Riceviamo e pubblichiamo da Paolo Lozzi, imprenditore del settore delle scommesse, un accorato appello ad intervenire per correggere una situazione che mette in grave pericolo le sale scommesse.
In seguito all’emergenza coronavirus, il 9 marzo scorso è stato approvato un Dpcm che impone la chiusura totale di tutti i negozi e gli esercizi pubblici, compresi sale slot, casinò terrestri e punti scommesse. Rimangono aperte le tabaccherie, che in alcuni casi sono anche punti vendita per scommesse sportive, bingo, gratta e vinci e lotterie.
La situazione per gli esercenti e le conseguenze per lo stato sembrano essere molto gravi. 
Secondo un recente articolo de Il Sole 24 Ore gli effetti causati dall’emergenza coronavirus saranno ingenti, anche per quanto riguarda la raccolta delle tasse dal mondo del gioco d’azzardo. La chiusura di tutte le sale da gioco, sale slot e vlt, bar con macchinette e sale bingo creerà un buco di 602 milioni di euro al mese nelle casse dello Stato. 
Nel DECRETO-LEGGE n. 18 del 17 marzo 2020, il famoso DL Cura Italia, si parla di proroga dei versamenti nel settore giochi (art. 69). Sostanzialmente sono stati spostati al 29 Maggio 2020 i pagamenti dovuti per il rinnovo della licenza del canone concessorio in scadenza il 30 aprile 2020.
Non una riga per quanto riguarda i finanziamenti per i gestori di sale scommesse. 
Basterà andare in banca e chiedere un finanziamento, direte voi. 
Bene, la situazione non è semplice come sembra. E, a tratti, è addirittura imbarazzante. 
Per poter gestire un centro scommesse è richiesta una partita IVA. Per l’apertura di una nuova partita IVA è necessario un CODICE ATECO.
Che cos’è il Codice Ateco?
Il codice Ateco è una combinazione alfanumerica che identifica una Attività Economica. Le lettere individuano il macro-settore economico mentre i numeri (da due fino a sei cifre) rappresentano, con diversi gradi di dettaglio, le specifiche articolazioni e sotto categorie dei settori stessi. 
Occorre comunicare all’Agenzia delle Entrate la tipologia dell’attività che intendiamo svolgere sulla base della classificazione Ateco 2007. Tale comunicazione è necessaria affinché ciascuna attività sia classificata in modo standardizzato ai fini fiscali, contributivi e statistici.
Un possessore di partita IVA che va in banca per richiedere un finanziamento deve comunicare il codice Ateco identificativo dell’attività da lui svolta. 
Ad  oggi però, un gestore di sale scommesse che va in banca per richiedere un finanziamento vedrà la sua richiesta respinta.
Perchè?
Il Codice Ateco che individua i centri scommesse è il 92.00.09 (https://www.codiceateco.it/categoria/altre-attivita-connesse-con-le-lotterie-e-le-scommesse ). 
Per questo codice Ateco, le banche hanno deciso di non stanziare finanziamenti in quanto “attività ad alto rischio volta ad incentivare la Ludopatia e per questo contrario al codice etico delle banche”. 
Ora, non vogliamo stare qui a discutere il codice etico bancario. Però ci sono tante cose che non tornano.
La prima, la più imbarazzante: la Banca accetta pagamenti di vincite fatte tramite bonifici ma offre anche la possibilità di poter pagare le scommesse sempre per mezzo di bonifico. 
Primo colpo al codice etico.
La seconda, se io mi presento in banca con il codice Ateco 92.00.09,  non solo mi viene negato il finanziamento, ma addirittura mi viene negata la possibilità di avere un conto corrente o di ottenere dei mutui (se non tramite un garante esterno).
Se invece mi presento con un codice ateco diverso (93.29.30, per sale giochi e biliardi, oppure 92.00.02, per la gestione delle slot o anche il 47.26.00, per le tabaccherie) il codice etico bancario sembra essere meno severo. 
Facciamo un esempio.
Io, gestore di una tabaccheria, mi reco in banca per un prestito. Comunico il mio codice Ateco, 47.26.00, e la banca mi concede il finanziamento.
Ora, tutti siamo entrati almeno una volta in una tabaccheria. E una volta dentro ci sarà capitato di vedere qualcuno che gioca alle slot, che gratta furiosamente un Gratta e Vinci, che punta sulle partite del campionato italiano del fine settimana o addirittura scommette sui giochi Virtuali presenti all’interno dell’attività.
Stessa situazione se entriamo in una sala giochi o un biliardo dove sono presenti le slot oppure nei famosi corner, nati come internet point ma a tutti gli effetti centri scommesse illegali.
Ora la domanda sorge spontanea: questo non è incitamento alla Ludopatia?
Secondo colpo al codice etico.
Per concludere. 
Quante sono le imprese che operano in Italia nel comparto del gioco pubblico? 
Circa 10.584. 
La maggior parte delle imprese di settore,  hanno un numero di addetti inferiore a 10 (10 084), 440 quelle con un numero di addetti compresi tra 10 e 50 e appena 14 quelle con un numero di dipendenti superiore a 250. 
Per un totale di 45600 addetti impiegati.
45600 persone a casa in attesa di una CASSA INTEGRAZIONE fantasma e senza la certezza di preservare il proprio posto di lavoro alla fine dell’emergenza.
In parole povere, le banche preferiscono difendere la propria etica in barba alla disoccupazione causata dallo stesso codice etico.  Siamo sicuri sia giusto così?
Credo proprio di no. Terzo colpo al codice etico
In tutto questo, lo Stato dove è?
Eppure non sembrano lontani i giorni in cui si ricordava del settore delle scommesse con aumenti di tassazione e divieti di pubblicizzare il proprio lavoro. 
I prestiti predisposti dal governo per le piccole e medie imprese valgono per tutti ma non per i gestori di centri scommesse, abbandonati da uno Stato che ogni anno incassa miliardi dalla tassazione sul gioco d’azzardo legale , e ricattati da un codice etico bancario che, a quanto sembra, di etico non ha proprio nulla.
Firmato Paolo Lozzi, gestore di sale scommesse