“L’esigenza di una riforma è evidente. Abbiamo più volte richiamato questa esigenza, anche nel NaDef. C’è grande emotività anche nel dibattito politico. Il tema è controverso. Questa situazione ha portato a generalizzazioni che hanno coinvolto anche esperti e politici. Da un lato c’è l’idea che concentrandosi sulla parte patologica e negativa si è progressivamente arrivati a una sorta di generalizzazione in cui il gioco in se viene considerato negativo, negando il fatto che lo Stato in realtà è anche complice della parte negativa. La generalizzazione ha portato l’idea che il gioco è un malessere, quindi se lo Stato non lo controllasse il gioco sparirebbe. Dall’altra parte dato che il gioco c’è ed esiste è inutile porsi il problema, controlliamolo ma senza esagerare, con un’idea liberista. Questi due estremi hanno trovato mediazione in alcuni casi, in altri il conflitto ha portato a non trovare una quadratura. Uno degli elementi più evidenti è quello delle distanze, ogni ente locale ha legiferato a modo suo”.

Lo ha detto Pier Paolo Baretta (nella foto), sottosegreatario al Mef, intervenendo alla tavola rotonda “Il gioco buono: un alleato contro l’illegalità”.

“Dobbiamo fare uno sforzo per avere tutti insieme una strategia condivisa. Altrimenti ci ritroveremo ancora in una situazione di insoddisfazione. La mia opinione personale è che dobbiamo impegnare tutto il 2021 per fare questa operazione di riassetto complessivo, per poi spostare al 2022 le nuove gare per farle con bandi coerenti con questa ipotetica riforma che a me pare assolutamente necessaria. C’è ancora da mettersi d’accordo, ma questo è l’obiettivo. Stabilire anche una tempistica è importante. Bisogna provare a riportare una concezione in cui si possa considerare il gioco come una condizione normale della vita delle persone. Un qualcosa che non occupa tutta la nostra vita, ma solo una parte secondaria. Per tentare di fare questo, riportando il gioco in una concezione normale, è fondamentale combattere almeno tre aspetti: l’illegalità, le patologie, i prodotti e sistemi di diffusione che inducono alla compulsività. Ci sono infatti prodotti che fanno questo. Non a caso ci siamo concentrati sulle slot, considerate come strumento di potenziale induzione alla compulsività, quindi siamo intervenuti anche pesantemente su queste. L’altro elemento su cui siamo intervenuti è stata la pubblicità, perchè anche questa considerata stimolante la compulsività. Stiamo ora vagliando quali altri elementi possano indurre alla compulsività. Sulle slot c’è ancora da lavorare, ma non c’è solo questo. Deve esserci una discussione molto rigorosa. Poi bisogna intervenire sulla questione reputazionale, la visione del gioco negli ultimi anni si è molto compromessa, bisogna recuperare una reputazione positiva da questo punto di vista. Poi il controllo pubblico deve essere considerato una garanzia, il sistema concessorio è ancora un regime valido. Infine la tecnologia ci aiuta molto a controllare il gioco sia i rischi di una induzione alla compulsività. La mia opinione è che dovremmo ripartire dall’accordo Stato-Regioni per fare un ulteriore passo avanti in un quadro più omogeneo possibile a livello nazionale. E’ un’agenda molto impegnativa che ha bisogno di essere avviata il prima possibile, con gli attori del gioco e gli attori della politica. E’ molto probabile che si ridurrà il perimetro del gioco, l’offerta, ma non a favore dell’illegalità o della marginalità”.

Infine: “Ci sono dei cambiamenti in atto, anche a livello territoriale, rispetto all’accordo Stato-Regioni. Anche il dibattito di oggi vede un approccio molto meno segnato dagli eccessi ideologici, questo mi fa essere abbastanza ottimista. Si è anche ridotta la frantumazione in termini di rappresentanza da parte delle associazioni del mondo del gioco. Questo riduce per il governo il numero degli interlocutori facilitando il percorso. Sulla reputazione del settore diciamo che l’incompreso è stato un po’ discolo, la caduta di reputazione è dipesa probabilmente da un eccesso di offerta e dal non aver chiarito bene la differenza tra il senso del gioco e alcuni effetti di carattere negativo. I dati ci possono aiutare nel migliorare la reputazione, affrontando con detertminazione la patologia distinguendola dalla normalità”.