A testa alta Giampaolo, impiegato in una sala bingo, scrive al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“Egregio Presidente, Sig. Mattarella, ho ritenuto di doverle scrivere perchè il momento è molto difficile e Lei è persona molto sensibile ai problemi dei suoi concittadini e per fare chiarezza sulle aziende, figlie di questa Italia che non vengono considerate tali da questa politica.

Sono un padre di famiglia, una moglie e tre figli tutti maggiorenni che purtroppo in questo brutto momento si trovano tutti e 5 a casa senza alcun sostegno economico.

Sono stato imprenditore ma il lavoro negli ultimi anni non andava come speravo o volevo e in mezzo a mille difficoltà i mie figli che avevano poco più di 8 – 10 anni mi hanno visto soffrire come non mai sopprattutto pensando al loro futuro. Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo cercato di risollevarci, siamo riusciti a farli continuare negli studi e dopo avere ritrovato un pò di serenità oggi siamo ritornati nel baratro.

La mia è una famiglia numerosa, e in questo periodo è veramente dura. Sono impiegato presso una sala Bingo – Centro Scommesse, mia moglie e una mia figlia lavorano come stagionali ma ora sono a casa, non c’è lavoro, mio figlio si era trasferito a Milano dopo la laurea, aveva trovato un lavoro come stagista a 600 euro al mese ma è dovuto tornare a casa. La più piccola, per modo di dire, 21 anni, studia infermieristica. Siamo tutti a casa senza lavoro.

Da circa 7 anni dopo le disgrazie ho trovato un lavoro, un pò di serenità presso una sala Bingo – Centro Scommesse vicino casa. Sa, non è facile a 63 anni, però mi trovo molto bene, clienti gentili, molti anziani, persone che non sono malate come si dice e si vuol fare credere. Pensionati che passano il tempo per alleggerire la noia dell’età, ragazzi giovani che amano lo sport e provano a puntare sulla squadra del cuore e persone di vari ceti sociali con l’idea che è giusto provare a vedere se nella vita si ha anche un briciolo di fortuna ogni tanto, consapevoli che è solo un gioco.

Credo ci sia molta poca chiarezza su questi ambienti e l’informazione non è sempre quella giusta. Queste attività sono tutte regolarizzate da leggi dello Stato che ha rilasciato le licenze, le aziende pagano regolarmente fior fiore di tasse e danno lavoro a oltre 150mila lavoratori e come tutti gli altri lavoratori hanno diritto al lavoro. Queste aziende con protocolli rigidissimi che sono all’ordine del giorno vuoi per legge vuoi per l’etica della sala con corsi periodici da sostenere, combattono la ludopatia come nessun altro.

Sono molto meno tutelate le vecchiette con i nipotini a fianco che tutti i giorni in tabaccheria spendono la loro pensione in Gratta e Vinci, Lotto o Superenalotto.

Se non si riaprono le aziende regolari c’è un altro problema che non è da sottovalutare e che rischia di aumetare. Si da ancora più spazio al sommerso, al gioco clandestino, agli interessi della malavita organizzata che in Italia purtroppo, come del resto l’usura, tiene in mano questo sporco giro di affari.

In questi giorni con le riaperture è stato detto tutto ma non si è mai voluto affrontare il problema su queste aziende che danno lavoro ad oltre 150mila lavoratori. Non è certo per i protocolli da applicare, in queste sale i protocolli per il distanziamento e per la prevenzione Covid sono molto più facili da applicare che in altre attività che per decreto già lavorano.

Penso purtroppo che il silenzio e le scelte di questi giorni per non fare riaprire queste aziende sia solo propaganda politica. Molti parlamentari ne sta facendo campagna elettorale. Visto il grave momento non è il caso. Non si fa politica sulla pelle dei lavoratori. Ci sono migliaia di aziende e lavoratori in difficoltà. Intere famiglie come la mia oramai stremate che hanno bisogno di tornare a lavorare.

Vorrei fare riferimento alla sua carica ed al suo buon senso quale Presidente della Repubblica per trovare la strada giusta e portare il sorriso sulle labbra di migliaia di famiglie. E per ultimo vorrei dire che a 63 anni, come padre di famiglia, non mi vergogno di fare questo lavoro, anzi ne sono veramente orgoglioso”.

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