“Il gioco va considerato come una delle condizioni normali della vita della gente. Per questo deve essere legale e vanno evitate anomalie. Non è facile un approccio di questo tipo come visto negli ultimi anni, per una ragione oggettiva: questo settore non gode di una buona reputazione. Questo aspetto è stato spesso sottovalutato, dalla politica e dal settore stesso. Oggi le attività di gioco fanno fatica ad avere credito bancario, questo tema della reputazione è quindi un tema importantissimo e che va affrontato”.

Lo ha detto Pier Paolo Baretta (nella foto), già Sottosegretario al MEF con delega ai giochi (PD) intervenendo al convegno “Gioco legale: la necessità di riordino” organizzato a Roma dall’Istituto Milton Friedman, con la partecipazione dell’Associazione Italiana Esercenti Giochi Pubblici (EGP-Fipe), del Sindacato Totoricevitori Sportivi e della Federazione Italiana Tabaccai.

“Negli ultimi tempi finalmente c’è una maggiore visione unitaria da parte degli operatori del gioco, questo è un aspetto che consiglio di rafforzare. Confido molto sul lavoro della Commissione. Il riordino deve avere come obiettivo l’omogeneità della legislazione a livello nazionale, forse si potrebbe partire dall’accordo Stato-Regioni che poi è rimasto inutilizzato. Bisogna però affrontare il tema del numero dei punti gioco e soprattutto la loro ubicazione, va scongiurata la concentrazione in periferia. Forse c’è anche spazio per una riduzione dell’offerta. Sulle distanze uno degli errori gravi degli enti locali è stato quello di fare un elenco di luoghi sensibili che non rispondeva a nessuna logica. Io penso che bisogna anche completare il controllo a distanza, nella lotta all’illegalità questo è un aspetto importante che va completato. Tutto questo presuppone che nel riordino complessivo ci sia anche un riordino delle gare, oggi c’è riordino temporale e metodologico. Mi chiedo come potrebbe fare lo stesso Stato ad organizzare un bando per le nuove gare non avendo risolto questi aspetti. La mia personale opinione è che bisognerebbe prendere tutte le gare attuali e prorogarle in funzione di un’unica scadenza, questo metterebbe pressione anche nel fare la riforma”.