“Il settore del gioco è quello tra quelli che noi regoliamo più penalizzato dai provvedimenti di limitazione dovuti al Covid. Il problema delle gare è di grande attualità. In mancanza di un quadro di riferimento concreto è impossibile fare gare sia dal punto di vista economico che legale. Servono almeno 24 mesi. Il problema di fondo è che spesso ci siamo trovati a dover confrontarci con il vincolo di bilancio che la ragioneria si aspettava da queste gare che purtroppo non si potranno fare. Abbiamo chiesto di stornare queste risorse stimate in 916 milioni di euro per anno. Sono somme che non potranno più arrivare. Bisogna salvare il salvabile mettendo in sicurezza quello che c’è. Poi bisogna riprogrammare e revisionare il mondo dei giochi a seguito dell’emergenza Covid, che cambierà le cose in termini legali e finanziari. Bisogna innovare in meglio il settore dei giochi. Ci sono grandi sforzi di Adm in questo periodo nella lotta all’illegalità, che non è mai stata contrastata con la giusta fermezza. Secondo le nostre stime si possono recuperare ingentissime risorse, molti miliardi di euro. Stiamo pensando ad azioni mirate e nei prossimi mesi aggrediremo l’illegalità”.

Lo ha detto l’avvocato Alessandro Canali (nella foto), Adm, intervenendo alla tavola rotonda “Il gioco buono: un alleato contro l’illegalità”.

“Un altro elemento importante è quello della revisione normativa del settore. Ci sono più di 500 provvedimenti legislativi che disciplinano il settore, spesso contrastanti tra di loro e di difficile applicabilità. In questa situazione è difficile programmare una strada di investimento pluriennale, perchè non c’è la certezza del diritto fondamentale per ogni imprenditore. Serve quindi un testo unico dei giochi, non più differibile. Oggi le Regioni possono intervenire sulla legislazione statale bloccando concessioni attivate dall’Agenzia per conto dello Stato, ma questo crea un sistema pericolosissimo, questo aspetto va rivisto prima di fare le gare, che devono essere serie e garantire certezza di poter operare. La riforma non può essere pià rimandata se si vuole dare un orizzonte pluriennale a chi opera nel settore, soprattutto durante e dopo la crisi Covid”.