“Abbiamo impiegato mesi, se non anni, perché siamo al quarto anno di legislatura e ci ritroviamo ancora a discutere del sesso degli angeli, e cioè se i metri devono essere 250 o devono essere 500, se un metro in più salva la vita ai ludopati,se 499, invece, uccidono quella vita. Rischiamo di cadere assolutamente nel ridicolo” . E’ quanto ha dichiarato il consigliere regionale Nicola Marmo (FI) oggi in Consiglio Regionale a proposito delle distanze minime dai luoghi sensibili della legge regionale sul gioco d’azzardo.

“Abbiamo più o meno concordato i 250 metri con le organizzazioni che abbiamo incontrato come Capigruppo, con  il Presidente, e io, siccome tengo fede a quello che ci diciamo, non ho presentato il mio subemendamento. Qual era il mio subemendamento? Perché la battaglia di tutto sono, appunto, i metri, che è un assurdo giuridico, medico e di tutto quello che vogliamo aggiungere. Cioè, la distanza da un luogo sensibile non serve a niente. Anzi, eliminando le distanze noi risolveremmo i problemi di coloro i quali ricevono sanzioni dai vigili urbani perché non hanno riconosciuto la legge regionale n. 43 e non si sono resi conto che dovevano stare a 500 metri di distanza, e comunque hanno elevato sanzioni. E adesso, con  un emendamento del consigliere Colonna, dopo che abbiamo parlato con le organizzazioni e con i rappresentanti,ritorniamo ai 500 metri. Già i 250 erano un compromesso” . “Ma i 500 metri non servono a nulla. È la ludopatia, cioè sono le attività che la Regione doveva mettere in campo attraverso tutti i suoi organismi per eliminare i problemi in chi è ossessionato da questo gioco, dal gioco d’azzardo. Qui parliamo di gioco legale, che peraltro non è nemmeno autorizzato da noi. Non andiamo a controllare, non facciamo niente. È autorizzato dallo Stato, in virtù di una legge sulla pubblica sicurezza. Noi ci stiamo arrampicando sugli specchi per decidere come complicare la vita alle persone, perché se domani qualcuno riceve disdetta dai propri locali, li riceverà con il coltello alla gola perché qualcuno gli dirà “mi devi pagare di più perché questa posizione è diventata importantissima”. Non è possibile, cioè. che arriviamo in Aula e che ci vengano presentati ulteriori emendamenti che non chiariscono ma complicano le cose, peraltro, in assenza dell’assessore alla salute, che si dovrebbe occupare della ludopatia. Questa Regione non ha mai fatto niente. Io ho assistito all’elevazione di contravvenzioni ad esercizi che avevano soprattutto i giochi immediati, solo perché non c’era il cartello che diceva che la vendita di questi prodotti può determinare ludopatia. Solo questo ha determinato sanzioni fino a 25.000 euro: cioè, rincorriamo le chiacchiere. La sostanza è che nessuno si occupa di come curare queste persone. Ci sarà la normativa nazionale, lo abbiamo detto altre volte; aspettiamo la normativa nazionale. Dovrà essere inserita la tessera sanitaria (il codice fiscale) su ogni gioco che si farà; aspettiamo la normativa generale. Ma noi non siamo titolari di alcunché, se non di occuparci di come salvare quelle persone che eccedono nel gioco, seppure legale, ma eccedono. Questo è l’ambito di questa di sala, non altro. Saranno la legge nazionale e gli articoli del Testo unico di polizia che ci diranno se lo spostamento significa una nuova licenza, un nuovo esercizio, una nuova attività. Non lo possiamo stabilire noi, non riguarda noi. Ci stiamo occupando di cose per le quali noi non abbiamo titolo. Aspettiamo il Governo nazionale per decidere queste cose e accontentiamoci di limitare ai 250 metri, visto che è stato un dato unanimemente acquisito di mediazione. È inutile ora cominciare ad arrampicarci sugli specchi. Siccome il 13 come scadenza è arrivato, eliminiamo proprio le distanze. Non c’è bisogno di alcuna distanza. Ognuno sta dove vuole, come dice la normativa europea dal 2000, applicata in Italia nel 2004: libertà di stabilimento. Libertà di movimento. I cittadini si possono muovere e possono stabilire le proprie attività economiche dove vogliono, a seconda di come il mercato può essere per loro soddisfacente o meno”.