“L’importanza dell’informazione e formazione sui rischi del gioco patologico al fine di tutelare i giocatori a rischio, è stato confermato anche dal servizio per le dipendenze della Ulss 3 del Veneto tramite le dichiarazioni rilasciate a “Il Gazzettino” dalla psicologa Anna Bozzola: non trovare le macchinette sotto casa non è sufficiente per smettere di giocare e “Chi ha una dipendenza è una persona che ha una vulnerabilità e il disturbo finirà comunque per emergere. Le droghe, come l’eroina, non sono di facile acceso, ma il problema esiste lo stesso”.

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Plaudiamo alle dichiarazioni della psicoterapeuta e invitiamo la regione Veneto a proseguire, come peraltro sta facendo in maniera eccellente, il percorso di realizzazione, di concerto con le Ulss territoriali, di progetti seri e utili ai fini del contrasto del gioco potenzialmente patologico, grazie ai fondi del Ministero della Salute. È la formazione la strada maestra per tutelare i giocatori dal rischio GAP, non le norme proibizioniste”.

Così Andrea Lo Massaro, vice presidente dell’Associazione Nazionale Sapar, commentando l’articolo dal titolo “Via le slot, premiati dal Comune” pubblicata sul quotidiano “Il Gazzettino” del 30 agosto, nel quale si fa riferimento anche alle dichiarazioni dell’Assessore del Comune di Venezia, Simone Venturini impegnato a promuovere e premiare i locali no slot.

“Siamo sicuri che l’impegno profuso dall’Assessore Venturini nel promuovere le iniziative a tutela del giocatore potenzialmente patologico – afferma Lo Massaro – coinvolgerà anche i casinò di Venezia, perché se si pensa di tutelare la salute pubblica riducendo l’utilizzo delle AWP, per coerenza il discorso deve riguardare tanto gli apparecchi installati nei pubblici esercizi e nelle sale, quanto quelli delle case da gioco.

A breve avremo un nuovo incontro con la Regione Veneto, nel quale ribadiremo il nostro sostegno e condivisione a tutte le iniziative di formazione e prevenzione per la tutela del giocatore, ribadendo altresì la nostra convinzione, condivisa tra l’altro anche da diversi consigli regionali già chiamati a legiferare in materia di gioco, per cui il proibizionismo non è la strada giusta ai fini della salvaguardia della salute pubblica. Non serve regolamentare privando, ma indirizzare con progetti utili a sensibilizzare i cittadini sul rischio del gioco compulsivo e patologico: è questa la strada da percorrere se si vuole tutelare il giocatore e al contempo salvaguardare anche l’occupazione delle piccole e medie imprese del settore e dei pubblici esercizi”.