Un concessionario di giochi e scommesse ippiche ha presentato un ricorso al Tar chiedendo l’accertamento del diritto al risarcimento connesso allo svolgimento del pregresso rapporto concessorio la cui sostenibilità economica nel tempo è stata minata concretamente da una serie di fattori legati alle ripetute omissioni e carenze organizzative dell’amministrazione concedente, ovvero il Ministero delle Finanze e quindi lo Stato.

La domanda risarcitoria si affida a una serie di rilievo legati al mancato riconoscimento di una adeguata compensazione risarcitoria dei pregiudizi economici subiti nella gestione di rapporti concessori, ormai esauriti, ma determinati:

a) dalla indebita compresenza di reti di raccolta clandestine o comunque “parallele” rispetto al sistema concessorio fondato sulla riserva originaria dell’attività di gioco in capo allo Stato;

b) dalla intempestiva attivazione di specifici prodotti e modalità di gioco previste in Convenzione;

c) dalla inadeguata gestione complessiva dei prodotti di gioco che è stata abilitata a raccogliere, divenuti ben presto poco attraenti e competitivi rispetto agli altri segmenti dell’offerta di gioco lecito;

d) dall’altrettanto inadeguata gestione dello stesso spettacolo ippico;

e) dallo sviluppo della rete territoriale di distribuzione dell’offerta di gioco, avvenuta senza coordinamento, ma anzi effettiva asimmetria tra regimi concessori, con penalizzazione unilaterale dei concessionari di più risalente operatività;

f) dal mancato riequilibrio del sinallagma concessorio inciso da tutti i fattori sin qui evidenziati, quale comportamento contrattualmente doveroso in base ai principi di buona fede e cooperazione creditoria, ma anche in ottemperanza a specifici precetti legislativi e pronunce giurisdizionali rimaste senza seguito concludente.

Il Tar, con sentenza del 26 luglio scorso, ha dichiarato il ricorso inammissibile.

“È ben evidente – si legge nel dispositivo- che la domanda risarcitoria spiegata dalle parti istanti nell’odierno giudizio, così come scrutinata dal giudice della giurisdizione. va devoluta alla cognizione del Giudice ordinario. Infatti, il presunto danno derivante dal “mancato riequilibrio del sinallagma concessorio” sarebbe stato inciso da una serie di “fattori” (“indebita compresenza di reti di raccolta clandestine; “intempestiva attivazione di specifici prodotti e modalità di gioco previste in Convenzione”; “inadeguata gestione complessiva dei prodotti di gioco [e] inadeguata gestione dello stesso spettacolo ippico [nonché dello] sviluppo della rete territoriale di distribuzione dell’offerta di gioco”).”

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