Spettacolo viaggiante, giostrine e aumento canoni occupazione aree demaniali marittime. Freni (Mef): “Sarebbe opportuno valutare un intervento legislativo apposito che risolva la questione”

“Tenuto conto della complessità del descritto quadro normativo, sarebbe più opportuno valutare l’opportunità di un intervento legislativo apposito che risolva la questione”. Così il sottosegretario al Mef con delega ai giochi, Federico Freni, rispondendo a un’interrogazione parlamentare presentata da alcuni deputati della Lega a proposito degli effetti sulle imprese di spettacolo viaggiante derivanti dall’aumento dei canoni per l’occupazione di aree e pertinenze demaniali marittime.

Riportiamo di seguito il testo integrale dell’interrogazione a firma Gusmeroli, Cavandoli, Gerardi, Cantalamessa, Centemero, Covolo, Alessandro Pagano, Ribolla, Tarantino e Zennaro: “Per sapere – premesso che: il comma 4 dell’articolo 100 del decreto-legge n. 104 del 2020, stabilisce che l’importo annuo del canone dovuto quale corrispettivo per l’occupazione di aree e pertinenza demaniali marittime non può essere inferiore a 2.500 euro, aumentati nel 2022 a 2.698,75, a prescindere dalle superfici occupate e dalla durata;

tale aumento, di oltre il 700 per cento rispetto al 2019, grava fortemente anche sulle imprese di spettacolo viaggiante, che occupano il demanio pubblico. Una piccola attrazione, come una rotonda per la pesca di oehette o una giostrina, deve quindi versare circa 2.700 euro anche per un’occupazione di una superficie minima, e per pochi giorni. Se poi si sposta due o tre volte, come avviene: nell’attività di spettacolo viaggiante itinerante, rischia di dover pagare oltre 10.000 euro anche per un’occupazione di un cavallino a moneta, di circa 2 metri quadrati;

la normativa riconosce a questa categoria la «funzione sociale» e l’articolo 11 della legge n. 337 del 1968 recita: «Per le installazioni degli impianti dei circhi e dello spettacolo viaggiante sul suolo demaniale si applicano le tariffe previste per le occupazioni di suolo pubblico comunale»;

risulta evidente che il legislatore ha voluto tutelare questa forma di spettacolo popolare con due articoli della citata legge di settore. L’Agenzia del demanio, su specifico quesito ha risposto sostenendo che il citato articolo 11 si intenderebbe riferito solo alle tariffe del demanio comunale e non anche al demanio pubblico, ma, ad avviso degli interroganti, questa interpretazione contrasta con la ratio della soprammenzionata «funzione sociale» di cui all’articolo 1 della citata legge 337 del 1968, ove peraltro si riconosce che lo Stato «sostiene il consolidamento e lo sviluppo del settore»;

è pertanto urgente addivenire a una interpretazione autentica del dettato normativo, anche al fine di sollevare un’attività molto penalizzata dai due anni di chiusure per pandemia e tutelare un settore legato alle tradizioni e alla cultura popolare -: all’avvio della stagione di maggiore attività dello spettacolo viaggiante quali iniziative il Governo intenda assumere in merito alla problematica dei canoni demaniali di cui in premessa”.

Riportiamo di seguito il testo integrale della risposta del sottosegretario Freni: “Con il documento in esame gli Onorevoli interroganti segnalano una problematica concernente l’interpretazione autentica del dettato normativo recato dall’articolo 11 della legge n. 337 del 1968 in materia di concessioni di aree appartenenti al demanio marittimo e chiedono di sapere quali iniziative si intendano assumere al fine di tutelare il settore dello spettacolo viaggiante. Al riguardo, sentiti i competenti Uffici dell’Amministrazione finanziaria, si rappresenta quanto segue. Come già fatto presente in sede di svolgimento dell’interrogazione n. 5-06048 dell’On. Nardi riguardante la medesima tematica in argomento, le questioni portate all’attenzione dagli Onorevoli interroganti attengono alle competenze di numerosi Ministeri, non limitandosi al solo Ministero dell’economia e delle finanze. Giova brevemente richiamare il quadro normativo di riferimento. L’articolo 1, comma 675 della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019), prevede espressamente che « Al fine di tutelare, valorizzare e promuovere il bene demaniale delle coste italiane, che rappresenta un elemento strategico per il sistema economico, di attrazione turistica e di immagine del Paese, in un’ottica di armonizzazione delle normative europee, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentiti il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro per gli affari europei, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro per gli affari regionali e la Conferenza delle regioni e delle province autonome, sono fissati i termini e le modalità per la generale revisione del sistema delle concessioni demaniali marittime ». A seguito del conferimento di funzioni operato con il decreto legislativo n. 112 del 1998, tutte le funzioni amministrative e gestorie sui beni del demanio marittimo sono state trasferite alle regioni ed ai comuni, salvo che non siano funzioni relative ad usi specifici nazionali. In virtù di tale trasferimento di funzioni, agli enti gestori dei beni del demanio marittimo compete, tra l’altro, l’invio delle richieste di pagamento dei canoni/indennizzi nei confronti degli utilizzatori dei beni medesimi, essendo competente l’Agenzia del demanio, su richiesta dei medesimi enti e sulla base dei dati dagli stessi forniti, all’avvio della procedura di riscossione coattiva ai sensi dell’articolo 1, comma, 274 legge n. 311 del 2004 in caso di mancato pagamento. Tanto premesso, l’Agenzia del demanio fa presente che le disposizioni di cui alla legge 18 marzo 1968, n. 337 fanno espresso ed esclusivo riferimento all’occupazione di aree appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile di proprietà dei comuni (cfr. articoli 9 e 11). Tale normativa, difatti, ha ad oggetto le tariffe previste per le occupazioni di suolo pubblico comunale e non trova applicazione relativamente al demanio pubblico dello Stato, il cui utilizzo è invece disciplinato dalle specifiche leggi di settore che prevedono diversi criteri di quantificazione dei relativi canoni (cfr. articolo 100, comma 4, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 convertito con modificazioni dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126; decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400 convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494). Si precisa, poi, che ai sensi dell’articolo 2 della legge 18 marzo 1968, n. 337, « sono esclusi dalla disciplina di cui alla presente legge gli apparecchi automatici e semiautomatici da trattenimento ». Alla luce di quanto suesposto, una possibile diversa interpretazione potrebbe essere giustificata dalla genericità del riferimento contenuto nell’articolo 11 della legge 18 marzo 1968, n. 337 al suolo demaniale, così che si potrebbe concludere nel senso che tutte le occupazioni effettuate dai soggetti in questione – comprese, quindi, anche quelle effettuate sul demanio marittimo (articolo 822 c.c.) – siano assoggettate al canone patrimoniale istituito dai comuni ai sensi dei citati commi 816 e seguenti della citata legge n. 160 del 2019. Comunque, tenuto conto della complessità del descritto quadro normativo, sarebbe più opportuno valutare l’opportunità di un intervento legislativo apposito che risolva la questione, tenuto conto degli effetti finanziari recati dalla predetta estensione”.