I lavoratori della sala Hippodome di Modena scrivono al sindaco, Gian Carlo Muzzarelli e al presidente della Regione, Stefano Bonaccini, dopo la chiusura dell’attività a causa del distanziometro. «Lasciateci lavorare. Il 28 ottobre la polizia municipale ha chiuso la nostra sala a seguito della legge regionale anti-ludopatia e della sua applicazione da parte del Comune. Ora quasi cinquanta lavoratrici e lavoratori si trovano senza lavoro, senza dignità e con l’angoscia di non sapere che futuro li aspetta». Il 7 novembre 2019 il Comune ha approvato il Regolamento urbanistico edilizio (Rue), che prevede quattro posti auto privati e altrettanti pubblici ogni cento metri di superficie concessi a una sala scommesse. E’ quanto si legge sulla Gazzetta di Modena.

«Il Comune ha rilasciato, a fine 2019, il “permesso di costruire” con tre anni di tempo per completare l’opera – puntualizzano i lavoratori – dall’inizio della pandemia, la nostra attività è stata forzatamente chiusa per oltre undici mesi per via della normativa di contenimento del Covid. Inoltre, le problematiche collegate hanno rallentato notevolmente l’esecuzione dei lavori, vanificando la proroga rilasciata a suo tempo dal Comune. A causa dei ritardi legati all’emergenza Covid, i lavori si concluderanno il 30 giugno 2022 – aggiungono nell’appello – abbondantemente entro i termini previsti dal permesso del Comune, che ben conosce le tempistiche necessarie a realizzare e allestire una sala così complessa da quasi 2mila metri quadri. L’azienda ha già sostenuto un investimento di circa quattro milioni di euro, inclusi 400mila euro di oneri di urbanizzazione pagai al Comune, su un totale previsto pari a sei milioni di euro. L’investimento è stato mantenuto pur a fronte delle gravissime perdite subite a seguito delle chiusure per il Covid 19. Davvero un gruppo così compatto deve essere distrutto da una proroga non concessa per pochi mesi? Abbiamo seguito tutte le direttive e le richieste del Comune di Modena e ora lo stesso Comune ci chiude senza darci una proroga più che dovuta? Chiediamo con forza e con rabbia al sindaco e al governatore di lasciarci tornare a lavorare».