Pubblichiamo di seguito la richiesta di rettifica inviata da As.Tro al Direttore Responsabile del quotidiano La Nuova Sardegna, in riferimento al contenuto dell’articolo odierno dal titolo <<Bruciati quasi 22 milioni di euro>>.

“Bologna, 31 maggio 2022

Egregio Direttore,

in qualità di associazione di rappresentanza degli operatori del gioco lecito, intendiamo con la presente chiedere, ai sensi di legge, la rettifica di alcuni dati riportati nell’articolo intitolato <<Bruciati quasi 22 milioni di euro>>, a firma di Gavino Masia, apparso a pagina 22 dell’edizione odierna del vostro quotidiano.

Premesso che ogni analisi sul fenomeno della dipendenza da gioco va accolta con favore, soprattutto se accompagnata da iniziative finalizzate a prevenirlo, riteniamo invece inopportuno l’utilizzo di dati non corretti, la cui diffusione appare esclusivamente finalizzata a promuovere interventi proibizionistici, ispirati dall’idea che la soluzione del problema passi per l’abolizione del sistema del gioco pubblico legale, eliminato il quale la ludopatia sarebbe definitivamente debellata.

Già definire come “macchinette mangia soldi” le AWP e le VLT (slot machine e videolottery, disciplinate dall’art. 110, comma 6 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza), se da un lato rappresenta una definizione molto efficace da un punto di vista giornalistico, dall’altro è indice di un’analisi incompleta del fenomeno che non giova certo alla risoluzione dei problemi che invece si intendono risolvere.

Le slot machine e le videolottery legali devono rispettare severi requisiti di legge, tra i quali l’obbligo di restituire ai giocatori una percentuale minima di vincite, rispettivamente pari al 65% e al 83% delle somme puntate. Si tratta di apparecchi che devono restare sempre collegati alla rete della ADM, la quale è così in grado di monitorare in tempo reale i flussi finanziari che transitano all’interno di ciascuno di essi e la loro conformità ai requisiti di legge.

Le macchinette “mangia soldi”, prive di qualsiasi strumento di monitoraggio e di requisiti volti a garantire il giocatore, erano invece quelle (ad esempio i c.d. videopoker) che imperavano, insieme alle bische e alle scommesse clandestine, all’epoca del proibizionismo in cui vogliono tornare coloro che, appunto, attraverso la diffusione di dati fuorvianti, mirano allo scardinamento del sistema del gioco pubblico legale.

Veniamo ai dati, la cui unica fonte ufficiale è rappresentata dalla Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Ebbene, per quanto riguarda il Comune di Porto Torres, nel 2019 la spesa per il gioco mediante slot machine e videolottery è stata pari a 4.254.637 euro (202 euro annui pro capite) e non a 13.832.800 euro come erroneamente riportato nell’articolo, in cui è stata confusa la raccolta (ossia le somme puntate dai giocatori) con la spesa, la quale si ricava invece, sulla base di elementari principi logici, sottraendo dalle somme puntate quelle restituite al giocatore a titolo di vincite (ed è infatti questo il criterio utilizzato dalla Agenzia delle Dogane e dei Monopoli).

Analogo criterio errato si riscontra nell’articolo anche con riguardo alle altre tipologie di gioco trattate.

Chiediamo pertanto, ai sensi di legge, che i dati vengano rettificati con l’indicazione di quelli corretti.

Cordiali saluti

Assotrattenimento 2007 – AS.TRO

Centro Studi

avv. Massimo Piozzi”

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