Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda) ha pronunciato sentenza su ricorso di un operatore, rappresentato e difeso dall’avvocato Cino Benelli, contro il Ministero dell’Interno, Questura di Pistoia, per l’annullamento del provvedimento con il quale si dispone la “revoca” della licenza rilasciata ai sensi dell’art. 88 T.U.L.P.S. per l’esercizio di una sala dedicata al gioco lecito.

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L’operatore aveva presentato istanza per il rilascio della licenza di polizia, ex art. 88 TULPS, per effettuare attività per la raccolta di gioco attraverso gli apparecchi video terminali previsti dall’art. 110 c. 6 lett. b del R.D. 18 giugno1931 n. 773 (TULPS).

Nella fase istruttoria veniva interessato il Comune di Pistoia per le verifiche delle distanze minime stabilite dalla L.R. Toscana n. 57/2013 e successive modifiche.

Con lettera il Comune di Pistoia – Polizia Municipale U.O. Territoriale, comunicava la conformità del locale rispetto alle distanze da luoghi sensibili, poertanto veniva rilasciata la licenza per la sala V.L.T. in questione.

Successivamente, in seguito ad una segnalazione, con la quale veniva sostenuto che la sala V.L.T. in questione ricadrebbe ad una distanza inferiore ai 500 metri, previsti dalla legge regionale, rispetto a due luoghi “sensibili”, ovvero un luogo di culto e un centro di solidarietà per il recupero delle dipendenze, il Comune di Pistoia comunicava alla Questura che in effetti la sala V.L.T. era distante 450 metri dal luogo di culto e 440 metri dalla sede legale del centro per il recupero delle dipendenze, allegando la nota della Polizia Municipale che aveva nuovamente effettuato le misurazioni.

Veniva quindi comunicato all’operatore l’avvio di procedimento finalizzato alla revoca dell’autorizzazione.

Per Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana il ricorso è fondato.

«E’ infatti evidente la contraddittorietà dell’azione della Questura, la quale – dopo aver ritenuto necessario l’approfondimento istruttorio richiesto dall’interessata, demandandolo al Comune di Pistoia …, e dopo che quest’ultimo, ritenendo, correttamente, di dover offrire una risposta esplicita ed un supporto effettivo alla Questura, aveva a sua volta incaricato la Polizia Municipale (….) – del tutto inopinatamente, ad istruttoria ancora non conclusa, ha ritenuto di revocare la licenza intestata all’odierna ricorrente, senza offrire alcuna motivazione in ordine al mancato accoglimento delle osservazioni dalla stessa presentate in sede procedimentale e alla ritenuta violazione delle distanze dai luoghi sensibili.

In particolare è poi illegittima, per violazione del principio di legalità dell’azione amministrativa, oltre che del dovere di leale collaborazione fra pubbliche amministrazioni, l’attribuzione, da parte della Questura, alla mancata risposta del Comune nel termine di sessanta giorni, del significato di “rigetto dell’istanza di valutazione promossa dall’interessata”, non potendo l’Amministrazione coniare ipotesi di silenzio-rigetto al di fuori dei casi previsti dalla legge, e contrastando, peraltro, l’attribuzione di tale valore provvedimentale alla supposta inerzia, con la valutazione, effettuata dalla stessa Questura, dell’indispensabilità di un’approfondita istruttoria in merito alle osservazioni presentate dall’odierna ricorrente.

Il provvedimento impugnato risulta dunque all’evidenza illegittimo per violazione di legge, difetto di motivazione, difetto d’istruttoria e contraddittorietà dell’azione amministrativa, come lamentato dalla ricorrente.

Il ricorso deve dunque essere accolto con l’annullamento dell’atto impugnato.

Le spese di lite della presente fase di merito, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza del Ministero dell’Interno nei cui confronti è principalmente diretto il ricorso, mentre possono essere compensate nei confronti del Comune di Pistoia».