La Corte d’Appello di Messina ha respinto l’appello di un noleggiatore sanzionato per aver installato un apparecchio da gioco privo di titoli autorizzati all’interno di un bar nel 2010.

Il giudice d’appello ha confutato le tesi dell’esercente secondo il quale il verbale con il quale era stato sequestrato l’apparecchio fosse in realtà illegittimo “lamentando che esso faceva riferimento ad una violazione (mancanza dei titoli autorizzatori), mentre l’ordinanza ingiunzione contestava la mancata rispondenza alle regole tecniche di cui allarticolo 110 T.U.L.P.S., rilevando, altresì, che il congegno in questione consisteva in un distributore di chewing-gum non rientrante nellambito di applicazione dell’articolo 110 T.U.L.P.S.. Il gestore, al canto suo, nel separato atto di opposizione, quale obbligato in solido, ribadiva di non essere il proprietario del distributore di chewing-gum. Il Tribunale di Messina aveva precedentemente rigettato l’eccezione di carenza di legittimazione passiva formulata dal gestore, nonché quella di mancata rispondenza tra il verbale di contestazione e l’ordinanza ingiunzione; disattendeva, altresì, l’eccezione secondo la quale l’apparecchio in esame consisteva in un distributore di chewing-gum, sostenendo che, in virtù della circolare ministeriale n. 2005/19 45/Giochi/ADI, detti congegni dissimulassero apparecchi da intrattenimento vietati.

Per il giudice della Corte d’Appello solo una seria prova documentale avrebbe potuto consentire di superare l’accertamento contenuto nel verbale e trasfuso nell’ordinanza. Quindi una testimonianda prodotta dal gestore non è servita a dimostrare la sua estraneità.

A fronte della prospettazione degli appellanti, secondo cui l’apparecchio sequestrato sarebbe un mero distributore automatico di chewing gum, si pone la verifica operata dai Carabinieri che hanno oprato il sequestro, secondo cui invece si era in presenza di un apparecchio da gioco non ascrivibile a nessuna categoria dei giochi leciti, del tipo distributore automatico di chewing gum denominato “Mistery Blue” privo di codice identificativo e non rispondente alle caratteristiche e alle prescrizioni indicate nei commi 6 e 7 dell’art. 110 del T.U.L.P.S..

“Peraltro, sebbene i verificatori non abbiano proceduto a mettere in funzione l’apparecchio , le caratteristiche di esso sono state specificamente descritte: e lo stesso titolare dell’esercizio ha ammesso che successivamente alla erogazione del prodotto si avviava un dispositivo luminoso a led al solo fine di consentire all’utente l’erogazione di un prodotto omaggio. Conseguentemente, con tale affermazione gli appellanti hanno in sostanza ammesso la modalità di funzionamento tipicamente elettronica dell’apparecchio in questione, che non può perciò assimilarsi ad un mero distributore automatico di alimenti in quanto – a differenza di tale tipologia di apparecchi esclusivamente finalizzati alla distribuzione del bene commercializzato dietro corresponsione del prezzo indicato (es. distributori di bevande, snack., gelati, tabacchi, etc.) – lo stesso, invece, con l’inserimento delle monete non determina solo l’erogazione della gomma da masticare commercializzata, ma altresì l’attivazione di un led luminoso che, andandosi a posizionare su una delle possibili opzioni, consente l’eventuale erogazione di prodotti ulteriori. Sicchè l’utente è invogliato all’utilizzo di tale apparecchio non già in virtù della mera distribuzione di chewing-gum, bensì al fine di ottenere l’erogazione di un premio aggiuntivo, confidando nel collocamento del led luminoso in una delle posizioni vincenti. Ciò significa che il software di tali macchine è programmato in maniera tale che l’erogazione del premio ulteriore risulta puramente aleatoria e, quindi, non si richiede alcuna abilità del giocatore . Infatti deve ribadirsi che sebbene l’apparecchio, all’atto dell’introduzione della moneta, eroghi un chewing-gum, esso per stessa ammissione degli appellanti consente un gioco nel quale è insita una scommessa che consente vincite puramente aleatorie di altro prodotto.

“A questo punto – si legge nella sentenza – per meglio inquadrare il contesto entro il quale gli apparecchi in questione, quali congegni da gioco, vanno a collocarsi, occorre fare riferimento alla normativa di riferimento, rappresentata dall art. 110 del TULPS, secondo cui è vietata l’installazione d’apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici per il gioco d’azzardo (comma 4) e cioè quelli che hanno insita la scommessa o che consentono vincite puramente aleatorie di un qualsiasi premio in denaro o in natura o vincite di valore superiore ai limiti fissati al comma 6, … . (comma 5). Nel caso dell’apparecchio in questione, gli operatori di polizia hanno ravvisato la violazione della citata norma poiché il distributore automatico di chewing-gum aveva insita la scommessa data dalla possibilità di vincita di un prodotto alimentare. L’interpretazione e la conclusione tratta dagli operatori di polizia quindi è condivisibile”.

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