Nessuna disparità di trattamento nell’ordinanza del Comune di Valganna che impone limiti orari al funzionamento delle slot. Lo ha stabilito il Tar Lombardia.

Per i giudici del Tar non è ammissibile il ricorso di un gestore lombardo contro l’ordinanza del Comune che impone l’interruzione del funzionamento delle slot da 7.30 – 9.30, 12.00 – 14.00 e 19.00 – 21.00.

Gli studi depositatati a supporto dell’ordinanza dal Comune sono stati ritenuti credibili, quelli del gestore invece no, considerando che non si riferiscono a realtà italiane.

“Quanto alla censura con cui la ricorrente lamenta la disparità di trattamento con altri tipi di gioco – si legge ancora nella sentenza- , va osservato che gli apparecchi automatici per il gioco (le c.d. slot machine e video lottery) comportano una “relazione” diretta con il giocatore, e la loro modalità di utilizzo – senza intermediazione alcuna – favorisce il gioco compulsivo, diversamente da altre forme di gioco lecito (si pensi al gioco del lotto o ai c.d. gratta e vinci). La dedotta disparità di trattamento postula quindi una identità di effetti, quanto all’incentivo al gioco patologico, che non si ravvisa tra le diverse tipologie di giochi leciti e dunque tra le relative discipline di fruizione. Proprio le differenti modalità di fruizione delle diverse tipologie di gioco lecito giustificano una diversa disciplina volta a contenere fenomeni di ludopatia.

Il principio di uguaglianza – come noto – impone discipline eguali per situazioni eguali e discipline diverse per situazioni diverse, con il limite generale di proporzionalità e ragionevolezza. In relazione alla disciplina dei giochi leciti, la giurisprudenza amministrativa ha avuto modo più volte di affermare la più elevata pericolosità, ai fini del rischio di determinare forme di dipendenza patologica, dei giochi cui si riferisce l’ordinanza impugnata, evidenziando che gli apparecchi a ciò destinati, “per la loro ubicazione, modalità, tempistica, danno luogo – più di altre – a manifestazioni di accesso al gioco irrefrenabili e compulsive, non comparabili, per contenuti ed effetti, ad altre forme di scommessa che possono anch’esse dare dipendenza, ma in grado ritenuto (ragionevolmente) dal legislatore di gravità ed allarme sociale assai minore e, perciò, non necessitante di apposita e più stringente tutela preventiva mirata” (TAR Torino sezione II 11 luglio 2017 n. 824 e giurisprudenza ivi richiamata: TAR Trento, sez. I, 10 luglio 2013, n. 221; TAR Milano, sez. I, 13 marzo 2015, n. 706 e 8 luglio 2015, n. 1570; TAR Venezia, sez. III, 27 settembre 2016, n. 1081)

E’ stato sottolineato, in particolare che, tra i giochi leciti con vincita in denaro, “slot machine e videolottery paiono i più insidiosi nell’ambito del fenomeno della ludopatia, in quanto, a differenza dei terminali per la raccolta delle scommesse, implicano un contatto diretto ed esclusivo tra l’utente e la macchina, senza alcuna intermediazione umana volta a disincentivare, per un normale meccanismo psicologico legato al senso del pudore, l’ossessione del gioco, specie nella fase iniziale del processo di dipendenza patologica” (così TAR Venezia, sez. III, 27 settembre 2016 n. 1081;TAR Lombardia, Milano, Sez. I, 13 marzo 2015, n. 706; Id., 8 luglio 2015, n. 1570).

E’ stato poi condivisibilmente osservato che l’argomento secondo cui l’amministrazione non avrebbe tenuto conto di altre forme di gioco verso le quali i soggetti affetti da ludopatia si indirizzerebbero prova troppo, poiché dimostra che comunque è opportuno limitare già una delle possibili forme di gioco se anche ve ne sono altre a disposizione (Consiglio di Stato sez. V 26 agosto 2020 n. 5226).

Va poi aggiunto che l’ordinanza impugnata disciplina ambiti sui quali sussiste la competenza del Sindaco ai sensi della normativa applicabile, sicchè non può essere lamentata la disparità di trattamento in relazione ad ambiti estranei alla predetta competenza, quali i giochi on line. La parità di trattamento invocata dalla parte ricorrente si risolverebbe nell’impossibilità per le amministrazioni comunali di arginare il fenomeno del gioco patologico a tutela delle fasce più esposte della comunità locale, anche con riferimento alle tipologie di gioco per le quali la legge riconosce loro facoltà di intervento.”

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