“Il contesto normativo in materia di antiriciclaggio ha richiesto di porre attenzione ai fattori di rischio in capo alle attività di gioco e scommesse”, così Andrea Munari di BNL in Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario in merito alle criticità nei rapporti tra operatori giochi e banche.

“La politica della banca da sempre pone grande attenzione al tema, come operatore a rilevanza sistemica, anche nella necessità di preservare la propria reputazione. La banca ha sempre riposto la massima attenzione anche nel formare il personale rispetto a queste funzioni. Nell’attuale sistema dei controlli seguiamo le indicazioni della Banca d’Italia e i controlli sono proporzionali al rischio di riciclaggio. In tale ottica si attua una rigorosa selezione degli operatori e i conti vengono aperti con chi è già conosciuto.

L’esposizione della banca non ha chiuso in modo generalizzato relazioni in essere, ci sono obblighi rafforzati e maggiori approfondimenti quando si tratta di operatori non conosciuti. Un’assunzione di rischio che per la banca resta comunque molto alto, vista la specificità del settore gioco. Il numero dei clienti operanti nel comparto è di settantasette, le persone fisiche sono ventinove, le società anomime una, le società in nome collettivo tre.

Trentanove è il numero di clienti che negli ultimi tre anni hanno cessato il loro rapporto, la maggior parte si tratta di ditte individuali. In nessun caso la chiusura dei conti è riferibile a ragioni legate alle misure antiriciclaggio. Di recente la banca ha sottoscritto una convenzione con una associazione di categoria e non sono al momento aperti contenziosi. Dal punto di vista del settore proponiamo un codice che potrebbero adottare gli operatori in modo che si possa semplificare l’attività di controllo e di segnalazione”, ha spiegato Munari invitando ad un confronto su una possibile soluzione.

“Il basso numero di contrattualizzati nel settore, appena settantasette, spiega perfettamente che la banca ritiene il comparto ad alto indice di rischio”, ha evidenziato il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi. “Apprezzo la vostra onestà e lo spunto per cercare di risolvere il problema”, ha concluso de Bertoldi.

“Per noi, rinunciare a un cliente, rappresenta una grossa perdita”, ha detto Munari nel corso dell’audizione. “Le ragioni della chiusura possono essere le più svariate, ma non c’è necessariamente una ragione specifica legata al gioco. Siamo ben coscienti che il settore ha una presenza forte, 200.000 addetti, e crediamo che tutti abbiano diritto ad avere i servizi della banca. La normativa è stringente e oggi per noi lavorare con i contanti è costoso e anche complicato, più di un mal di testa. Una situazione cashless potrebbe rendere tutto più moderno e strutturato. C’è un tema legato anche alla fisicità delle attività, laddove si spostano sul digitale, le operazioni di controllo risultano essere facilitate”, è stato detto sempre in audizione dal rappresentante della BNL.

Relazione BNL