Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto da una società contro il Comune di Vinovo (TO), avverso determinazione regolamentare recante limitazioni orarie all’utilizzo degli apparecchi da gioco con vincita in denaro.

Si legge: “Vista la relazione n. del 25/07/2017 con la quale il Ministero dell’economia e delle finanze – Agenzia delle dogane e dei monopoli ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull’affare consultivo in oggetto;

Esaminati gli atti e udito il relatore, presidente Paolo Troiano;

Premesso:

Con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica ritualmente notificato la società ricorrente indicata in epigrafe chiede l’annullamento della deliberazione n. 66 del 17 novembre 2016 con cui il Comune di Vinovo avente ad oggetto “Regolamento di polizia urbana – inserimento dell’articolo 50-bis – Norme per il contrasto del fenomeno della dipendenza dal gioco”, che prevede una limitazione oraria al funzionamento degli apparecchi di cui all’art. 110, commi 6 e 7, T.U.L.P.S., installati in esercizi commerciali. Tale misura è stata introdotta dal Comune secondo quanto disposto dall’art. 6 della L.R. Piemonte n. 9/2016 ed è pari a 16 ore al giorno, essendo vietato l’uso di tali apparecchi dalle ore 00.00 alle ore 14.00 e dalle ore 18.00 alle ore 20.00.

Vengono proposti i seguenti motivi di ricorso:

I)Violazione degli artt. 42 e 50, 7, T.U.E.L – Violazione art. 6 L. R. Piemonte n. 9/2016 – eccesso di potere per carenza dei presupposti;

II)Violazione degli artt. 42 e 50, 7, T.U.E.L – Violazione art. 6 L. R. Piemonte n. 9/2016 – erronea valutazione dei presupposti – eccesso di potere per contradditttorietà e illogicità manifesta – eccesso di potere per difetto di istruttoria;

III)Violazione dei princìpi di ragionevolezza, adeguatezza e proporzionalità.

La Sezione, esaminata la relazione d.d. 4 agosto 2017 trasmessa dal Ministero dell’economia e delle finanze e le difese delle parti, con parere interlocutorio espresso nell’adunanza del 17 aprile 2019, n. 1628/2019, chiedeva una relazione integrativa con cui il Ministero riferente prendesse posizione in maniera più puntuale sulle singole censure proposte.

Con ulteriore parere interlocutorio n. 1743/2020 espresso all’adunanza del 2 settembre 2020 la Sezione sollecitava l’adempimento del suddetto incombente istruttorio.

Con nota del 29 novembre 2019, prot. n. 200817 l’Amministrazione trasmetteva la relazione integrativa richiesta.

Considerato:

Il ricorso si appalesa meritevole di accoglimento in relazione al secondo motivo di impugnazione, nella parte in cui viene dedotta la censura di eccesso di potere per difetto di istruttoria, con assorbimento delle restanti censure.

Come evidenziato anche dal Ministero riferente nella cennata relazione integrativa “Le motivazioni genericamente addotte nel preambolo della delibera non sembrano supportate da adeguata istruttoria in ordine all’effettiva necessità di una fascia oraria di utilizzo così ridotta; né si fa espresso riferimento alle caratteristiche del territorio comunale, alla popolazione e al numero di persone colpite dalla problematica della dipendenza dal gioco d’azzardo”.

La necessità che misure fortemente restrittive dell’attività di impresa siano supportate da adeguata e puntuale istruttoria – anche in un settore, quale quello in esame, in cui possono venire in considerazione effettive esigenze di tutela della salute pubblica – è stata sottolineata anche di recente da questa Sezione (Cons. St. Sez. I, n. 1418/2020 espresso nell’adunanza del 1° aprile 2020).

Tale esigenza, affermata con il menzionato precedente n. 1418/2020 in relazione a determinazioni comunali successive all’adozione dell’Intesa perfezionata nella Conferenza Unificata del 7 settembre 2017, costituisce espressione di princìpi generali dell’azione amministrativa e va senz’altro ribadita anche con riguardo a determinazioni, come quella impugnata con il presente ricorso, adottate anteriormente alla stipulazione di tale Intesa (in proposito, in relazione ad analoga vicenda, v. Cons. St., Sez. V, 23 luglio 2018, n. 4438, capo 3.4., che, tuttavia, respingeva il ricorso stante la ritenuta adeguatezza dell’istruttoria che era stata compiuta nello specifico caso dal Comune di Torino).

Nel caso di specie la determinazione impugnata, che vieta il funzionamento dei predetti apparecchi per 16 ore al giorno, non dà alcun conto di adeguati approfondimenti istruttori che giustificassero l’adozione di tale stingente misura restrittiva in relazione alle specifiche esigenze della collettività locale.

P.Q.M.

La Sezione esprime il parere che il ricorso debba essere accolto, nei termini di cui in motivazione”.