A testa alta Roberto, lavoratore nel settore del gioco, racconta la sua storia.

“Negli ultimi anni e a maggior ragione in questo periodo di sospensione della raccolta a causa dell’emergenza sanitaria si è incentivata la considerazione spregevole che il mondo politico, oltre all’italiano medio, abbia nei confronti di un mondo a quanto pare sconosciuto o meglio conosciuto sotto il punto di vista di una realtà distorta, con uno sguardo a dir poco lungimirante, dove ormai siamo visti come una parte dei rovina famiglie del secolo. In questi giorni, in virtu’ della mancata considerazione di riapertura del settore, in merito alla fase 2 prevista nel dpcm, mi è capitato di leggere sui social addirittura le esultanze da parte di chi dovrebbe tutelarci e non dimenticare che siamo circa 200mila lavoratori del comparto. Abbandonati quasi a noi stessi, ricordati esclusivmente per creare restrizioni di orari, distanziamento dai luoghi sensibili, erogazione delle tasse e bastoni tra le ruote. Una lotta continua, a senso unico, articolata su azioni con bassa conoscenza del settore e incompetenza, dimenticandosi di essere concreti e concisi su quello che potrebbe essere realmente il problema del gioco patologico, da premettere che per esperienza personale ne ho avuto a che fare nella grande minoranza dei casi. Cerco così di dare memoria su ciò che noi professionisti del settore viviamo sul campo, giorno per giorno. Mi chiamo Roberto, operatore nel settore del gioco legale da circa 8 anni, lo faccio con passione, professionalità e determinazione, vivendo in precedenza i tempi d’oro del settore, grazie al fatto che da sempre è stato il lavoro della mia famiglia. Ad oggi lavoro in un’agenzia di Napoli, una sala di circa 200mq che permetterebbe in largo modo, con le dovute misure e precauzioni, la gestione della clientela ai fini del distanziamento sociale. Ma non è qui che voglio soffermarmi. Voglio render noto che l’agenzia nella quale lavoro è sempre stata un punto di gran ritrovo, contrariamente a quanto sostenuto (generalizzando) dal mondo dei politici, vissuta dalla grande maggioranza di persone anziane, pensionati, i quali cercano in essa un momento di svago e conforto alla loro solitudine, creando con noi operatori un rapporto di grande compagnia fatto di divertimento, pareri sugli eventi calcistici della domenica, risate e sfottó contro il proprio tifo, abbiamo poi una larga varietà di clientela che va dal commerciante, all’avvocato, all’infermiere e al poliziotto, dove ognuno di loro non fa altro che cercare di distaccarsi per qualche minuto, ora, o il tempo di un qualsiasi match, dalla loro reale quotidianità. Abbiamo per fortuna una sala che ci ha permesso di installare 3 maxi tv dove ancora una volta è l’intrattenimento a fare da padrone, aggiungendosi al binomio perfetto tra sport e gioco. Con la consapevolezza di non poter creare assembramenti né rapporti diretti con il cliente, mi vien da chiedere come possa esser augurata la chiusura definitiva da parte di alcuni membri dello Stato del nostro settore, e mi chiedo ancora una volta quali sarebbero poi le loro armi e intenzioni per non far sì che si verifichi un incremento dell’offerta del gioco illegale? Perché ricordiamolo, ad ogni proibizione coincide un’azione. Mi auguro che quest’articolo possa arrivare agli occhi di chi ci ha disprezzato così da invitarlo a vivere un pomeriggio qualunque con campionato in corso, nell’agenzia in cui lavoro, tanto da poter rendersi conto di quanto sia diversa la nostra realtà rispetto a quella costruitasi. Ringrazio la redazione di jamma.tv per aver creato un mezzo di condivisione con i suoi lettori/rappresentanti del gioco legale, dandoci l’opportunità di raccontare sulle esperienze del nostro lavoro”.

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