Riaprire le reti di giochi, scommesse e bingo. Lo chiede Confcommercio nell’audizione alla Camera sul dl Rilancio.

Relativamente al comparto dei giochi pubblici, si segnala la necessità di disporre la riapertura delle reti di gioco pubbliche ad oggi ancora escluse da questa possibilità, fatto salvo ovviamente l’integrale rispetto di tutte le misure di prevenzione e protezione disposte dai vari provvedimenti dell’Autorità e a condizione dell’attuazione e del mantenimento delle prescrizioni contenute nel protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro sottoscritto dal Governo e dalle parti sociali da ultimo il 24 aprile u.s.. Si evidenzia infatti che il comparto del gioco pubblico -stando al documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro predisposto dall’INAIL nel mese di aprile– non presenta un indice di rischiosità specifico elevato.

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Per il comparto del bingo Confcommercio chiede la reintroduzione del versamento del prelievo erariale in maniera differita dopo 90 giorni dal ritiro delle cartelle; la riduzione del prelievo erariale a favore del montepremi, per favorire l’interesse al prodotto e, quindi, il rientro in servizio di un più elevato numero di lavoratori; l’ulteriore sospensione degli importi dovuti per la gestione in proroga della concessione fino al termine ultimo del periodo emergenziale.

b) per le scommesse: la sospensione dei termini diversamento dell’imposta unica, la recuperabilità dei canoni già versati peril periodo di lockdow nel’esclusione dell’ulteriore prelievo sulla raccolta di tutte le forme di scommesse previsto dall’art.217 del Decreto-legge 34/2020.

c) per il comparto degli apparecchi da intrattenimento: il ritorno ai livelli di tassazione del 2019 sia del PREU che della Tassa sulle Vincite; ciò in ragione del fatto chele attività di sostituzione delle tecnologie, iniziate poco prima del lockdown, non si sono potute completare, rendendo l’attività diseconomica nella filiera con la tassazione introdotta per il 2020.