“Alla luce degli sviluppi attuali in merito alla posizione del Governo e ai provvedimenti in materia di contrasto al gioco d’azzardo per quali motivi il Governo non abbia sollevato proprie osservazioni in ordine alle linee guida dell’Agcom, considerato che le associazioni che si occupano di gioco d’azzardo e delle sue implicazioni patologiche chiedevano un serio e accurato intervento volto alla modifica delle stesse; se risponda al vero quanto da più parti affermato, vale a dire che il Governo stia approntando una bozza di riforma complessiva del sistema del gioco d’azzardo legale e quali ne siano i contenuti, nonché quale sia attualmente l’iter per il rinnovo della concessione del gioco denominato «superenalotto»; quali siano gli strumenti che intende mettere in campo al fine di promuovere una sensibile riduzione del consumo di gioco pubblico d’azzardo come stabilito nel «contratto di Governo» e se intenda continuare a fare affidamento sulle entrate fiscali derivanti dal gioco pubblico d’azzardo”.

E’ quanto chiedono in un’interrogazione a risposta orale alla Camera rivolta al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico i deputati del Pd Carnevali, Quartapelle Procopio, De Filippo, Campana, Ubaldo Pagano, Pini, Rizzo Nervo, Schirò e Siani.

Si legge nell’interrogazione: “In data 6 marzo 2019 il direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli sentito in audizione presso la Commissione finanze della Camera dei deputati ha affermato che in Italia nel 2018, la raccolta dei giochi pubblici, cioè il numero delle puntate registrate nell’arco dell’intero anno, è stata pari a 106,8 miliardi di euro (in aumento del 5 per cento rispetto al 2017) mentre la spesa, ossia le perdite complessive dei giocatori, che si ottengono sottraendo le vincite dalla suddetta raccolta, si attesterebbe intorno ai 19 miliardi di euro; secondo la prima indagine nazionale realizzata dall’Istituto superiore di sanità, pubblicata nell’ottobre del 2018, gli italiani adulti che giocano sono 18 milioni, di cui un milione e mezzo sono giocatori problematici, mentre un’ulteriore indagine sempre dell’Iss ha rilevato che quasi 700 mila minorenni hanno giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno e di questi quasi 70 mila sono già giocatori problematici là dove il gioco d’azzardo è vietato ai minori; il Governo « giallo-verde » nel proprio contratto affermava che, con riguardo alla problematica del gioco d’azzardo, erano necessarie una serie di misure volte a contrastare il fenomeno della dipendenza che creava forti danni sia socio-sanitari che all’economia, reale e produttiva, tra le quali: divieto assoluto di pubblicità e sponsorizzazioni; trasparenza finanziaria per le società dell’azzardo, e altro; in questa ottica è stato approvato il decreto legge n. 87 del 2018, il cosiddetto « Decreto Dignità », dove all’articolo 9, comma 1 si pone il divieto di qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse, nonché al gioco d’azzardo, comunque effettuata e su qualunque mezzo, mentre al comma 6-bis si predispone « una riforma complessiva in materia di giochi pubblici in modo da assicurare l’eliminazione dei rischi connessi al disturbo da gioco d’azzardo e contrastare il gioco illegale e le frodi a danno dell’erario… tale da garantire almeno l’invarianza delle corrispondenti entrate »; sull’onda di tale decreto autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha adottato le nuove linee guida, su cui il Governo, seppur in suo potere, non ha avanzato nessuna osservazione e che per gli interroganti mettono seriamente a rischio i divieti contenuti nel « decreto dignità »; in particolare, le linee guida, come deliberate, aprono a nuove forme di pubblicità forse ancora più aggressive e pericolose in quanto sarà possibile: pubblicizzare le vincite presso i punti vendita; pubblicizzare l’operatore concessionario del gioco d’azzardo, dietro la giustificazione di volerlo distinguere da chi lo offre illegalmente; effettuare comunicazioni per finalità sociali contenenti tratti distintivi della pubblicità; pubblicizzare il nome dell’azienda in quanto tale forme è ritenuta pubblicità « neutra »; reclamizzare pubblicità sulle quote di scommesse con inevitabile incentivo indiretto alla scommessa”.

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