A testa alta Yerko, dipendente in una sala bingo di Trento, racconta la sua storia.

“Mi chiamo Yerko, lavoro presso la sala Bingo Game Emotion di Trento dal lontano 2002. Sono capitato in questo settore per curiosità, venivo da una esperienza lavorativa in fabbrica. Con gli anni ho imparato ad amare il contatto con la gente, sono diventato orgoglioso di contribuire a combattere la criminalità lavorando nel settore del gioco lecito, per questo motivo sono nate le sale bingo! La mia è diventata quindi una scelta, ho “scommesso” professionalmente su questo settore nuovo ed emergente.

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Ho la fortuna di lavorare per un’azienda seria che ha investito sulla formazione mia e dei miei colleghi, anticipando spesso le direttive nazionali, come per esempio istituendo dei corsi sul gioco patologico, coinvolgendo i massimi esperti del settore.

Se da una parte in questi diciotto anni la soddisfazione per il mio lavoro cresceva, grazie al riscontro positivo ottenuto con la nostra affezionata clientela, dall’altra aumentava la mia perplessità per come le istituzioni col tempo iniziavano sempre più a denigrare il nostro settore in ogni campagna politica e poi anche con azioni e norme concrete.

Si sono dimenticati che siamo nati come settore per combattere il gioco illecito in mano al crimine organizzato. Ci accusano di essere la causa del fenomeno della ludopatia, come se l’alcolismo esistesse per colpa dei bar. Mentre invece siamo stati formati per assistere il cliente, indirizzarlo se in difficoltà verso le strutture di aiuto.

Ora il nostro paese è stato colpito da questa pandemia che ci ha messo in ginocchio da ogni punto di vista, sociale, economico. In ginocchio ho pregato che tutto si risolvesse quanto prima, che potessi tornare al mio lavoro, al fine di poter provvedere alla mia famiglia. La cassa integrazione è colpevolmente in ritardo per tutti, ma le spese rimangono!

Grazie al cielo il paese ora comincia a ripartire ma il nostro settore è stato dimenticato!

Nessuno potrà mai convincermi che siamo più “pericolosi” per il rischio Covid-19 di un centro estetico, di un ristorante o dei bar affollatissimi di questi giorni. Al contrario sono sicuro di poter convincere chiunque che possiamo essere una delle attività più sicure ed idonee a rispettare le norme per la prevenzione del contagio da Covid-19. Abbiamo l’organizzazione, gli ampi spazi e la serietà per mettere in sicurezza noi stessi e i nostri clienti applicando anche i più rigidi protocolli.

In questi mesi ho ricevuto quotidianamente decine di telefonate da clienti che non vedono l’ora di poter tornare da noi. Ho trascorso ore al telefono a tener loro compagnia, consolarli, rassicurarli, semplicemente a scambiare due parole. Per loro siamo importanti, il nostro locale è un luogo di ritrovo, un posto dove divertirsi e socializzare. Anche loro non si spiegano i motivi per i quali siamo ancora chiusi, anche loro si sentono dimenticati ed ingiustamente denigrati perché si divertono a trascorrere parte del loro tempo in una sala bingo.

Scommetto che non è una dimenticanza ma l’ennesimo tentativo di affossare il nostro settore, scommetto che ancora una volta però saremo usati come bancomat per garantire liquidità alle casse dello Stato!

Vorrei tanto ci fosse restituita la nostra dignità di lavoratori e di persone, non essere discriminato per una scelta professionale del tutto legittima e che anzi mi carica di responsabilità maggiori rispetto ad altri lavori. Vorrei, semplicemente, tornare a lavorare per potermi occupare della mia famiglia.

Scommetto che nonostante tutto le migliaia di miei colleghi nel momento in cui riapriranno tutte le sale in Italia saranno ancora più motivati a continuare con passione il nostro difficile lavoro.

Un abbraccio simbolico a tutti voi!”.

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