Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia – sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda) – ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato contro il Comune di Curno (BG) da una società che intendeva ampliare i propri locali per svolgere attività di sala scommesse (in seno alla pre-esistente Sala VLT). Nel ricorso si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del provvedimento di rigetto della richiesta di parere di ammissibilità urbanistica emesso, in via definitiva e conclusiva, in data 04 novembre 2019 dal Comune.

Per il Tar: “Precisato che, con il ricorso in esame, sono stati impugnati due diversi atti: il provvedimento che ha bloccato l’inizio dei lavori con cui il Comune ha rappresentato come la realizzazione dell’ampliamento della sala giochi voluto dalla ricorrente risultasse vietato dalla norma sulle distanze minime delle sale giochi da obiettivi sensibili (essendo essa collocata a meno di 500 metri da un istituto scolastico), nonché la comunicazione via e-mail relativa al parere negativo sulla realizzabilità del voluto ampliamento della sala giochi a causa dell’ulteriore ragione di inammissibilità dello stesso rappresentata dalla violazione della distanza minima dell’esercizio commerciale (e, dunque, a prescindere dalla sua destinazione a sala giochi, sala scommesse o spazio destinato al relax e alla somministrazione di bevande) da un’area residenziale;

Ritenuto che non appaiono destituite di fondamento le eccezioni in rito introdotte dal Comune, in specie relativamente agli effetti della mancata, tempestiva, impugnazione del provvedimento negativo dell’1 ottobre 2019, rispetto a cui la ditta (…) ha anche prestato acquiescenza;

Considerato che – a prescindere dall’ammissibilità del ricorso avverso la nota del 4 novembre 2019, autonomamente lesiva in quanto introduttiva di una nuova causa di esclusione della possibilità dell’ampliamento richiesto, ma la cui caducazione non produrrebbe alcun effetto concreto per la ricorrente, attesa l’intangibilità dell’originario diniego – il ricorso non appare in tale parte assistito da sufficienti elementi di fumus boni iuris tali da giustificare la concessione della richiesta misura cautelare, dato che il provvedimento adottato appare conforme al regolamento comunale disciplinante la programmazione commerciale dell’uso del territorio, imponendo limiti di distanza tra insediamenti commerciali e residenziali;

Ritenuto, pertanto, che non sussistano i presupposti per la richiesta sospensione cautelare degli effetti dei provvedimenti impugnati;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda), respinge l’istanza cautelare presentata in uno con il ricorso in epigrafe indicato.

Compensa le spese della presente fase cautelare”.