iaccarino
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Divieto assoluto di pubblicità e promozione, aumento del PREU, diffusione a macchia d’olio di regolamenti basati su distanziometri e fasce orarie che colpiscono sempre più, oltre alle slot, le sale che offrono una pluralità di giochi.

Questo è il contesto già definito, a cui vanno aggiunte le ormai quotidiane annunciazioni di nuove misure, come ad esempio la più volte ripetuta “stretta sulle concessioni”.

L’orientamento è chiaro: smantellare il sistema del “gioco legale”; non è altrettanto chiaro il punto di atterraggio di questa politica; non sembra esserci un obiettivo lucido, un modello più socialmente compatibile da sostituire a quello attuale.

Mano a mano che si creano le precondizioni per l’eliminazione del “gioco legale” dal territorio nazionale (ma le voci ufficiali negano che si sia intrapresa una strada proibizionista) prevale sempre di più l’impressione che ci si trovi di fronte ad una sorta di guerra santa. Come se un insieme di divieti faccia da solo sparire i problemi veri o presunti che si vogliono risolvere.

Non è così: se un modo di essere è connaturato, e direi profondamente, alla cultura di un Paese, la miglior forma di prevenzione è quella che interviene sulle mediazioni culturali.

Altra cosa è individuare le forme di un “modello” sostenibile e compatibile con la sensibilità sociale. Su questo credo che l’impegno di tutti gli operatori del gioco debba convergere, sulla produzione e valorizzazione di una proposta di “sistema” che sia in grado di far capire che il “mondo” del gioco non è e non vuole essere un universo nemico.

Una strategia, dunque, il più possibile condivisa, perché anche se con approssimazioni successive, è l’intero mondo del gioco (almeno quello fisico) che si trova nell’occhio del ciclone, senza particolari eccezioni. E gli operatori del gioco se non sono descritti come “biscazzieri” appartengono comunque alle “potenti lobbies del gioco d’azzardo”.

Ribaltare questa immagine, frutto anche di comportamenti del passato, non sarà facile, e non può essere obiettivo perseguibile singolarmente.

È il momento di abbandonare la sindrome dei “polli di Renzo” che continuavano a beccarsi mentre venivano gettati in pentola. La pentola di cui parliamo è la corsa alle briciole di un mercato in via di estinzione.

Dott. Armando Iaccarino – Presidente Centro Studi As.Tro

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