Limitazioni al minimo a partire da oggi, lunedì 14 giugno, per 40,5 milioni di italiani, tenuti però a continuare a rispettare alcune restrizioni previste dall’emergenza COVID. Per il gioco legale è una riapertura a metà.

Il Piemonte, come altre Regioni, tira un sospiro di sollievo ma non gli operatori del gioco legale e i tanti esercenti che nei giorni scorsi hanno staccato la spina degli apparecchi da intrattenimento a vincita.

Dal maggio scorso è scaduto il termine ultimo per delocalizzare gli apparecchi nel rispetto delle distanze minime dai luoghi sensibili previste dalla Legge Regionale approvata nel 2016.

Il Consiglio Regionale, che ha avviato l’iter di approvazione di un ddl di modifica della normativa con conseguente abolizione degli effetti retroattivi, non ha potuto garantire le condizioni perchè si potessero mantenere in attività gli apparecchi e le attività di sale giochi già autorizzate.

Ed è proprio in Consiglio Regionale che si stanno svolgendo le audizioni dei soggetti interessati, Terzo Settore e associazioni di categoria, nell’intento di capire davvero quali siano stati gli effetti della norma. Effetti sui quali sembra esserci forte divergenza di opinioni, soprattutto in termini di effetti sulla situazione occupazionale.

E’ singolare infatti che tra gli auditi, nei giorni scorsi, ci sia stato anche IRES Piemonte, che è un istituto pubblico di ricerca che svolge indagini in campo sociale ed economico, con l’obiettivo di aiutare la Regione a prendere decisioni in termini di programmazione e amministrazione. L’IRES ha presentato gli stessi dati prodotti in una analaga occasione nel gennaio scorso, per altro riferibili al 2019. Insomma davvero poco per garantire un quadro sufficientemente esauriente della situazione.

Il lockdown per il settore delle slot non è ancora finito, così come l’oscurantismo che la politica continua ad utilizzare mentre si occupa di regolamentazione del comparto. mc