Sostegni agli imprenditori di sale slot e giochi, ai gestori che dovranno essere messi in condizione di rispettare la norma regionale che impone le distanze minime dai luoghi sensibili attingendo, magari, dalle entrate derivanti dalla tassazione dei giganti del web.

E’ quanto propone la consigliera M5S del Comune di Roma, Sara Seccia. Il Consiglio Comunale della Capitale ha infatti approvato una mozione per chiedere che non venga modificata la norma che impone il rispetto del distanziometro per le attività di gioco e il suo termine ultimo. Il Consiglio Regionale, al contrario, sta votando una norma che posticipa la scadenza per l’adeguamento alla legge in considerazione dei disagi e delle difficoltà dovute all’emergenza Covid e alla conseguente sospensione delle attività di gioco legale dall’ottobre scorso.

“Siamo fermamente contrari alla decisione della Giunta della Regione Lazio di prorogare al 2022 l’entrata in vigore del distanziometro di 500 metri tra sale da gioco e luoghi sensibili e lo abbiamo espresso chiaramente in Aula Giulio Cesare con il voto favorevole alla mozione che ho presentato”, spiega Sara Seccia.
“Il distanziometro (e la sua applicazione) è uno strumento necessario all’interno della normativa regionale. Seppure la sua retroattività rimane, secondo me, un problema (sia per i gestori, sia per l’applicazione della legge stessa), il distanziometro è stato inserito e va applicato. Stavolta ho voluto citare nell’atto anche i gestori di sale ed apparecchi. La Regione Lazio provveda all’applicazione completa della L.R. n. 5/2013, ma occorre anche che si valutino seriamente degli incentivi e/o ristori affinchè i gestori siano messi in condizione di rispettare la normativa regionale o, comunque, di avere la possibilità di scegliere come gestire la propria attività grazie a fondi erogati in loro favore, se non altro per gli investimenti economici che hanno sostenuto (ristori seri, non mancette). In fondo, se la legge ha consentito l’apertura di determinate attività, con tutte le conseguenze sociali del caso, la colpa non può essere attribuita a coloro che con quelle attività adesso ci vivono. A livello nazionale il gioco d’azzardo è stato sottovalutato e non può più costituire una leva fiscale come avvenuto sino ad ora. I comuni sono soli nell’affrontare questa piaga e lo fanno, tra l’altro, con competenze molto marginali potendo disciplinare solo gli apparecchi da gioco (slot) e non il grande ‘mostro’ del gioco online, il Gratta e Vinci, Bingo e lotterie.
Non intendiamo affossare un settore, né i loro operatori: per questo chiediamo da tempo che si intervenga, ad alti livelli, su tutti i giochi, non solo le slot, e che i gestori di sale e apparecchi non siano le sole vittime di un’azione amministrativa che, seppur reputiamo giusta, non può focalizzarsi soltanto su di loro. Occorre intervenire – da una parte – per tutelare la salute pubblica, dall’altra per salvaguardare posti di lavoro, attraverso ristori regionali/nazionali e processi ‘dolci’ di riconversione delle attività che non rendano vani gli investimenti già effettuati”, conclude la consigliera del M5S.