Il Tar Lazio ha respinto – tramite sentenza – il ricorso contro Ministero dell’Economia e delle Finanze – Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Direzione Interregionale per la Campania in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento che ha disposto la revoca della concessione lotto (…) e l’incameramento della cauzione (…).

“Il ricorrente ha impugnato il provvedimento di revoca indicato in epigrafe, nonché il precedente atto di sospensione cautelare pure ivi specificato, per mezzo del quale l’intimata amministrazione è intervenuta in autotutela sul titolo concessorio de quo, avendo accertato reiterati tardivi pagamenti dei proventi del gioco del lotto inerenti alle settimane contabili dal 24 maggio 2017 al 13 novembre 2018.

In particolare, l’Agenzia dapprima ha adottato il provvedimento di sospensione n. 17034/2019, quindi, assunte le osservazioni inoltrate dall’istante, ha emanato l’impugnata revoca definitiva della concessione.

L’esponente ha lamentato in ricorso l’illegittimità dei provvedimenti assunti dall’amministrazione, articolando i seguenti motivi di diritto:

1.Violazione di legge – violazione e mancata applicazione degli artt. 29 e 30 DPR 303/1990 – violazione e mancata applicazione dell’art. 2 del contratto di concessione – atto n. 195 del 12.7.2017 – violazione e mancata applicazione della circolare dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli prot. n. 47486 del 18 maggio 2016 – violazione dell’autovincolo procedimentale assunto dall’Agenzia delle Dogane con la suddetta circolare – eccesso di potere per errata individuazione dei presupposti di fatto e di diritto – contraddittorietà tra atti – violazione del giusto procedimento – carenza dei presupposti, omessa ponderazione – difetto di motivazione.

Sotto un primo profilo, l’istante ha contestato gli stessi dedotti pagamenti tardivi, come riscontrati dall’amministrazione e riepilogati nel prospetto trascritto in ricorso.

L’Agenzia infatti avrebbe erroneamente individuato la data di scadenza nell’ultimo giorno (martedì di ciascuna settimana), laddove, ai sensi degli artt. 29 e 30 DPR 303/90 e dell’art. 2 del contratto di concessione, tale data andava cristallizzata al giovedì di ciascuna settimana e cioè, per l’esattezza, al giovedì della settimana successiva alla giocata.

Inoltre l’amministrazione avrebbe pure computato erroneamente i giorni festivi e non lavorativi ai fini del ritardo, violando in tal guisa il disposto della Circolare n. 47486 del 18 maggio 2016, la quale prevede che debbano intendersi come ritardi rilevanti solo quelli superiori a tre giorni lavorativi.

In forza dei suddetti errori e ricalcolando correttamente gli asseriti ritardi nei versamenti, ne deriverebbe, secondo il ricorrente, una vicenda connotata da minor gravità, come ben rappresentato nella tabella trascritta a pagg. 9 e 10 dell’atto introduttivo.

2. Violazione di legge – violazione e falsa applicazione dell’art. 34 della legge 1293/57 e dall’art. 2 del contratto di concessione atto n. 195 d’ordine del 12.07.2017 – violazione e falsa applicazione della circolare dell’agenzia delle dogane e dei monopoli prot. n. 47486 del 18 maggio 2016 – violazione e mancata applicazione delle disposizioni impartite dell’agenzia delle dogane e dei monopoli con la nota del 26 gennaio 2005 n. 4132 – violazione dell’autovincolo procedimentale assunto dall’agenzia delle dogane con tale circolare e tale nota – eccesso di potere per inesistenza dei presupposti di fatto e di diritto – violazione del giusto procedimento – omessa ponderazione della situazione contemplata – difetto di istruttoria – travisamento – straripamento ed altri profili.

Deduce il ricorrente che l’amministrazione avrebbe erroneamente disposto la revoca della concessione e l’incameramento della cauzione, reputando l’esponente inadempiente rispetto al disposto di cui all’art. 34 della L. 1293/57 e dell’art. 2 del contratto di concessione ed altresì valutando la sussistenza dei presupposti per la sanzione massima consentita (4 tardivi versamenti superiori a 3 giorni e per importi superiori ai versamenti medi settimanali della ricevitoria).

In effetti, secondo l’istante non ricorrerebbero le condizioni, né del prefato art. 34 comma 1.9 L. 1293/1957, né quelle di cui all’art. 2 della concessione; e ciò anche soprattutto alla luce di quanto recato dalla riferita circolare n. 47846/2016.

Dal combinato delle suddette previsioni emergerebbe infatti che, ai fini dell’adozione dell’atto di revoca, occorrerebbe la presenza di 4 tardivi versamenti – ovvero con ritardi superiori a 3 giorni lavorativi – di importo pari o superiore ai versamenti medi settimanali della ricevitoria, di cui tre commessi entro un biennio e il quarto entro i sei mesi successivi all’ultimo tardivo versamento.

Presupposti questi per nulla ricorrenti nel caso di specie, come meglio esplicitato nel relativo motivo di ricorso.

Sotto altro aspetto, l’amministrazione neppure avrebbe valutato che i ritardi contestati potevano essere considerati come una unica violazione, siccome scaturenti da ritardi consecutivi avvenuti prima che il ricorrente avesse ricevuto la contestazione relativa alla prima inadempienza.

Aggiunge altresì l’esponente che sul punto vi sarebbe altresì un palese difetto di motivazione.

3. Violazione di legge – violazione e falsa applicazione, sotto altro aspetto, dell’art. 34 della legge 1293/57 e dell’art. 2 del contratto di concessione atto n. 195 d’ordine del 12.07.2017 – violazione e falsa applicazione dell’art. 7 della legge n. 241/90 – violazione e mancata applicazione della circolare dell’agenzia delle dogane e dei monopoli 2003/13386/coa/ltt del 31 luglio 2003 – violazione

dell’autovincolo procedimentale assunto dall’agenzia delle dogane con tale circolare – eccesso di potere per violazione del giusto procedimento – omessa ponderazione della situazione contemplata – difetto di motivazione – ingiustizia manifesta ed altri profili.

Secondo il ricorrente, il provvedimento gravato sarebbe altresì viziato per non aver l’amministrazione resistente ritenuto plausibili le giustificazioni proposte dall’istante, mediante la trasmissione (in sede di osservazioni nell’ambito del procedimento) della nota dell’istituto UBI Banca del 13 febbraio 2019, nella quale erano indicati motivi tecnici che non avrebbero consentito il pagamento, come meglio esposto in atti.

A propria esimente, l’istante osserva altresì che nel medesimo periodo aveva provveduto a pagare importi ben più rilevanti in favore della Logistica Italia SpA e della Lis Ip SpA e che dunque tanto provava l’evidente sussistenza di impedimenti tecnici che avrebbero invece ostacolato il versamento dei proventi all’amministrazione.

4. Violazione di legge – violazione e falsa applicazione, sotto altro aspetto, degli artt. 34 e 35 l. 1293/1957 – violazione dei principi generali dell’ordinamento in tema di giusto procedimento, imparzialità della p.a. e ragionevolezza dell’azione amministrativa – eccesso di potere per difetto assoluto di motivazione e di istruttoria – incongruità – contraddittorietà – omessa ponderazione – ingiustizia manifesta ed altri profili.

Sotto un ultimo aspetto, il deducente ha contestato l’adozione della sanzione della revoca in luogo di una sanzione pecuniaria, misura prevista dalla normativa di riferimento e sicuramente più proporzionata in relazione alla natura non grave delle contestate violazioni.

Sulla base dei sopra esposti motivi, l’istante ha concluso per l’annullamento degli atti impugnati, previa concessione di tutela cautelare.

Si è costituita l’amministrazione intimata, instando per il rigetto del ricorso.

La domanda cautelare è stata rigettata con ordinanza n. 3675/2019, poi riformata in sede di appello, giusto provvedimento n. 3453/2019.

La causa è stata quindi trattenuta in decisione in data 22 aprile 2020, mediante camera di consiglio tenutasi da remoto ai sensi dell’art. 84 comma 5 DL n. 18/2020.

2. Il ricorso non può essere accolto.

3. Vanno innanzitutto condivise le motivazioni contenute nel provvedimento impugnato, laddove è stata ritenuta irrilevante la nota proveniente dall’istituto di credito UBI Banca datata 13 febbraio 2019.

Appare infatti evidente al Collegio la non decisività, a fini esimenti, del suddetto documento, sia perché prodotto solo ex post e non nell’imminenza del presunto disguido tecnico, sia per la reiterazione del ritardo per più settimane contabili, circostanza questa che lascia presumere l’inattendibilità di quanto riferito dalla banca e comunque l’omessa attivazione di elementari oneri di diligenza da parte dell’operatore, il quale si sarebbe dovuto avvedere della dedotta mancata ricezione del pagamento.

E’ bene evidente che, laddove si fossero verificati inconvenienti tecnici che avessero impedito il pagamento immediato in favore dell’Agenzia, sia il ricorrente, sia l’istituto di credito avrebbero dovuto subito riscontrare tale fatto e porre in essere, ognuno per parte sua, le dovute attività conseguenti.

4. Ciò posto, osserva il Collegio che le doglianze contenute in ricorso vanno rigettate anche prendendo come riferimento il plausibile prospetto dei pagamenti, come offerto dall’istante nell’atto introduttivo (pagg. 9 e 10 del ricorso), ove sono stati ricalcolati i gg. di ritardo e la misura degli addebiti.

L’esponente, come detto, ha infatti provveduto a ricomputare i giorni di ritardo effettivo, prendendo come termine di pagamento la scadenza del giovedì della settimana successiva a quella contabile di riferimento, in linea con quanto previsto dall’art. 2 comma 1 dell’atto di concessione.

Orbene, proprio dal prospetto suddetto emergono n. 4 ritardi superiori ai 3 giorni e precisamente:

un ritardo nel versamento di 5 giorni dei proventi della settimana contabile dal 27 dicembre 2017 al 2 gennaio 2018;

un ritardo nel versamento di 5 giorni dei proventi della settimana contabile dal 3 gennaio 2018 al 9 gennaio 2018;

un ritardo nel versamento di 4 giorni dei proventi della settimana contabile dal 10 gennaio 2018 al 16 gennaio 2018;

un ritardo nel versamento di 5 giorni dei proventi della settimana contabile dal 17 ottobre 2018 al 23 ottobre 2018.

Inoltre, residuano ulteriori n. 3 ritardi di 1 giorno e n.2 ritardi di giorni 3.

5. Ciò posto, va rilevato, in via assorbente, che la previsione convenzionale della concessione contempla espressamente la revoca del titolo quando, dall’esame dei rendiconti settimanali, emerga che per 3 volte nel corso del biennio sia stato ritardato il versamento dei proventi del gioco e il quarto ritardo si sia verificato entro 6 mesi da quello precedente (art. 2 comma 5), ipotesi esattamente verificatasi nel caso de quo.

Va confutato l’assunto di parte istante secondo cui non vi sarebbero, a carico dell’istante, n. 4 versamenti con ritardi superiori a 3 giorni lavorativi “di cui 3 commessi entro un biennio e il quarto entro i 6 mesi successivi all’ultimo tardivo versamento”, come sostiene il ricorrente in ricorso.

Parte istante, per così dire, “fonde” le due previsioni della Circolare e della concessione, al fine di far dire all’articolo 2 comma 5 ciò che la previsione non dice affatto.

Il riferito art. 2 comma 5 dell’atto convenzionale contempla il ritardato versamento dei proventi del gioco che avvenga per 3 volte nel corso del biennio, cui segua un quarto ritardo entro 6 mesi da quello precedente, senza riferirsi all’entità del ritardo.

Nel caso di specie esistono 5 ritardi che si collocano nell’arco temporale dal 24 maggio 2017 sino al 16 gennaio 2018, di cui l’ultimo verificatosi nei 6 mesi successivi al terzo.

Tanto bastava ad imporre il provvedimento di revoca.

La disciplina convenzionale contenuta nell’atto di concessione prevale infatti su qualsivoglia altra regolamentazione, in quanto incentrata sulla volontà espressa pattiziamente dalle parti.

6. Tanto chiarito, il Collegio reputa, ad abundantiam, che l’amministrazione si sia altresì mossa in linea con la stessa previsione di cui alla Circolare n.47846/2016, laddove, nell’esemplificare le ipotesi di ritardati versamenti rilevanti ai fini della revoca, ha indicato alla lett. B) di pag. 3 l’ipotesi di 4 tardivi versamenti con ritardi superiori a 3 giorni lavorativi, di importo pari o superiore ai versamenti medi settimanali della ricevitoria inadempiente.

Va premesso che i criteri contenuti nella Circolare del 2016 rappresentano indicazioni interpretative di massima, che non esauriscono le ipotesi concrete di “ritardo rilevante” che l’amministrazione possa individuare nella spendita del proprio potere tecnico-discrezionale.

L’amministrazione, anche a fronte di una certa fluidità nella interpretazione giurisprudenziale, si è giustamente sentita in obbligo di disegnare talune ipotesi tipiche nelle quali emergerebbe la rilevanza “revocatoria” del ritardo, senza tuttavia esaurire del tutto lo spazio di possibile esercizio della propria discrezionalità, ben potendo inferirsi l’inaffidabilità dell’operatore anche in ragione delle particolari modalità dei ritardi.

La stessa possibilità di considerare i ritardi consecutivi dei versamenti come un solo ritardo, costituisce solo una facoltà dell’amministrazione, la quale può ritenere di non esercitarla in ragione delle peculiari circostanze concrete, le quali depongano per la scarsa diligenza del concessionario.

Nel caso di specie, in senso ostativo, l’Agenzia ha evidentemente valorizzato lo “stillicidio” che ha caratterizzato la molteplicità dei mancati versamenti, taluni dei quali, seppur di pochi giorni di ritardo, hanno sostanziato una condotta continuata, denotante la scarsa prudenza dell’operatore.

Non può non evidenziarsi come il concessionario assume l’ufficio di agente contabile ed è soggetto ad una particolare responsabilità, tal che la rottura del rapporto fiduciario con l’amministrazione ben può essere ritratta dall’ufficio sulla base di un esame complessivo della condotta del soggetto che incorre in reiterate inadempienze, anche se di lieve entità.

Altrimenti ragionando, si finirebbe, in ipotesi, a mantenere integro il titolo concessorio, pur a fronte di ritardi numerosi e pur minimi, che un concessionario possa mettere in essere periodicamente, nell’ambito dei criteri generali disegnati (solo esemplificatamente) dalla Circolare.

7. Quanto al fatto che i ritardati versamenti debbano essere pari o superiori alla media dei versamenti medi settimanali della ricevitoria, va rilevato poi che la previsione convenzionale, connotata come detto da indubbia cifra di specialità, nulla dice al riguardo e che, in ogni caso e quando anche si facesse riferimento al criterio generale previsto dalla citata Circolare del 2016, un principio di prova contraria, al riguardo, dovrebbe semmai essere fornito dal ricorrente stesso e non dall’amministrazione, posto che viene in questione un fatto impeditivo i cui presupposti dovrebbero essere provati da chi lo eccepisce.

8. Circa poi la sanzione adottata, che parte istante contesta in quanto sproporzionata, va ribadito come la revoca sia prevista esplicitamente sia dalla concessione, sia dalla lett. B) della Circolare n.47846/2016.

9. Alla luce delle suesposte considerazioni, tutti i motivi di ricorso devono essere ritenuti infondati ed il gravame, per l’effetto, rigettato.

Sussistono tuttavia i presupposti di legge per compensare le spese di lite tra le parti in causa.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Spese compensate”.