L’ordinanza di rimessione è stata emessa su richiesta della Coral Srl difesa dall’avvocato Alessandro Dagnino , managing partner di Lexia Avvocati

La proroga tecnica delle concessioni alle Sale bingo finisce davanti la Corte di Giustizia europea. A deciderlo è stata la settima sezione del Consiglio di Stato chiamata a decidere del ricorso della Coral Srl difesa dall’avvocato tributarista Alessandro Dagnino, managing partner di Lexia Avvocati.

L’ordinanza di rimessione della questione alla corte che decide della conformità del diritto italiano a quello dell’Unione europea è stata emessa su richiesta della difesa della Coral nell’udienza dello scorso 20 settembre. Con l’atto i giudici chiedono se la proroga tecnica violi il diritto dell’Ue “introducendo l’obbligo di pagamento di canoni concessori, originariamente non dovuti, ed aumentando, successivamente a più riprese i medesimi canoni, sempre determinati in misura fissa per tutti i concessionari a prescindere dal fatturato”.

Inoltre, nel quesito esposto in sentenza, i giudici di Palazzo Spada chiedono che la corte di Giustizia si pronunci della sua conformità degli “ulteriori vincoli all’attività dei concessionari come il divieto di trasferimento dei locali” e della previsione che subordina “la partecipazione alla futura procedura per la riattribuzione delle concessioni all’adesione degli operatori alla proroga”.

La battaglia sui canoni di proroga prosegue da anni, da quando le concessioni delle sale bingo più vecchie sono scadute nel 2013. Da quell’anno il Parlamento ha rinviato il termine per la realizzazione delle gare con una serie di proroghe. Il canone inizialmente era stato fissato a 2800 euro al mese poi è passato a 5mila euro e adesso vale 7500 euro al mese.

In primo grado, di fronte al Tar, è stata anche sollevata la questione di legittimità costituzionale dinnanzi alla Consulta che si era espressa sulla norma con una sentenza monitoria con cui si lasciava aperta la strada della possibile violazione del diritto dell’Unione europea.

Con l’ordinanza il collegio composto dai giudici Claudio Contessa (presidente), Daniela Di Carlo, (consigliere), Sergio Zeuli (consigliere), Maurizio Antonio Pasquale Francola (consigliere) e Ofelia Fratamico (consigliere ed estensore) condivide i dubbi esposti dalla difesa della Coral.

In particolare, dubbi di conformità al diritto Ue desta anzitutto il fatto che “lo Stato italiano ha modificato nel corso del tempo, e in modo significativo, la struttura stessa dei costi di impresa del settore del Bingo introducendo l’oneroso meccanismo del ‘canone di proroga tecnica’”.

La sezione del Consiglio di Stato si spinge anche oltre. Anche se la proroga tecnica dovesse essere ritenuta ammissibile per una prevalenza dell’interesse pubblico comunque occorrerebbe valutare la compatibilità della normativa che subordina la partecipazione del concessionario alla procedura per la riattribuzione delle concessioni, alla sua adesione al regime di proroga tecnica “sotto i profili della necessità, indispensabilità, congruità, proporzionalità, utilità del mezzo rispetto allo scopo prefissato”.

Infine, i giudici avanzano dubbi sulla congruità del canone stabilito in quota fissa senza, così si legge nell’ordinanza, “alcuna dimostrata relazione con le caratteristiche e l’andamento del singolo rapporto concessorio”.

Soddisfatto per la decisione l’avvocato Alessandro Dagnino. “Il riconoscimento dei dubbi conformità al diritto euro unitario della proroga tecnica – afferma il tributarista –  è una buona notizia per le imprese del settore che si sentono vessate da un canone solo formalmente “tecnico”, che è ormai divenuto una tassa regressiva, perché gravante maggiormente sui piccoli concessionari. Inoltre, l’introduzione, da oltre dieci anni, di forti restrizioni sulla circolazione delle concessioni, non previste dal titolo originario, pone seri problemi di compatibilità con il principio del legittimo affidamento, avendo causato gravi e perduranti incertezze nel settore delle sale bingo, che hanno impedito ogni possibile attività di pianificazione degli investimenti, ancora una volta a discapito dei piccoli operatori”.

Già in passato l’avvocato Dagnino aveva evidenziato come questo meccanismo risultava particolarmente lesivo per le piccole società concessionarie e favorevole ai grandi gruppi che, ancor di più nell’emergenza pandemica, ha letteralmente fagocitato le piccole imprese del comparto. E tutto questo in evidente contrasto con lo spirito della norma originaria che invece aveva consentito l’accesso a piccole e medie società. “Già la Corte Costituzionale – ricorda l’avvocato Dagnino- nella sentenza del 2021 in cui ritiene ‘non fondate’ le questioni di legittimità costituzionale sull’aumento dei canoni per le sale bingo aveva ma evidenziato necessità di ‘un quadro normativo definito e stabile’ a fronte dei gravi profili disfunzionali della prassi legislativa del costante e reiterato rinvio delle gare, mediante interventi che – anziché favorire il passaggio verso la nuova regolazione di questo settore di mercato – si limitano a estendere, di volta in volta, l’ambito temporale della disciplina transitoria della proroga tecnica delle precedenti concessioni. Una sentenza ‘monitoria’ per lo Stato che avrebbe dovuto definire un quadro normativo stabile. “Alla luce dell’ordinanza del Consiglio di Stato non possiamo che confidare in un esito positivo della pronuncia della Corte di Giustizia Europea per i nostri clienti. È evidente che l’obbligo di pagamento di canoni concessori, il divieto di trasferimento delle concessioni e il divieto di partecipazione al futuro bando di gara per quelle società che non aderiscono alla proroga sono modifiche sostanziali rispetto alla questione su cui già in passato la Corte si è espressa. Se, come speriamo, la pronuncia sancirà una non conformità del diritto italiano a quello europeo, la disapplicazione varrà solo per il soggetto che ha presentato ricorso. Quindi è lecito aspettarsi una vera e propria valanga di ricorsi di tutti gli altri concessionari”.

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