nevola
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(Jamma) “Per l’incapacità politica di qualche amministratore che invece di guardare ai fatti ha abbracciato l’ideologia a Bolzano abbiamo rischiato di finire in mano al mercato del gioco d’azzardo illegale”. 

E’ quanto dichiarato dal presidente dell’associazione culturale La Sentinella, Luigi Nevola, presso la biblioteca del Comune di Bolzano durante la conferenza stampa sulla recente sentenza del Consiglio di Stato circa la normativa sul gioco d’azzardo in vigore in Provincia di Bolzano. Il Consiglio di Stato ha infatti messo in discussione la normativa chiedendo una verifica tecnica circa la sussistenza di un effetto espulsivo del gioco lecito sul territorio locale.

“La situazione è molto grave. Vietare è sbagliato, colpire il settore legale è sbagliato. Bolzano da città sicura e felice che era, per l’incapacità di alcuni amministratori, è divenuta una sorta di Chicago degli anni ’30. Non dimentichiamo quello che stava succedendo quando si è vietata l’installazione delle slot per lasciare campo libero ai totem. Noi lo abbiamo denunciato dimostrando che colpire il gioco legale favorisce l’illegalità e la criminalità. Dato che non ci hanno ascoltato, siamo stati costretti a fare una scelta coraggiosa ed a partecipare a questo ricorso. Oggi chiediamo che vengano completamente eliminati i giochi illegali, oltre a regole che evitino queste storture. Vogliamo più formazione, più prevenzione seria sui rischi del gioco d’azzardo – ha aggiunto Nevola -. Servono corsi di formazione e prevenzione, sale dedicate, personale qualificato. Siamo ovviamente contrari a una legge proibizionista, i luoghi sensibili e i distanziometri non portano a nulla, sono controproducenti. Vogliamo riportare Bolzano ad essere libera dalle mafie che gestiscono il gioco illegale. Ci batteremo fino alla fine perchè abbiamo a cuore i giovani e le fasce sociali più deboli”.

La Sentinella ha partecipato intervenendo ad adiuvandum rispetto alla teoria dell’avvocato Geronimo Cardia circa l’esistenza di un effetto espulsivo del gioco lecito in provincia che va addirittura ad inibire l’attività legale sul 98% del territorio provinciale.

“Dal dopoguerra fino al 2010 tutte le norme in materia noi le troviamo prodotte dal legislatore nazionale, dal 2010/11 in poi probabilmente stimolati e preoccupati dalla proliferazione dell’offerta di varie tipologie di gioco, gli enti territoriali hanno iniziato a legiferare in materia. Da questo momento noi abbiamo notato delle falle, in quanto all’iniziativa lodevole con cui si voleva mettere mano al problema della ludopatia non è seguita una corrispondente efficacia” ha spiegato l’avvocato.

“Il legislatore territoriale ha ritenuto insufficienti tutti gli interventi stabiliti dal legislatore nazionale, quindi ha deciso di aggiungere altri limiti che sono principalmente tre: distanziometro, limiti orari e divieto pubblicità. Con l’ausilio di consulenti tecnici urbanisti – ha aggiunto Cardia – abbiamo scoperto che tutte le città interessate dal distanziometro non lasciano praticamente possibilità, se non in aree come prati, aeroporti, dove tecnicamente non c’è il divieto del luogo sensibile ma non è possibile aprire per altre ragioni. Lo abbiamo chiamato effetto espulsivo, perchè espelle l’offerta legale e apre le porte a quella illegale. Sui distanziometri abbiamo notato anche che gli enti del territorio quando hanno introdotto questa misura hanno ripreso i principi delle distanze concepiti dal legislatore dell’epoca per le antenne dei telefonini. Lì aveva un senso, cosa che manca oggi, quando si decide di mettere una sala giochi lontana da un luogo sensibile. Stiamo lottando contro una misura inadeguata e tecnicamente errata. Un comparto che dà lavoro a tantissime persone, che operano in piena legalità, vede pregiudicati i propri interessi da una norma non corretta. Abbiamo vinto alcuni ricorsi, ma non è finita. Tutti i legislatori hanno il dovere morale di intervenire se si rendono conto di aver sbagliato in buona fede.

In merito al contenzioso oggetto del nostro incontro di oggi – ha proseguito l’avvocato – posso dire che alcuni ricorsi non siamo ancora riusciti a concluderli, altri hanno ottenuto un po’ di ragione già dal Tar di Bolzano. Il Consiglio di Stato si è ritrovato improvvisamente sul tavolo non uno ma tanti ricorsi e questi hanno cominciato a parlare dell’effetto espulsivo. Abbiamo chiesto ai giudici: se non ci credete che non si può aprire da nessuna parte, nominate un perito di vostra fiducia, ma non mandarci a casa semplicemente dicendo che non è vero, noi abbiamo mostrato con documenti alla mano come stanno le cose. Quindi ora è stato assegnato un tempo al perito e ai consulenti di parte che si esaurirà entro la fine dell’anno. Poi nei primi tre mesi del 2018 ci sarà un’udienza dove si parlerà dei risultati di questo lavoro peritale. Il giudice ha praticamente chiesto come prima cosa di dare un’occhiata alle norme urbanistiche delle città per vedere se questo effetto espulsivo c’è o meno. In secondo luogo ha chiesto di verificare se questa situazione di fatto è in grado di portare una contrazione del mercato dell’offerta legale. Si è poi parlato di marginalizzazione di offerta di gioco, il giudice ha quindi chiesto al perito: se dovessi concludere che esiste questa marginalizzazione, mi spieghi se questo può avere un effetto o no sulla contrazione della domanda?

Tutti noi guardiamo con grande attenzione questa consulenza tecnica chiesta dal Consiglio di Stato, non con entusiasmo eccessivo, siamo però contenti che i giudici prima di mandarci a casa come hanno sempre fatto in questi sei anni, abbiano detto ok, fateci vedere bene con una valutazione tecnica. Sotto il profilo strettamente culturale siamo orgogliosi” ha concluso Cardia.

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