Il Consiglio dei Ministri francese ha approvato ieri un decreto che introduce una serie di novità in materia di regolamentazione del gioco d’azzardo, come Jamma.it ha anticipato su quese pagine.

La privatizzazione dell’operatore che gestisce in esclusiva tutti i servizi di lotterie e gratta e vinci è una delle novità più importanti di questo decreto. Ma non solo. L’autorità di regolamentazione del gioco d’azzardo online, l’ARJEL, verrà inglobata in una nuova autorità che avrà tutte e competenze in materia di gioco d’azzardo, ad esclusione dei casinò che resteranno al Ministero degli interni.

Tutto come da previsioni, o almeno sembrerebbe. Ma non per i casinò della Francia che all’indomani dell’annuncio del Governo chiedono più chiarezza sui programmi e sugli interventi di regolamentazione del mercato.

Già perchè, a quanto sembrerebbe, dietro il progetto di privatizzazione della FDJ ci sarebbe l’idea di aprire al mercato dei terminali da gioco, ovvero una versione ‘aggiornata’ delle slot, e comunque una tipologia di offerta capace di fare concorrenza ai casinò.

La normativa francese infatti, dagli anni ’90, vieta l’installazione di apparecchi da gioco a vincita nei pubblici esercizi, riservandone l’utilizzo alle sole case da gioco, circa 180, disseminate nel territorio francese.

Secondo alcune indiscrezioni il decreto licenziato dal Consiglio dei Ministri celerebbe un progetto di riforma del settore dei giochi con apertura ai terminali. Un incubo per i casinò francesi il cui bilancio, per il 90%, dipende proprio dalle slot. Immaginiamo cosa significherebbe per loro l’installazione di terminali da gioco nei 30.000 esercizi pubblici della rete della FDJ che, dopo l’operazione di privatizzazione, sarebbe controllata per l’80% da privati.

L’ipotesi che fa tremare i casinònon è mai stata smentita ufficialmente dal Governo di Parigi. “La FDJ come operatore che gode di una sorta di monopolio sulle lotterie e i gratta e vinci avrebbe potuto da tempo installare apparecchi da gioco, ma non è mai stato fatto perchè la società era in mano allo Stato. Figuriamoci cosa succederà ora”, dicono rappresentanti dei casinò.

Fino a questa estate sembrava che i casinò avessero ricevuto rassicurazioni in questo senso. A quanto pare esponenti del Governo avevano garantito che nei decreti che regolamentano l’operazione di privatizzazione sarebbe stato precisato il divieto di installare apparecchi da gioco. Ma il provvedimento, nel testo pubblicato ieri nei bollettini ufficiali, non reca alcuna disposizione di questo tipo. Per i casinò si tratta di un tradimento e della dimostrazione che il Governo non ha alcuna intenzione di tutelarli, come invece ha fatto in tutti questi anni impedendo l’apertura del mercato agli apparecchi ‘automatici da gioco’.

Una vicenda emblematica, quella dello Stato fancese, che fa riflettere anche alla luce della analisi offerta da una recente trasmissione televisiva dedicata proprio al gioco d’azzardo in Italia dove si parlava della Francia come esempio di regolamentazione del gioco anche in considerazione del divieto, vigente, di installare slot fuori dai casinò. in realtà lo Stato francese ha sempre tutelato le 24.000 slot presenti nei casinò del Paese, almeno fino ad oggi, quando tutto potrebbe cambiare con la possibilità di installare terminali per scommesse o giochi vari che, per le case da gioco francesi, sarebbero a tutti gli effetti ‘le nuove slot’.

Non a caso nel giugno scorso si è parlato di un documento riservato collegato al decreto di privatizzazione della FDJ nel quale si parla chiaramente di “riformare la regolamentazione del gioco d’azzardo”, collegato alla privatizzazione del DFG. I casinò continuano a gestire le slot machine fisiche, ma l’FDJ sarà in grado di sviluppare giochi di lotterie digitali … sotto forma di chioschi. Tuttavia, i terminali dovrebbero essere collegati in rete, per evitare i problemi di esempi ‘italiani o tedeschi’. Lo stato intenderebbe anche mantenere un “stretto controllo” dell’FDJ con un commissario governativo, secondo il progetto di decreto, anche per mettere le mani su questioni pubbliche e sociali.