A testa alta Laura racconta la sua storia come dipendente della sala Bingo di Modena.

“Mi chiamo Laura e lavoro in una sala bingo di Modena,

questo mio personale sfogo è diretto al signor Vito Crimi, capo politico dei Cinque Stelle che nei giorni scorsi si è espresso in modo poco gradevole nei confronti del settore del gioco legale

Vorrei far notare che l’unico che ci guadagna in maniera spropositata da questo settore è lo Stato, da lei rappresentato signor Vito Crimi, tra tasse, concessioni e imposte.

Sono anche a far notare a Lei e tanti altri che la pensano come Lei che nella nostra sala (ma anche in altre, penso!), i clienti sono persone prima ancora che numeri di guadagno, che con la maggior parte di loro spesso ci capita di scambiare chiacchiere, a volte anche di cose molto personali.

Se ho riconosciuto segni di nervosismo o stress da perdite, ho risposto con empatia cercando di spiegare che il gioco deve essere un passatempo piacevole, non fonte di problemi e malessere.

Noi come i bar e i negozi di parrucchieri facciamo parte della quotidianità di molte persone (soprattutto anziani) che magari a casa sono soli e si ritrovano nelle nostre sale per scambiare due chiacchiere con noi e con altri amici, fra una commissione e l’altra.

Lo Stato vede i giocatori come numeri da cui guadagnare soldi, non lo facciamo invece noi lavoratori.
Ha mai pensato a quante persone si troverebbero ad essere disoccupate se il suo desiderio si avverasse?

Secondo Lei chiudere le sale da gioco sarebbe la soluzione?

Le do la mia personale idea:potrebbe essere una soluzione al gioco solo se combinata alla cessazione di qualsiasi altro tipo di gioco (Lotto, Superenalotto, Gratta e Vinci, Poker, Slot,Vlt) e il blocco totale dei siti internet dedicati.

Quindi sono a dirLe che se vuole bloccare il gioco d’azzardo lo deve fare in toto, non in parte, perché questo sarebbe discriminatorio nei nostri confronti.

Concludo dicendole che non ho passato giorno in questa quarantena senza preoccuparmi di come stessero i miei “nonnini”, senza sentire i miei colleghi che per me sono una seconda famiglia oppure fare due chiacchiere con qualche cliente sui social.

Noi siamo molto di più di un guadagno spropositato”.

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