(Jamma) – “Dopo anni di eccesso di offerta e sottovalutazione degli effetti sociali, vogliamo davvero una legge che riformi il settore del gioco o no? Tutti coloro che pensano che il gioco vada proibito, quindi il 16% degli italiani secondo questa ricerca, non hanno alcun interesse a una legge di riforma, anzi la vedono come un limite, un punto di caduta, rispetto ad un obiettivo strategico che hanno il diritto di portare avanti ma non trova una risposta in un atteggiamento riformista. La difficoltà sta nel fatto che coloro che sono disponibili a riformare il settore (62% degli italian) hanno al loro interno idee molto diverse e di difficile conciliazione: sui criteri di accesso al gioco, sulla privacy, sugli orari, sulla pubblicità. Noi abbiamo provato ad ascoltare tutti, ma la mia opinione è che ormai toccherà a noi decidere. Dopo tutto questo periodo di fatiche non è pensabile di vedere concludere la legislatura azzerando tutto. Lasciare la situazione in sospeso lo troverei irresponsabile. Sosterrò la tesi di una doverosa presa di posizione del governo”. E’ quanto dichiarato dal sottosegretario al Mef Pier Paolo Baretta a Roma, nell’ambito della conferenza “Gli italiani e il gioco d’azzardo: la percezione, le analisi, il Gap e le nuove regole”.

“Lo Stato ci ha messo del suo in questi anni – ha aggiunto Baretta – basti pensare alla decisione presa in seguito al terremoto di qualche anno fa, che ha portato ad una forte proliferazione del gioco. Nel frattempo, mentre questa diffusione penetrava nel territorio, c’è stata anche una accresciuta sensibilità sul settore. Quando lo Stato ha ritenuto che la diffusione del gioco legale potesse contrastare quello illegale ha avuto una idea giusta. Oggi le cose sono cambiate, perchè si è esagerato. Non farei una battaglia sui numeri, questa crescente sensibilità ha fatto aumentare un’apparentemente diffusa linea proibizionista. Il problema del governo è come rispondere a questa crescente domanda sociale di regolazione, riduzione, controllo, prevenzione con una linea non proibizionista, perchè riteniamo che questa abbia effetti seri: sposteremmo il gioco e non faremmo più prevenzione. Il problema difficile da risolvere è riportare il gioco a una condizione di normalità. La cosa che mi dispiace di più è che non si colga o non si voglia cogliere il tentativo forte di svolta presente nelle idee del governo. Noi ci siamo mossi su tre direttrici: mantenere il regime concessorio, ci sono molti che ritengono che lo stato dovrebbe ritirarsi, ma questo comporterebbe l’assoluta liberalizzazione; la riduzione dell’offerta, nota dolente per alcuni operatori del gioco, ma con senso di responsabilità, interveniamo in maniera netta sulla riduzione della awp. Ci si chiede perchè proprio le awp. Perchè sono 400mila! Puntiamo a una riduzione mirata, abbiamo introdotto la totale proibizione di awp nei negozi generalisti secondari (alberghi, stabilimenti balneari) e sono già 8mila posti in meno; poi ancora tagli nei bar e tabacchi. In questo caso il discorso della riduzione, considerando i metri quadrati come proposto da Nevola, lo adottiamo, ma facciamo un passo in più, vogliamo ridurre drasticamente anche i punti gioco, non solo il numero delle macchine. La terza direttrice riguarda la prevenzione e la cura: bisogna innalzare la qualità dei posti dove si gioca. Introduciamo il controllo da remoto, allunghiamo i tempi di giocata, forse qualche passo ulteriore sulla pubblicità si potrebbe fare, vediamo insieme quale potrà essere la strada.

Nel dibattito con gli enti locali restano da risolvere due punti: gli orari, la mia impressione è che si possa trovare una via di condivisione, distinguendo tra i tempi di gioco della macchinetta e i tempi di apertura delle sale da gioco. Non è detto che l’orario delle macchine debba essere uguale a quello del locale. In secondo luogo il punto più controverso è quello delle distanze. Noi abbiamo offerto la riduzione drastica dei punti gioco. In merito a questo tema va precisato che l’elenco dei luoghi sensibili è opinabile, questo crea disomogeneità nel territorio, in quanto noi non possiamo creare una situazione in cui ogni Comune decida le proprie distanze, avrebbe conseguenze anche in termini di prevenzione. La distribuzione urbanistica dei punti gioco ridotti è condivisa con gli enti locali, il problema è se a questa scelta urbanistica doverosa da parte dei Comuni corrisponde un retro pensiero per il quale lo strumento è il divieto del gioco e lo spostamento del gioco fuori dai confini del centro. Io penso che siamo a un punto in cui bisogna avere un chiarimento. O si accettano dei criteri minimali condivisi di regolazione e distanze o si valuta se ci sono condizioni per una ulteriore drastica riduzione del numero dei locali. Questo può essere fattibile e compatibile con la sopravvivenza del mercato. E’ chiaro che deve prevalere la volontà di coloro che vogliono che una riforma si realizzi, in tempi brevi” ha aggiunto Baretta.

Baretta (Mef): “Importante decidere. In attesa del decreto riduzione slot e gara scommesse e bingo”

“I tempi stringono e serve arrivare a una soluzione. Continuiamo a seguire l’obiettivo di un accordo comune e mi auguro che si arrivi a un accordo in Conferenza Unificata” ha ribadito il sottosegretario a margine del convegno. “Quello che sarebbe sbagliato e’ non decidere. Stiamo aspettando per i decreti attuativi di riduzione delle le slot come per le gare scommesse e bingo, per questo occorre decidere al più presto”.

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