Il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, con sentenza pubblicata il 27 luglio 2022, ha statuito la piena legalità dell’attività di raccolta delle scommesse dei centri Stanleybet, difesi dall’avvocato Daniela Agnello.

“L’attività dei Centri Trasmissione Dati – ha affermato l’avv. Agnello – costituisce, infatti, la legittima modalità attraverso cui Stanleybet esercita le libertà fondamentali di stabilimento e di prestazione dei servizi riconosciute ai cittadini e alle imprese dagli artt. 49 e 56 del Trattato FUE così come interpretati nelle sentenze Gambelli del 06.11.2003, causa C-243/01, Placanica del 06.03.2007, cause riunite C-338/04, C-339/04 e C-360/04, Costa e Cifone del 16.02.2012, cause riunite C-72/10 e C-77/10 e Laezza del 28.01.2016  nella causa C-375/14”.

Si legge nella sentenza: «1 – La Ditta meglio individuata in epigrafe propone appello contro il Ministero dell’economia e delle Finanze e l’Agenzia Delle Dogane e dei Monopoli (quale successore ex lege dell’A.A.M.S.) per l’annullamento o la riforma della sentenza n. -OMISSIS- emessa dal TAR -OMISSIS-, -OMISSIS-, Sezione -OMISSIS-, che ha respinto il suo ricorso volto all’annullamento del provvedimento prot. n. 27319/2015, di revoca della Concessione dei generi di monopolio (…) e degli atti connessi.

2 – L’appellante, titolare di una rivendita speciale di generi di monopolio, narra che in data 4 febbraio 2015 la società istante veniva sottoposta ad ispezione da parte della Guardia di Finanza di Napoli e che, in data 10 febbraio 2015, l’A.A.M.S. (oggi A.D.M.) notificava verbale di contestazione di violazioni prot. n. 9499, “Visto che nel corso delle operazioni veniva accertato che, nella sede della concessione, si svolgeva attività di raccolta di scommesse sportive mediante collegamento telematico con soggetti ubicati all’estero privi di concessione e licenza di polizia ex art. 88 TULPS (nel caso Stanleybet Malta Limited) (…) Visto che l’art. 16 del Capitolato d’oneri che prevede il divieto di porre in essere attività illecite in materia di giochi che siano tali da integrare non solo ipotesi di reato ma anche di illecito amministrativo”.

3 – L’A.A.M.S., senza disporre ulteriore istruttoria, disponeva quindi la revoca della licenza con provvedimento n. 27310 del 25 maggio 2015, rilevando che “il comportamento riscontrato da parte della -OMISSIS- viene a ledere il rapporto fiduciario che deve configurarsi in tema di concessioni ed autorizzazioni dello Stato come elemento necessario ed imprescindibile per il conseguimento del Pubblico interesse (CdS sentenza n. 2833/2013)”.

4 – La società proponeva ricorso al TAR rilevando la mancanza dei presupposti per l’adozione del provvedimento sanzionatorio, nonché il vizio di eccesso di potere con riferimento a più profili, considerata la legittimità del modus operandi della società Stanleybet Malta limited e, quindi, della propria attività.

5 – Il TAR -OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS- Sezione, con ordinanza n. -OMISSIS- del 24 luglio 2015 sospendeva in via cautelare il provvedimento impugnato, ritenendo di dover acquisire una relazione di chiarimenti dall’Ufficio centrale dell’A.D.M. sulla posizione della Stanleybet Malta Ltd. Successivamente, con ordinanza n. -OMISSIS-, il TAR sospendeva nuovamente l’atto amministrativo sul rilievo che “…non è stato formalmente contestato al ricorrente alcun illecito penale od amministrativo relativamente alla constatata attività di raccolta di scommesse sportive con l’operatore straniero Stanleybet”. Con la sentenza n. -OMISSIS- il medesimo giudice rigettava però il ricorso.

6 – La società ricorrente proponeva appello, presentando una domanda cautelare respinta dal Consiglio di Stato, sul profilo del danno nella ponderazione fra i confliggenti interessi, in ragione del carattere –all’epoca-controverso della questione. L’Amministrazione si costituiva in giudizio per far valere la legittimità del proprio operato.

7 – Nel merito, l’appellante deduce che la Guardia di Finanza, a seguito di controllo, non ha accertato la violazione di disposizioni di legge penali o amministrative e non ha avviato notizia di reato per l’organizzazione di scommesse in assenza di concessione e licenza.

8 – La revoca, inoltre, si porrebbe in contrasto con la sentenza Laezza (causa C-375/14) della Corte di Giustizia e con la recente sentenza del Consiglio di Stato n. 1685 del 2022 che riconosce l’illegittima esclusione della Stanleybet dalle gare italiane. In particolare, vengono citati ampi stralci della predetta sentenza, secondo i quali “la Corte ha quindi creato in via giurisprudenziale una sorta di sanatoria”, per cui la posizione di Stanleybet si pone quale “eccezione alla regola”. Infatti, “a seguito delle sentenze della Corte di Giustizia si sarebbe creata una prassi per cui nel nostro paese accanto agli operatori nazionali dotati di concessione e di autorizzazione … opererebbero, in base alla libertà di stabilimento garantita dall’art. 49 TFUE anche soggetti i quali, autorizzati alla raccolta delle scommesse in base alle norme di altro Stato dell’Unione, eserciterebbero tale attività in Italia senza concessione od autorizzazione alcuna”.

La predetta sentenza, al riguardo, evidenzia che la giurisprudenza nazionale è concorde nel ritenere che l’attività di raccolta delle scommesse nel nostro Paese possa essere svolta in via lecita solo dagli operatori muniti di concessione e autorizzazione di polizia. Tuttavia, però, riconosce la sussistenza di “un’eccezione alla regola … eccezione che però ha una portata circoscritta ad una situazione particolare … che non può essere estesa al di fuori di essa”.

9 – Secondo l’appellante, i giudici nazionali di merito e di legittimità, nel corso degli anni, hanno ribadito la costante giurisprudenza in materia di giochi e scommesse in favore dell’operatore Stanleybet, hanno richiamato le plurime sentenze della Corte di Giustizia UE e hanno acclarato che non si possono applicare sanzioni ai titolari dei centri contrattualmente legati all’operatore Stanleybet, ostacolato nell’accesso al sistema concessorio italiano (da ultimo Corte di Cassazione, Terza sezione, sentenza n. 5568/2022).

10 – Considera il Collegio che la revoca della rivendita di generi di monopolio è stata motivata in ragione dello “svolgimento dell’attività illegale di scommesse sportive” mentre l’evoluzione giurisprudenziale degli anni successivi ha chiarito che quell’attività di raccolta di scommesse illegale non era. È stata quindi chiarita l’insussistenza, all’epoca, del presupposto per il quale era stata disposta la revoca, che risulta priva della necessaria base giuridica.

11 – L’appello deve essere pertanto accolto, discendendone per l’effetto l’accoglimento, in riforma dell’appellata sentenza, del ricorso di primo grado con il conseguente annullamento dell’impugnato provvedimento di revoca (…)».

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