“I giochi sono un’attività economica come le altre, con la stessa dignità e gli stessi interessi. E’ un’attività economica che genera ricchezza e lavoro. Dobbiamo riconoscere questo. E’ un’attività che genera entrate per lo Stato, circa 10 miliardi all’anno. Entrate preziose e facili da raccogliere per lo Stato. E’ un’attività economica che genera anche danni sociali, come la dipendenza e quindi ci sono problemi di accettazione sociale e politica. Bisogna fare i conti con tutti e tre questi aspetti. Per questo ci vuole una strategia politica nazionale, non possono esserci politiche regionali e comunali, nessuna di queste può essere efficace se si applica solo su un certo territorio. Le concessioni sono nazionali, quindi il concessionario non può avere a che fare con centinaia di regole diverse”.

Lo ha detto Giovanni Kessler (nella foto), magistrato, già Direttore generale dell’OLAF e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, intervenendo al convegno “Gioco legale: la necessità di riordino” organizzato a Roma dall’Istituto Milton Friedman, con la partecipazione dell’Associazione Italiana Esercenti Giochi Pubblici (EGP-Fipe), del Sindacato Totoricevitori Sportivi e della Federazione Italiana Tabaccai.

“La limitazione dell’offerta di gioco è un sistema che funziona poco, anche dal punto di vista della lotta alla ludopatia. Non può essere usato come strumento se non in un’ottica di decoro. E’ un abuso, una strumentalizzazione. Un limite ci deve pure essere e infatti c’è, così come per altre attività, ma anche questo non ci aiuta sulla dimensione dei danni sociali della ludopatia. Meno gioco legale porta più gioco illegale? Può essere vero, ma questa non è un’equazione matematica immediata, non è che si trasferisce tutto nell’illegale. Basti pensare che c’è anche l’online legale. L’illegale comunque va bloccato e ancora non si fa abbastanza. Non è che aumentando l’offerta legale o eliminando tutti i limiti si fa diminuire la ludopatia. La ludopatia non è legata al gioco illegale, bensì all’abuso di gioco, legale o illegale che sia. I controlli distinguono il gioco legale da quello illegale, quindi se i controlli vengono fatti bene un minimo di riduzione dei danni sociali c’è, ma è un argomento che tiene fino a un certo punto. I limiti ci vogliono per ridurre il danno sociale di questa attività e affinchè sia accettata e possa svilupparsi in maniera sana”.