“Il comparto del gioco, sia legale che illegale, risulta esposto ad alto rischio di riciclaggio ed è di importantissimo interesse per la criminalità organizzata. Per le forme di gioco online dei paesi comunitari i relativi flussi finanziari sfuggono completamente al monitoraggio delle autorità. Pertanto la banca tiene conto di tutto questo nell’ambito dello svolgimento dell’adeguata verifica. L’obiettivo è quello di valutare se instaurare e mantenere un rapporto continuativo con tali persone giuridiche, non sussistendo nessuna preclusione all’apertura e al mantenimento dei rapporti con tale tipologia di clientela nè coin i suoi dipendenti e/o collaboratori. Rispetto al fenomeno dei rischi, con cui si intende la scelta di non instaurare rapporti o di interromperli con alcune categorie di clienti che la banca associa ad alto rischio di riciclaggio, si osserva che non è in atto e non vi è stato neanche in passato una attività di tale tipo. Le casistiche della specie vengono valutate di volta in volta nell’ambito dell’attività di adeguata verifica. Il gruppo UniCredit adotta un approccio prudenziale, richiedendo che le decisioni relative a tale settore devono essere prese da un organo decisionale in possesso di comprovata esperienza. Sostanzialmente il business non può prendere la decisione finale ma c’è una struttura di controllo indipendente che va a confermare la decisione presa dal business. L’esposizione complessiva del settore gaming a fine 2020 è pari a quasi un miliardo di euro (987 milioni), di cui 32 milioni ‘on balance’ (esposizioni di cassa), e il resto ‘off balance’ (crediti di firma). Circa il 40% dell’esposizione della banca al settore è riferibile non ai principali operatori, ma a quelli di minori dimensioni”.

E’ quanto evidenziato da Andrea Casini di UniCredit in audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario in merito alle criticità nei rapporti fra sistema bancario e operatori del settore del gioco legale.

“Non sono state fornite disposizioni volte alla chiusura generalizzata dei rapporti con gli operatori del settore. UniCredit ha in questo ambito un ampio numero di clienti, sono circa 4mila a fine 2020, in crescita del 9% rispetto al 2018. Negli anni 2018, 2019 e 2020, alla data del 31 dicembre 2020, risultano chiusi 269 contratti di conto corrente, 76 nel 2018, 102 nel 2019 e 91 nel 2020, questi comprendono anche la chiusura di rapporti di conto corrente aperti prima del periodo di riferimento e queste chiusure sono da attribuire in alcuni casi ad iniziative della banca e in altri alla volontà dei clienti. Dopo aver eseguito una ricerca sui reclami abbiamo trovato 16 contestazioni, in 11 casi c’è stato il recesso unilaterale operato dalla banca e le verifiche effettuate hanno sempre confermato la regolarità dell’operato, dando anche ai clienti il tempo necessario per l’apertura di un conto presso un altro intermediario. Negli altri 5 casi i giochi sono stati citati strumentalmente in presenza di ludopatia per chiudere il ristoro delle perdite sugli investimenti. Serve un intervento normativo che favorisca l’inclusione di tale categoria all’interno dell’articolo 25 del decreto legge 231/07 “modalità di esecuzione degli obblighi di adeguata verifica rafforzata della clientela”, con particolare riferimento alla lettera b. Questo permetterebbe alle banche di ottenere anche dalle società di gaming tutta la documentazione utile a valutare i controlli in materia di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo posti in essere dalla società stessa, cosa che a nostro avviso renderebbe più agevole il loro accesso al credito. Concludendo continueremo ad applicare il metodo indicato dalla Banca d’Italia, secondo cui non sono conformi esclusioni di carattere generalizzato basate sull’appartenenza ad una categoria economica. L’eventuale decisione motivata di mancata apertura o di revoca di un conto è assunta in base a elementi riferiti al caso completo”.

“Vogliamo capire perchè è così difficile per le banche approcciare il mondo delle imprese del gioco legale”. E’ quanto ha detto Andrea de Bertoldi, senatore di Fratelli d’Italia oggi in Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario a proposito delle problematiche relative ai rapporti con il settore.

“Considero il comparto del gioco importante per il Paese, non credo che ci sia da parte nostra alcun atteggiamento discriminatorio. La valutazione che facciamo in fase di apertura dei conti si basa esclusivamente su fatti oggettivi, senza alcun pregiudizio. Come UniCredit abbiamo prestato grande attenzione a tutte le imprese, comprese quelle del settore. I controlli rafforzati spettano principalmente alla nostra rete, sono i soggetti di rete che verificano se ci sono problematiche in fase di apertura di conto. Il collega, in un rapporto aperto e di lunga data, verifica se ci cono segnali anomali e spesso di fronte ad una richiesta di chiarimento o questo non arriva o non è esauriente, le strutture interne fanno quindi ulteriori verifiche e poi segue la segnalazione. Una operazione sospetta non porta automaticamente alla chiusura del conto. Solo quando il rapporto di fiducia viene meno si arriva alla risoluzione del rapporto”, ha spiegato Andrea Casini. “Se sono state segnalate situazioni particolari invito a evidenziarle in modo tale che la nostra commissione interna possa avviare una ulteriore verifica”.

Relazione UniCredit