“Il riassetto del settore (dei giochi, ndr) su cui il Governo sta lavorando potrà portare certamente maggiore chiarezza” sulla questione degli atteggiamenti discriminatori messi in atto da parte delle banche nei confronti degli operatori del comparto. E’ quanto ha evidenziato oggi il sottosegretario al Mef con delega ai giochi, Federico Freni (nella foto), rispondendo all’interrogazione parlamentare presentata da alcuni deputati di Forza Italia (primo firmatario Antonio Martino) su questo tema di stretta attualità, che sta generando non poche preoccupazioni tra gli imprenditori.

Riportiamo di seguito il testo integrale della risposta del sottosegretario Freni: “Con il documento in esame gli Onorevoli interroganti richiamano il comma 13 dell’articolo 39 del decreto-legge n. 269 del 2003, il quale ha stabilito che alle videolottery (Vlt) e alle newslot (Awp) si applichi un prelievo erariale unico il versamento del quale deve essere ordinato unicamente tra-mite RID. Ciò pena il blocco immediato degli apparecchi e la successiva segnalazione all’Agenzia delle dogane e dei monopoli cui segue la risoluzione contrattuale da parte del cessionario. Tanto premesso, gli Interroganti, nel segnalare come nelle ultime settimane diversi istituti bancari abbiano comunicato l’interruzione del contratto in essere per la tenuta del conto corrente così esponendo piccole e medie imprese di gestione del gioco di Stato a gravi problemi in ordine alla corretta gestione dei flussi di cassa e alla corresponsione del prelievo erariale unico, chiedono di sapere quali interventi, anche di carattere normativo, si intendano adottare per la risoluzione della problematica esposta. Al riguardo, sentiti i competenti uffici dell’Amministrazione finanziaria, si rappresenta quanto segue. Gli Onorevoli interroganti hanno posto la questione della presenza di singoli istituti di credito i quali hanno manifestato la volontà di non intrattenere rapporti con gli operatori del settore del gioco con vincita in denaro. La questione è stata posta già dallo scorso anno all’attenzione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli da alcune associazioni rappresentative della filiera del gioco tramite apparecchi da intrattenimento. È utile premettere che il contesto italiano si caratterizza, rispetto ad analoghi mercati europei, per la presenza del sistema concessorio, la cui compatibilità con la normativa unionale è stata riconosciuta in più pronunce della Corte di giustizia. Detto sistema fornisce un elemento di garanzia specifico al mondo bancario rappresentato dalla procedura di selezione dei concessionari, svolta mediante gara ad evidenza pubblica e dai controlli svolti da ADM.

Giova sottolineare che gli obblighi imposti dalle convenzioni di concessione ai concessionari di Stato e all’intera filiera relativi alla necessità di dotarsi di conti correnti dedicati e di effettuare i versamenti tramite RID risponde al superiore interesse pubblico erariale di assoluta certezza delle entrate nonché di trasparenza e tracciabilità dei flussi finanziari. Il suo mantenimento è pertanto un’esigenza insopprimibile e di primaria importanza per la tenuta dell’intero sistema concessorio. Proprio per tale motivo, da subito l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha preso contatti con l’Associazione Bancaria Italiana al fine di comprendere le motivazioni dei comportamenti posti in essere dalle banche e di individuare soluzioni che consentano la prosecuzione dell’attività degli operatori nel rispetto delle norme concessorie e del superiore interesse pubblico. Il settore bancario fa presente che esiste il tema del rispetto dei principi comunitari e l’impossibilità di intervenire su legittime scelte commerciali dei singoli istituti di credito, spesso legati alla volontà di non intrattenere rapporti con il settore del gioco con vincita in denaro, ritenuto a forte rischio. L’Agenzia dogane e monopoli sta ponendo la massima attenzione nella risoluzione del problema reso ancora più difficile dall’insicurezza ed instabilità legate all’attuale fase di proroga delle concessioni, che impedisce ogni tipo di programmazione a medio e lungo termine e l’individuazione di nuove regole per la fattispecie oggetto di interrogazione. In merito alla questione rappresentata dagli Interroganti, il Dipartimento del Tesoro osserva che la normativa europea e nazionale in materia di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo prevede presidi di prevenzione a carico delle banche e degli altri prestatori di servizi di pagamento proporzionali all’entità dei rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo (ad esempio, l’obbligo di adeguata verifica della clientela ex articoli 24 e seguenti del decreto legislativo n. 231 del 2007). Tanto con particolare riferimento a particolari categorie di clienti che, in ragione della peculiare attività svolta, risultino essere più esposti ai rischi di riciclaggio (ad esempio, le imprese che operano nel comparto del gioco legale o i compro oro). D’altro canto, tali previsioni debbono essere lette in combinazione con i principi generali dell’ordinamento che riconoscono ampia libertà all’autonomia negoziale delle parti (soprattutto ove si tratti di rapporti contrattuali tra professionisti, come nel caso oggetti di interrogazione). A ciò si aggiunga come la stessa normativa antiriciclaggio riconosca che le banche e gli altri prestatori di servizi di pagamento possano, nell’ambito delle proprie attività, decidere di non stabilire o terminare relazioni d’affari, o di non effettuare una transazione, in considerazione dell’elevato rischio di riciclaggio (cosiddetto derisking). Secondo il quadro normativo europeo, tuttavia, tale decisione potrebbe non essere giustificata quando viene fatta in modo collettivo nei confronti di un’intera categoria di imprese senza prendere in considerazione il profilo di rischio dei singoli clienti, che potrebbe variare significativamente nell’ambito della medesima categoria. Al contrario, un approccio che preveda la cessazione massiva e indiscriminata delle relazioni d’affari con intere categorie di clientela, senza una valutazione individuale del rapporto di affari e una considerazione dei rischi e dei relativi presidi che potrebbero essere attuati, non sarebbe coerente con l’approccio basato sul rischio stabilito nella normativa unionale e domestica. A questo fine, sono state avviate interlocuzioni con la Banca d’Italia e l’Unità di Informazione finanziaria per l’Italia per verificare se il fenomeno sussiste sul territorio italiano, nonché le eventuali categorie di professionisti maggiormente colpite, al fine di valutarne l’effettiva portata e determinare le opzioni di intervento più efficaci. Alla luce di quanto suesposto, considerando irrinunciabile l’esigenza di trasparenza e sicurezza fornita dall’attuale sistema di flussi finanziari e alla luce della necessità di garantire il corretto versamento all’erario delle somme provenienti dal prelievo erariale unico, il Governo potrà valutare tutte le iniziative compatibili con l’attuale sistema regolatorio per aiutare le piccole e medie imprese del settore a garantire la corretta gestione dei flussi di cassa, anche sollecitando, nell’ottica di una proficua interlocuzione interistituzionale, un intervento in tal senso da parte della Banca d’Italia nei confronti delle imprese del circuito bancario. Tale intervento sarà volto ad individuare misure, anche transitorie, di prosecuzione dell’attuale sistema, in vista dell’adozione, con le nuove convenzioni di concessione, di una disciplina che risponda ai molteplici interessi presenti, al fine di conseguire un loro equo bilanciamento. Il riassetto del settore su cui il Governo sta lavorando potrà portare certamente maggiore chiarezza”.

La deputata Marrocco (FI), replicando, ha spiegato: “Siamo parzialmente soddisfatti, abbiamo forti perplessità per il fatto che non ci sia una soluzione pronta. Ricordo che questo settore rende allo Stato 6 miliardi all’anno e non è fattibile che ci siano problemi con gli affidamenti bancari. Il danno economico per lo Stato causato dall’impossibilità di riscuotere il prelievo erariale unico sarebbe enorme. Ci auguriamo che lo Stato adotti subito delle soluzioni, bisogna risolvere questa situazione che sta portando le imprese ad avere grandi difficoltà in un momento in cui proprio non possiamo permettercelo”.

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