14 ordinanze di custodia cautelare – 12 in carcere e 2 agli arresti domiciliari – emesse nei confronti di capi, luogotenenti ed affiliati alla cosca LABATE di Reggio Calabria

Alle prime ore della mattinata di oggi , al termine di complesse ed articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria diretta dal Procuratore Giovanni BOMBARDIERI, gli investigatori della 1^ Sezione Criminalità Organizzata e Catturandi della Squadra Mobile, con il concorso operativo degli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine e delle Squadre Mobili di Roma, Cosenza, Udine e Livorno, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari e al contestuale decreto di sequestro preventivo n. 4639/16R.G.N.R. D.D.A. – 970/19R.G.G.I.P. D.D.A. – 12/19 e  46/19R.O.C.C. D.D.A., emessi in data 21.01.2020 dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di 14 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa [cosca “Labate” intesi “Ti Mangiu”] e diverse estorsioni aggravate dal ricorso al metodo mafioso e dalla finalità di aver agevolato la ‘ndrangheta.

Le indagini da cui scaturisce l’odierna operazione di polizia venivano avviate nel mese di maggio 2012 al fine di procedere alla cattura dell’allora latitante leader carismatico e vertice indiscusso dell’omonima cosca, sottrattosi nell’aprile 2011 all’esecuzione del fermo di indiziato di delitto emesso dalla D.D.A. nei confronti di numerosi soggetti appartenenti alle cosche Tegano e Labate [Operazione “Archi”]. Il 12 luglio 2013, a culmine di un’intensa e laboriosa attività investigativa [supportata da molteplici intercettazioni telefoniche e ambientali e sistemi di video sorveglianza] il latitante veniva localizzato e arrestato dagli investigatori della Squadra Mobile nella zona vicina al torrente S. Agata di Reggio Calabria, mentre percorreva la strada a bordo di uno scooter.

Le attività, ampliate nei mesi successivi alla cattura del boss, con l’ausilio di diversificate operazioni tecniche, consentivano di ricostruire l’organigramma della cosca Labate.

L’esistenza e l’operatività del clan Labate trovavano pieno riscontro nel capillare controllo del territorio e nella gestione di attività economiche e commerciali, segnatamente nel settore alimentare ed edilizio, riconducibili ad affiliati o a compiacenti prestanomi, nonché nell’imposizione indiscriminata di estorsioni ad operatori economici e commerciali e ai titolari di piccole, medie e grandi imprese, in particolare nei confronti di quelli impegnati nell’esecuzione di appalti nel comparto dell’edilizia privata nell’area ricadente sotto il dominio della consorteria mafiosa.

L’inchiesta portava altresì alla luce gli interessi del clan nel settore delle corse clandestine di cavalli e in quello dei giochi e scommesse on line.

Determinanti, ai fini dell’accertamento delle infiltrazioni dei LABATE nel tessuto di alcune attività economiche e commerciali locali, si erano rivelate le agende sequestrate.

Nel corso delle investigazioni venivano anche individuate 5 aziende operanti nel settore alimentare e della distribuzione di carburanti, controllate dalla cosca LABATE, di cui veniva chiesto il sequestro in quanto ritenute imprese mafiose.