A testa alta Eleonora per ricordare i desideri, i sogni realizzati e quelli ancora da realizzare insieme ai suoi colleghi e ai titolari di una sala da gioco a Pisa

“Sono Eleonora,

vorrei dire anch’io la mia. Lavoro da 9 anni per un’azienda che ha deciso 3 anni fa di investire in un ambiente rinnovato, un ambiente dove all’ insegna con su scritto “Slot Show” è sempre seguita la frase “non solo gioco”.

I miei titolari hanno investito per far sì che diventasse non solo un ambiente che offre ogni tipologia di gioco (dal Superenalotto alle scommesse sportive, slot, videolottery ecc), ma hanno e abbiamo voluto soprattutto creare un ambiente di ritrovo.

Lavoriamo 365 giorni l’ anno, con un bar sempre aperto, una sala ristorazione dove i clienti non necessariamente devono giocare, dove si ritrovano dai più giovani (ovviamente maggiorenni ) ai meno giovani per vedere una partita, scambiare due chiacchiere e perché no, in molti, soprattutto in età avanzata, per avere la compagnia che nelle proprie case non hanno .

Riceviamo proprio da questi ultimi chiamate, messaggi tramite terzi per avere notizie …. non sappiamo rispondere …vorremmo chiedere allo Stato e a chi ci tratta come “delinquenti” (perché in questo momento siamo trattati come tali) dove vogliono arrivare?

Nella ‘mia’ azienda e nella ‘mia’ filiale, e non a caso uso il termine ‘mia’, a Pisa, siamo 12 dipendenti. Tutti con una famiglia e figli a carico. E comunque siamo ragazzi che passano 6 giorni su 7 dentro quella sala.

Ci definiamo sempre ‘una famiglia’ perché tra noi e con i nostri clienti trascorriamo compleanni, feste, Pasque, Natale, senza mai dimenticare che il nostro lavoro ci permette di vivere, mantenerci e mantenere le nostre famiglie.

Oggi penso e ripenso a quello che sta succedendo e non so come ne usciremo, soprattutto se ne usciremo. Ma credo anche che questa situazione sia veramente un’offesa per tutti quelli come noi.

Dobbiamo stare zitti, in silenzio, perché nessuno, e lo sottolineo, nessuno ascolta.

Nessuno sente ragioni, non abbiamo stipendi da marzo ma abbiamo affitti, macchine da mantenere perché sono essenziali, spese da affrontare.

Vediamo i nostri titolari così arresi è così incerti su quel che sarà il futuro e questo mi fa addirittura ‘tremare l’anima’. Perché il passo del non rientrare più è veramente breve …. nel frattempo vediamo, al contrario, che per molti la vita che è ripresa normalmente. Aperitivi, spiaggiate, palestre, cene fuori, supermercati dove le distanze sono pari a zero …

E’ tutto così illogico, è inaccettabile.

Chiediamo solo di lavorare , di ripartire e di vivere. Ce lo meritiamo, ma soprattutto se lo meritano i miei titolari, ai quali forse non abbiamo dimostrato mai abbastanza la nostra vicinanza e la nostra stima. Eleonora Moriconi”

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