L’avvocato Marco Ripamonti, esperto delle problematiche giuridiche in materia di gioco e scommesse, commenta brevemente per Jamma la Sentenza depositata il 27 dicembre 2018, relativa ad un caso di gioco d’azzardo riferito alla modalità del poker texas holdem.

Così l’avv.Ripamonti: “La Corte di Cassazione torna sul tema del gioco d’azzardo e dello svolgimento del gioco del poker live nelle sue varianti, in formula torneo e cash game. non trattandosi di un caso giudiziario da me seguito, non conosco nei dettagli la dinamica del processo di primo grado, anche se dalla Sentenza della Corte di Cassazione emerge che l’imputato era stato condannato dal Tribunale di Forlì per la contravvenzione di cui all’art.720 Codice Penale, avendo partecipato al gioco del poker cash game mediante puntate libere, svoltosi all’interno di un circolo privato.

Ad avviso del Tribunale, la presenza di nove persone ad un tavolo con le rispettive carte ed i nomi annotati su un notes, con alcune migliaia di euro in contanti ed assegni in possesso di altro soggetto presente al momento dell’accertamento, avrebbero dimostrato la svolgimento di un gioco d’azzardo caratterizzato dall’aleatorietà della vincita e della perdita e dalla finalità lucrativa.

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e, quindi, conferma la pronuncia di primo grado, ma ciò che è interessante non sono tanto i motivi del gravame e le ragioni del loro rigetto, quanto invece che la Suprema Corte torni ad esporre delle considerazioni sul merito della questione.

Un primo argomento meritevole di menzione è che la Corte di Cassazione affermi di ritenere concettualmente la variante del poker texas holdem un gioco d’azzardo, in quanto l’elemento dell’abilità del giocatore non può ritenersi prevalente sulla aleatorietà che connota la singola smazzata delle carte e la loro distribuzione.

Argomento questo forse opinabile, ma tanto è. Sul tema, mi permetto di aggiungere, andrebbe però effettuata una importante riflessione sulla formula del torneo, che in considerazione delle modalità di svolgimento che vanno ben oltre la singola mano, secondo studi scientifici di comprovata serietà, sembra proprio fondarsi su una componente di abilità nettamente prevalente sull’aspetto aleatorio, tanto da potersi considerare una vera disciplina sportiva (sul punto vi è diversa giurisprudenza di merito).

E tale aspetto, attinente all’abilità, prescinde dall’entità della posta in palio e porrebbe la formula torneo all’esterno del perimetro dei giochi d’azzardo, considerato che lucro e prevalenza dell’alea sono caratteristiche inscindibili, affinchè possa configurarsi il gioco d’azzardo.

Altro punto di rilievo è il riferimento della Corte di Cassazione, ad ormai ben dieci anni di distanza, al Parere del Consiglio di Stato n.3237 del 22 ottobre 2008. Riferimento che conferisce al predetto parere piena attualità sotto il profilo dei concetti espressi.

Sul tema, pertanto, la Suprema Corte torna ad affermare come la quota di iscrizione contenuta entro certi limiti, l’assegnazione di pari fiches di valore nominale ai partecipanti, il divieto di rientrare in torneo da parte del giocatore eliminato, l’organizzazione di massimo un torneo al giorno nella stessa località, la predeterminazione del premio non lucrativo, siano elementi tali da escludere la fattispecie del gioco d’azzardo. Con ciò richiamando alcune pronunce in tal senso risalenti al 2013.

Una sentenza, quindi, che dopo un apprezzabile periodo di quiescenza, torna ad impegnare la Suprema Corte sul tema del poker live e del texas hold’em, che resta sempre di grande attualità ed interesse”.

Cassazione, è l’ammontare della somma della cassa a stabilire se il poker è un gioco d’azzardo

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