Sequestro da sette milioni per un imprenditore palermitano, tra i principali riferimenti in città nel settore delle scommesse sportive. Tra i beni sottoposti a sequestro ci sono quattro immobili a Palermo, un bar, il suo compendio aziendale – avviata attività commerciale di bar e scommesse sportive (la cui gestione è attualmente di un’altra società), una ditta, il 10% delle quote societarie di una società, quattordici conti correnti e quattro auto.

I finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, coordinati dalla Procura della Repubblica del capoluogo hanno dato esecuzione al provvedimento con cui la sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo ha disposto il sequestro dei beni.

Le indagini delle fiamme gialle, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica, hanno permesso di ricostruire la storia e l’attività dell’uomo, che fin dagli anni novanta ha esercitato abusivamente l’attività, poi proseguita parallelamente a quella legale.

Questi in passato ha riportato una condanna irrevocabile per esercizio di giochi d’azzardo ed è stato condannato, in primo e secondo grado, per associazione per delinquere, per essersi associato con altre persone per esercizio abusivo di gioco o di scommessa. Gli accertamenti delegati dalla Procura della Repubblica di Palermo hanno evidenziato come l’uomo avrebbe allacciato sistematiche relazioni con diversi personaggi ai vertici di tre cosche mafiose. Diversi collaboratori di giustizia hanno infatti raccontato che questi avrebbero aiutato l’uomo nel corso degli anni.

Gli approfondimenti dei finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo si sono concentrati sugli interessi economici e sul patrimonio immobiliare dell’imprenditore che nel tempo e anche con l’aiuto di altre persone avrebbe effettuato rilevanti investimenti, a dispetto di una capacità reddituale ritenuta non adeguata. E quindi è emersa una significativa sproporzione tra il loro valore e i redditi dichiarati, su cui è stata fondata la proposta di sequestro, che la Procura della Repubblica ha avanzato, dopo vari accertamenti, alla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale.