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“Discutiamo in merito all’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta monocamerale sul settore del gioco pubblico in Italia e sul contrasto al gioco illegale. In Italia il gioco d’azzardo coinvolge circa 10 milioni di persone: dalle scommesse online fino alle slot machine. I malati di ludopatia sono 1,3 milioni, come acclarato dall’osservatorio nazionale sul contrasto al gioco d’azzardo. La ludopatia è una piaga sociale anche peggiore dell’alcolismo e della tossicodipendenza. Come ho già avuto occasione di affermare in Commissione finanze e tesoro, oltre alle lotterie istantanee vengono istituite anche commissioni di inchiesta lampo istantanee e ne sono lieto. Mi permetto però di ricordare – lo dico senza acrimonia – che il 22 maggio 2018 (quindi oltre tre anni fa) avevo presentato la proposta di legge n. 411, la terza a mia prima firma dopo le norme a tutela e garanzia del diritto di proprietà della prima casa (n. 319). Per quanto riguarda quest’ultima, purtroppo proprio oggi la Consulta ha dichiarato incostituzionale la seconda proroga, dal primo gennaio al 30 giugno 2021, della sospensione delle procedure esecutive sulla prima casa, oltre alle disposizioni in materia di incompatibilità con la partecipazione ad associazioni che comportino il vincolo di obbedienza, come richiesto da logge massoniche o da associazioni fondate sul giuramento o sul vincolo di appartenenza”.

Così il senatore Elio Lannutti (Misto) in Senato in seguito all’approvazione del documento per l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul settore del gioco pubblico in Italia e sul contrasto del gioco illegale.

“La proposta di legge n. 364, norme per il contrasto, la riduzione e la prevenzione del gioco d’azzardo patologico, assegnata il 20 ottobre 2018 alle Commissioni finanze e sanità, nonostante i solleciti, giace impolverata nei cassetti delle Commissioni. Certo, la pandemia ha cambiato le cose. Secondo l’Istituto superiore di sanità (ISS) la presa di coscienza di essere ludopatici con il lockdown è aumentata; stando a casa sono in crisi di astinenza. L’impossibilità di giocare d’azzardo per una persona con un disturbo specifico può causare un aumento del livello di stress, inquietudine, aggressività disturbi del sonno, al punto tale da inasprire le relazioni sociali di convivenza. Dunque, improvvisamente, in tanti si sono accorti di avere una dipendenza. La situazione è gravissima soprattutto quando i ludopatici giocano.

Le persone affette da ludopatia solitamente stabiliscono con il gioco un rapporto esclusivo e altamente coinvolgente. L’elevato livello di eccitazione li spinge a trascurare famiglia, affetti e lavoro, per non parlare dei soldi sottratti alla quotidianità della famiglia.

In base al Libro Blu, redatto dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, in Italia ogni anno le giocate superano i 110 miliardi di euro, una cifra equivalente a due gigantesche manovre finanziarie. È come se ogni italiano scommettesse un totale di 1.780 euro l’anno ed è un dato in aumento, soprattutto a causa del gioco online, che rappresenta un terzo del fatturato complessivo del settore.

Secondo l’Agenzia delle entrate il volume del giro d’affari del gioco d’azzardo aumenta del 3,5 per cento l’anno per quanto riguarda il gioco fisico, del 16 per cento invece se ci si riferisce al gioco online. I cosiddetti poker cash fanno la parte del leone e si tratta di giochi in cui c’è sempre un unico vincitore: la società che promuove il gioco. Il giocatore perde sempre, a volte arriva a ridursi sul lastrico; ma c’è di più: il gioco d’azzardo non riduce soltanto il tenore di vita del ludopatico e del suo nucleo familiare; a rimetterci è anche l’economia reale a cui vengono sottratte risorse preziose. Il giocatore compulsivo limita infatti le proprio capacità di spesa con evidenti danni al circuito economico e commerciale e, in più, colpisce soprattutto le fasce più basse della popolazione, le persone con minor grado d’istruzione, quelle con i lavori precari.

Secondo recenti statistiche dell’Istituto per la salute del bambino e dell’adolescente del Bambin Gesù, il gioco d’azzardo è in pericoloso aumento tra i giovani. Il 49 per cento dei giovani italiani tra i quattrodici e i diciannove anni ha giocato al Lotto almeno una volta, il 20 per cento di giovanissimi tra i dieci e i diciassette anni ha frequentato le sale scommesse, il 25 per cento dei bambini tra i sette e i nove anni ha acquistato i tagliandi «gratta e vinci». Inoltre sono in allarmante aumento le applicazioni per telefoni cellulari e tablet che offrono centinaia di giochi d’azzardo, scaricabili gratuitamente anche nella versione per bambini con immagini e format accattivanti.

Sempre più minorenni utilizzano quotidianamente telefoni cellulari e tablet da cui possono accedere alle applicazioni del gioco d’azzardo. Tra i giovanissimi è altissimo il rischio di sviluppare dipendenza dal gioco d’azzardo. È proprio lo Stato il primo responsabile di questo disastro sociale. Gli apparecchi di intrattenimento, ovvero slot machine e videolottery si confermano i più utilizzati con il 63 per cento delle giocate complessive su rete fisica. Seguono le lotterie, comprese quelle istantanee, i cosiddetti «gratta e vinci», con il 12,4 per cento, e le varie tipologie di Lotto, con il 10,8 per cento.

Va bene quindi, colleghi, signora Presidente, indagare sul settore del gioco pubblico e sul contrasto al gioco illegale, ma la ludopatia ed i costi sanitari e sociali con il gioco che si accanisce sui più deboli con la complicità dello Stato avrebbe meritato maggiore attenzione. Il gioco d’azzardo, che per Camillo Benso di Cavour era la tassa volontaria sugli stolti, la tassa sugli imbecilli, si accanisce sui più deboli, proprio coloro che lo Stato, tramite la Costituzione, dovrebbe proteggere, quindi non dovrebbe essere complice. Bisognerebbe cambiare paradigma, iniziando a trattare il gioco d’azzardo con lo stesso approccio con cui si affronta la droga, senza nascondere la testa sotto la sabbia facendo finta, per salvaguardare le entrate erariali, di non conoscere i costi sanitari, sociali ed umani che lo Stato biscazziere è costretto a pagare con interessi capestro.

In conclusione, signora Presidente, certamente è stato ottenuto qualche miglioramento dell’impianto iniziale, anche grazie alla discussione che c’è stata e ai nostri emendamenti, ma non è ancora sufficiente. Per questo personalmente mi asterrò sulla votazione del disegno di legge in esame”.