quella più impattante è quella del distanziometro, certo, è chiaro perché l’impianto sul quale tutte le Regioni hanno legiferato esattamente è quello di porre un freno al proliferare di questi punti gioco e di porlo soprattutto nella relazione e nella vicinanza spazio temporale, ha ragione Massimo Zullino recuperando il ragionamento che Don Basilio Gavazzeni in rappresentante della Fondazione Antiusura oltre che del mondo diciamo che si occupa anche del disagio a vario titolo ha voluto relazionare, sì, perché forse ha dato un punto di luce, forse ha provato a rappresentare un punto di vista differente da quelli che legittimamente hanno un interesse di carattere economico e nessuno li vuole diciamo criticare o nessuno li vuole osteggiare, ma certamente si è andato dal 2014 ad oggi in una direzione e oggi la Basilicata è la prima Regione in Italia che da quella direzione di marcia si sposta e cambia verso, esattamente si apre al proliferare di questi giochi in nome di cosa? Di un presidio della legalità, ma cos’è la legalità? Io ho dubbi diciamo che ci sia una confusione anche diciamo di terminologia che viene messa in campo, c’è qualcuno qui che vuole il proliferare del gioco clandestino? Noi siamo dentro una dinamica sociale diciamo che ha una certa…, che solo chi non vuol vedere non vede, il proliferare di questi punti gioco introduce, istiga al gioco e se c’è un effetto diciamo regressivo da quel 220.000 che rappresentava qualche giorno fa, qualche anno fa un punto forse massimo diciamo di punti esistenti in Italia, se c’è una regressione è perché quegli effetti di quella norma hanno cominciato ad avere una propria attualità e mi dispiace che a volte viene criticato un impianto normativo come quello che abbiamo messo in campo in Basilicata nel 2014 quasi per dire i 5 anni non sono stati rispettati e quindi la legge non ha funzionato, ma non è così perché i 5 anni sono stati il tempo necessario per un’attività economica impiantata in quel momento per ripagarsi di un investimento che legittimamente aveva fatto a quel momento e quindi diciamo il tempo necessario per poter ritrovare una nuova allocazione, una nuova collocazione più adeguata ai fini per la quale le leggi nazionali, le leggi regionali, il principio comunitario aveva dato un indirizzo, di cosa stiamo parlando? Stiamo nascondendo diciamo una decisione legittima che va in una direzione contraria a quella che abbiamo usato fino ad oggi trovando delle giustificazioni che stanno sulla legalità e sul non rispetto della norma, avete fatto una scelta politica, punto, a difesa di alcuni interessi e pagando degli altri, questa è la verità delle cose, poi uno può trovare 100.000 giustificazioni, ma purtroppo io ho persone, amici che sono impegnati in questo campo, lo dico anche un po’ con dolore al cuore, ma un conto è essere amici e un conto è essere legislatori e un conto è essere amministratori, un conto è avere la responsabilità di vedere a tutto tondo questo tema e di volerlo guardare veramente in tutti gli aspetti e poter valutare tutti gli effetti che una comunità debole e in difficoltà come quella lucana questi elementi mettono in campo. E allora è veramente paradossale voler giustificare da una parte la volontà di combattere il gioco d’azzardo e dall’altra legiferare in una maniera totalmente differente e togliere la potestà comunale, vedo che questo punto è stato messo in discussione dalla collega Sileo e dal collega Acito, menomale almeno questo, vogliamo imporre o vogliamo eliminare l’autonomia che per legge diciamo è affidata ai Comuni per poter costringere una modalità operativa togliendo in questo ambito l’autonomia ai Sindaci, anche questo sarebbe un grande record, la prima Regione in Italia, io me le sono lette tutte, darò tutte le leggi regionali, la Calabria, l’Emilia Romagna, le Marche, l’Umbria, il Lazio, il Veneto, il Molise, tutte le Regioni, il Piemonte, tutte le Regioni da nord a sud hanno minimo messo i 300 metri per i Comuni sotto i 5.000 abitanti ed incrementato a 500 metri tutti gli altri e noi facciamo 250 metri per i Comuni sotto i 20.000 abitanti, in Basilicata i 20.000 abitanti ce li avranno tre o quattro Comuni, ma chi pigliamo in giro? Ma cosa vogliamo prendere in giro? Saremo la prima Regione in Italia a mettere un limite di 250 metri, tutte le altre Regioni, 19 ce l’anno minimo 300 fino a 5.000 abitanti, la maggior parte sono 500 e basta, alcuni ne hanno 300 5.000 abitanti sotto e 500 a salire, noi faremo il record perché la Basilicata giustamente su questo punto deve avere la bandiera. Io voglio mettere in campo un ragionamento che è semplicemente quello non della strumentalità politica, me ne frega, ma di voler provare almeno a mettere in piedi un ragionamento logico, coerente e conseguenziale e non che faccia passare questa modifica di norma che è stata di ispirazione europea, un’applicazione nazionale su tutte le Regioni, come voler salvare la Basilicata dalle infiltrazioni mafiose o dal gioco clandestino e a tutela della salute dei Lucani. Almeno questo me lo potete consentire che non è così? Mi potete dire che almeno su questo c’è un punto, diciamo, di non ritorno della valutazione di carattere politico, perché veramente altrimenti abbiamo cambiato le origini delle cose. Ognuno c’ha la responsabilità politica di decidere, ci mancherebbe, ma almeno basta a prendere in giro i lucani. Volete andare in un’altra direzione? Padroni di farlo. Siete la Maggioranza, sarete giudicati dalla comunità, imprenditoriale, occupazionale, sanitaria, del mondo della Basilicata e dell’Italia intera. Ma per favore dite la verità, dite esattamente quello che avete voluto mettere in campo e gli atti parlano chiaro, togliendo la potestà ai Comuni. In tutte le Regioni, compreso la Basilicata, abbiamo messo in campo anche premialità sulle tasse per quei punti gioco, per quei luoghi dove si evita di mettere il punto scommesse. Io non voglio entrare nei dati, qualcuno ne ha parlato, non è questo il punto. Nella stessa norma noi premiamo i Comuni, gli esercizi che evitano l’inserimento degli slot, dall’altra diminuiamo le distanze e togliamo la potestà ai Comuni di organizzare la propria comunità. Io penso che su questo punto provate a fare un salto in avanti, un approfondimento maggiore, un confronto un po’ più libero, che prova anche ad affrontare nel merito queste questioni, un passaggio in Commissione altro potrebbe aiutare, così come ha aiutato l’audizione che ho voluto si facesse per poter affrontare il tema da un altro punto di vista, probabilmente una discussione sui vari articoli punto per punto, facendo una comparazione anche con le altre regioni italiane che su questo punto si sono espresse, hanno legiferato in maniera più puntuale e più organica della nostra. Emendamenti a migliorare la norma possono sì compensare anche poi scelte politiche che stanno in quella direzione, che io non avvalorerò mai e che non avallerà sicuramente il mio Gruppo”.

Leggieri (M5s): “Intervengo anche io in questo dibattito, che, insomma ho sentito delle cose un po’ allucinanti, ma ora cercheremo un attimino di spiegare. Iniziamo dalla patologia, Presidente, perchè poi alla fin dei conti si parla di slot, ma secondo me il discorso patologia è correlato, giusto per riportare alcuni dati. La patologia della dipendenza dal gioco d’azzardo in Basilicata è un’emergenza. Ricordiamo I dati ufficiali, parlo di dati ufficiali, diffusi dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, su quanto è stato speso in Basilicata nel corso del 2018 per il gioco che riguarda lotterie istantanee, slot machine, Lotto e SuperEnalotto. Stiamo parlando di 524.757.000, quasi 320 milioni nella sola provincia di Potenza. Una media di circa 900 euro a persona e oltre 2.000 a famiglia. Il gioco d’azzardo patologico è diventato ormai anche nel nostro territorio un’emergenza sociale che si diffonde in maniera impressionante con conseguenze drammatiche per molte famiglie e lo stesso tessuto sociale, come abbiamo raccontato all’incontro di qualche giorno fa a rappresentanti autorevoli che hanno diretto contatto con chi è affetto da questa dipendenza, ASP e Associazione Famiglie Fuori Gioco. Giocano tutti, anziani, giovani e si gioca ovunque, nei bar, nelle ricevitorie, nelle scuole. Ribadisco, la nostra posizione è totalmente contraria alle modifiche dalla Legge vigente. Inoltre aggiungo che le beghe di partito della Lega non vanno assolutamente portate in Consiglio Regionale. Poi inoltre venite a chiedere al collega Zullino che ha elencato dei dati dell’Istituto Superiore della Sanità, che io sappia è una ricerca non scientifica appaltata esternamente all’Istituto. Quindi se, gentilmente, mi puoi, a me personalmente, poi non so se i colleghi ne hanno contezza, praticamente fare una dichiarazione dove hai preso questi dati quando parli di Istituto Superiore della Sanità. Inoltre, ultima cosa e poi lascio la parola al collega Perrino, ultimamente avete parlato di distanziometro. Voglio ricordare che in una Legge nella Regione Veneto, vuol dire a trazione leghista, non sicuramente a 5 Stelle, avete votato una Legge che praticamente avete approvato che praticamente il distanziometro è fissato in 400 metri”.

Perrino (M5s): “Essendo venuti fuori anche una serie di nuovi dati che sono stati qualche maniera snocciolati, è giusto che si possa puntualizzare. Per esempio, come diceva il collega Leggieri, rispetto alla ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità, stiamo parlando di una ricerca che è stata appaltata a un’agenzia di marketing esterna, finanziata dai Monopoli di Stato.. Ops, c’è qualche problema, forse? Finanziato dai Monopoli di Stato, ecco. Già questo la dovrebbe dire lunga. Poi c’è anche un’altra questione, che viene contestata la scientificità delle modalità con cui questo studio è stato portato avanti, tant’è che avrebbe anche partecipato meno del 49% del campione che era stato chiamato a partecipare, quando invece bisognerebbe almeno raggiungere il 70% e in più questa partecipazione è stata invogliata regalando 10 euro in buoni acquisto, mi auguro che non fossero, diciamo, 10 euro per giocarseli on-line su qualche sito di gioco on-line, quindi di 10 euro per invogliare questa partecipazione. Già questo, diciamo, è anche un altro elemento che andrebbe in qualche maniera ad inquinare quelle che sono le risultanze di questa ricerca. Detto questo, in altri momenti è stato anche preso in considerazione quello che è stato, ad esempio, affermato dalla Corte dei Conti, dicendo che la Corte dei Conti boccia il distanziometro. In realtà la Corte dei Conti affermava che, essendoci anche un controllo più pressante rispetto ai fenomeni di illegalità in questo campo, le irregolarità che sono state riscontrate sono superiori e che potrebbe esserci un probabile incremento del gioco illegale dovuto alle restrizioni avvenute con le norme da parte delle Regioni con il distanziometro e quant’altro. Però, cioè, si tratta di affermazioni che sono assolutamente qualitativa e non quantitative, perché parlare di un aumento, tra l’altro dicendo anche che questo aumento è legato anche ad una maggiore attenzione, a maggiori controlli, diciamo, diventa anche questo un argomento tutto da dibattere, che andrebbe assolutamente approfondito. Niente, no ho da ribadire nient’altro, nel senso che noi, ripeto che non siamo assolutamente d’accordo con le modifiche che sono state proposte. Tra l’altro non c’è ancora ben chiaro quali saranno queste modifiche, visto che ci sono emendamenti che provengono da diversi Consiglieri della Maggioranza, che, insomma non ci è dato sapere al momento che sorte gli sarà riservata. Grazie.

Zullino (Lega): “Non replico, Presidente, al teatrino di Braia, non replico, ma sono tra virgolette contento perché almeno ha espresso la sua posizione in maniera pubblica, come è giusto che sia, quindi vedremo poi. Bene. Non replico però a queste sceneggiate e non replico neanche al collega Acito, quand’anche la collega Sileo non avesse bisogno di un avvocato difensore. Ovviamente respingiamo al mittente ogni inutile illazione. Carissimi colleghi, voglio innanzitutto ringraziare per il prezioso lavoro di stimolo e dell’approfondimento dei contenuti della proposta di modifica della legge 30/2014, che oltre a spingerci alle dovute riflessioni che seguono permette anche di meglio chiarire alcuni punti importanti della proposta in commento. Innanzitutto, bisogna premettere che la Lega a differenza delle Forze politiche che l’hanno preceduta nella gestione della Regione Basilicata, è una Forza politica che non si ferma ad un’analisi di superficie nei problemi da affrontare, ma cerca di comprenderli a fondo prendendo se necessario anche posizioni scomode, non buoniste e non populiste. La Lega è da sempre attenta ai problemi sociali per la cui soluzione si batte contro tutti e tutto, ma è anche consapevole della necessità di agire in modo responsabile soprattutto laddove ci siano da tutelare legalità e posti di lavoro. Tutto ciò è il contrario di quanto una certa stampa cerca di affermare sulla nostra Forza politica, quindi non si può no partire da due importanti considerazioni: 1) la norma sulla quale si va ad agire necessita obiettivamente di un approccio più consapevole e ragionato al problema del gioco patologico, la pronuncia della Corte Costituzionale ci dice che la Regione ha potestà legislativa in materia, infatti sul ricorso dell’avvocatura dello Stato che sosteneva che le materie potessero essere normate solo dallo Stato Centrale la Consulta ha chiarito che la regione può legittimamente intervenire in materia, ma la sentenza 238/2018 non entra nel merito delle misure da adottare, compito che spetta alla Politica, spetta alla Politica individuare quale livello di misure di prevenzione sia giusto o meno adottare per trovare il giusto equilibrio tra la prevenzione, i divieti e l’esercizio di un’attività lecita importante non solo per l’erario ma per salvaguardare posti di lavoro.
La Lega non può sottrarsi al dovere di prendere atto che la norma così come concepita da chi ci ha preceduti è dannosa e improntata ad un approccio errato al fenomeno, in quanto ha puntato tutto sui divieti, senza essere stata preceduta da un’approfondita conoscenza di tutte le implicazioni delle scelte compiute. Non è un caso che nessuna delle misure di sensibilizzazione, prevenzione e cura previste abbiano ancora avuto concreta attuazione. Di contro, tutti gli esercizi che ospitano le offerte di gioco legale dovrebbero ad oggi chiudere la loro attività in attuazione di una legge che penalizza un’attività legale senza fare nulla per contenere il fenomeno sociale e senza che abbia ancora stabilito percorsi formativi e di cura che portino al superamento o quantomeno al contrasto dei fenomeni di devianza che l’attività di raccolta di gioco implica. Soprattutto in questa sede abbiamo il dovere di prendere atto che il quasi totale azzeramento dell’offerta di gioco legale che deriverebbe dall’applicazione della legge, così come non sarebbe altro che un piacere fatto all’offerta di gioco illegale e alle organizzazioni criminali che avrebbero l’opportunità di enormi guadagni con implicazioni oltre che sociali e sanitarie, anche in ordine pubblico molto serie che abbiamo il dovere di scongiurare. Non sono riflessioni personali, ma le considerazioni a cui sono pervenuti molti Magistrati della DDA, il cui monito no può rimanere inascoltato. Sappiamo che non è possibile fare una legge perfetta, ma non possiamo sottrarci dal dovere di intervenire su una legge certamente sbagliata; se chi ci ha preceduto ha avuto un approccio troppo populista ed allarmista, noi abbiamo il dovere di approfondire, di capire, di prevenire, ma soprattutto di intervenire. Il mio pensiero va anche a tutti quegli esercenti – come titolari di tabaccherie – che vendono gratta e vinci, Lotto, eccetera, e molti titolari di bar che iniziano a lavorare alle 4 del mattino e che dopo 40 anni di lavoro onesto svolto per portare un servizio alla comunità si trovano a non poter cedere l’attività perché prima di valore o addirittura non poter garantire ai propri figli di poter portare avanti l’attività di famiglia perché questa è una delle implicazioni della legge attualmente in vigore. Chiarito che l’approccio con il quale la proposta è formulata e quali rischi intende scongiurare, ringrazio moltissimo le (incomprensibile) mosse sulle quali intendo innanzitutto chiarire che la proposta non demolisce alcuna soglia di tutela, ma cerca soltanto di prendere atto della situazione concreta sul territorio e della inadeguatezza di molte norme ad oggi vigenti rispetto al fenomeno, che spesso non tiene conto della peculiarità del nostro territorio. Crediamo che l’attività, come detto, non sia da vietare ma da disciplinare perché finché ci sarà un’offerta di gioco lecito e pubblica – ricordo infatti che stiamo trattando del gioco esercitato su riserva statale – e non di gioco privato, men che meno illecito, e non ci sono dubbi che il pericolo di devianza si manifesti nei luoghi in cui il giocatore ovviamente gioca. Anche sulla definizione del logo deslottizzato è necessario comprendersi, non possiamo trascurare che secondo l’Istituto Superiore di Sanità le slot, anch’esse gioco di Stato, occupano solo l’ottavo posto nella classifica della pericolosità ai fini della dipendenza da gioco d’azzardo, limitare al solo gioco con le slot il messaggio preziosissimo dell’iniziativa rischia di essere pericolosissimo perché potrebbe veicolare un ulteriore pericolosissimo messaggio, e cioè che gli altri giochi non comportino rischi. Tra i più pericolosi per lo’Istituto Superiore di Sanità troviamo il 10 e Lotto, vogliamo far credere agli utenti che avendo eliminato o limitato le slot possono tranquillamente giocate a 10 e Lotto, ai gratta e vinci o al Superenalotto o alle scommesse perché così si ripara dal rischio? Non credo proprio. È molto più pericoloso lasciare l’attuale dicitura perché ha implicazioni molto più rischiose. Sull’articolo 6, dopo quanto premesso, mi limito a poche considerazioni: il Decreto Balduzzi innanzitutto non chiede alle regioni di fare norme sul punto, ma annuncia un provvedimento del Governo nazionale che non è mai intervenuto e la cui mancata emanazione ci costringe ad intervenire. Soprattutto, in perfetta coerenza con quanto appena detto sul logo, non individua solo negli apparecchi da gioco l’offerta da sottoporre a limitazioni, ma a tutti i giochi – a partire dagli apparecchi – individua nella fissazione delle distanze un metodo di prevenzione. La proposta di legge non demolisce alcun impianto, ma parte dalla consapevolezza che dal 2014/2012 ad oggi il mercato è del tutto cambiato, e le norme in materia di gioco sono molto cambiate, il numero degli apparecchi da gioco, come ricordavo prima, è stato limitato e ridotto dal 35% e si è passati dagli oltre 480.000 apparecchi dal 2012 agli attuali 265.000; la diffusione dell’offerta quindi è già di molto più contenuta rispetto al passato. Inoltre, bisogna prendere atto che la chiusura delle attività esistenti provocherebbe i danni già citati alle attività degli esercenti della nostra regione, senza che si possano sperare effettivi benefici sulla salute dei cittadini, aprendo al rischio dei fenomeni incontrollati di offerte illegali di cui oggi ha detto. Quindi la salvaguardia dei livelli occupazionali attuali e la tutela degli investimenti ad oggi effettuati è un dovere di questa Maggioranza; di contro, il distanziometro è stato da più parti indicato come misura scarsamente efficace o non del tutto inefficace. Ricordo al collega Braia che proprio oggi la Campania ha appena approvato una PDL con 250 metri, dopo averlo fatto già Puglia, Veneto, Liguria, Abruzzo e Marche. Concludo, Presidente. Non possiamo prescindere dalla peculiarità del nostro territorio. La distanza attuale dei 500 metri è del tutto preclusiva a qualsiasi attività. Penso ai piccoli paesi come: Banzi, Rapolla, San Fele, Maschito, Ginestra, e le quasi totalità dei nostri paesi, in cui la predetta distanza rende, di fatto, del tutto impossibile concepire l’installazione di qualsivoglia attività. Come già detto la Corte Costituzionale non è mai entrata nel merito sulla legge della Basilicata, soprattutto, men che meno nella distanza, ma si è limitata a dire che la previsione di una distanza può essere utile perché è la legge stessa che lo ritiene tale. Venendo al riferimento di cui all’articolo 1, comma 936 del 2015, mi fa precisare che la conferenza unificata è addivenuta ad un accordo e nell’accordo non sono stabilite misure minime o massime, ma è ribadito il principio che gli enti locali non devono adottare misure che portino all’espulsione totale del gioco legale sul territorio, che è proprio quanto la previsione della distanza di 250, invece dei 250 oggi vuole scongiurare.
Volevo solo chiudere, dicendo che il potere, che poi potere non è, di cui arbitrariamente si parla, pseudo tolto ai Comuni, è un’altra sceneggiata alla Braia, semplicemente perché i Comuni hanno già gli strumenti che la norma nazionale gli attribuisce, che sono il regolamento Urbanistico, che sono tutta un’altra serie di Regolamenti, oltre al potere di ordinanza. Il non dare la possibilità ai Comuni di individuare tout court ulteriori luoghi sensibili, oltre a quello già previsti dalla norma nazionale, che è il Decreto Balduzzi, e che la Regione fa propria, perché li richiama integralmente, vuol dire semplicemente rendere la norma omogenea su tutto il territorio ed evitare difficoltà”.

Sileo (Lega): “Apprezzabilissimo il discorso del collega Zullino, a cui mi preme di aggiungere il pensiero non solo alle famiglie dei lavoratori e degli imprenditori, ma anche un pensiero ai figli delle vittime del gioco; un pensiero alle famiglie distrutte dal gioco; un pensiero a coloro i quali, purtroppo, per una propria debolezza psicologica e sociale, decidono di entrare in questo circuito. Mi sarebbe piaciuto che il collega Zullino lo avesse inserito. Lo integro io in assoluta linea. Ed è importante non perdere mai di vista questa cosa, perché molte persone, vittime del gioco patologico, si sono suicidate”.