Con la presentazione di secondi motivi aggiunti una società attiva nel settore dei giochi pubblici, rappresentata e difesa dall’Avv. Cino Benelli, ha chiesto l’annullamento e per la declatoria di illegittimità, previa concessione di misure cautelari collegiali, e monocratico provvisorie, del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 3 dicembre 2020, limitatamente agli artt. 1, comma 10, lett. l) e 14, mediante i quali è stata disposta la sospensione dell’attività delle sale giochi dal 4 dicembre 2020 fino al 15 gennaio 2021.

Il Tribunale ha ordinato l’esibizione in giudizio di tutti i verbali del Comitato Tecnico Scientifico sui cui si basano le misure anti contagio, quindi la chiusura dei punti di raccolta del gioco, disposte con i DPCM del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

«Ciò posto, già nelle more della celebrazione della camera di consiglio ed al fine di salvaguardare il principio di effettività della tutela cautelare sotto il profilo della parità delle parti (e delle armi) di cui all’art. 2, comma 1 c.p.a., nell’insistere comunque per l’adozione di un decreto motivato come richiesto dall’art. 56 c.p.a., si chiede all’Ill.mo Signor Presidente di ordinare, ai sensi degli artt. 63 e ss. c.p.a., l’esibizione in giudizio del verbale n. 133 redatto all’esito della seduta del 3 dicembre 2020 del Comitato tecnico-scientifico di cui all’ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile 3 febbraio 2020, n. 630, e successive modificazioni e integrazioni, allo stato ignoto ma richiamato per relationem dal D.P.C.M. 3 dicembre 2020.

Infatti, soltanto attraverso la disamina del suddetto verbale, alla stregua dei precedenti nn. 119, 121, 122 e 123 (richiamati dai D.P.C.M. 24 ottobre 2020 e 3 novembre 2020, rispettivamente impugnati con ricorso principale e successivi motivi aggiunti) – dei quali si chiede, altresì, l’ostensione in giudizio – sarà possibile comprendere gli elementi in base ai quali la Presidenza del Consiglio sarebbe pervenuta alla valutazione di idoneità, proporzionalità e indispensabilità delle gravose misure imposte (cfr., T.A.R. 21 Campania, Sez. V, decreto n. 1915/2020).

Invero, l’impugnato D.P.C.M., nel disporre nuovamente e per un lasso di tempo ancor più ampio (fino al 15 gennaio 2021) una chiusura generalizzata delle attività in questione – estesa cioè all’intero territorio nazionale, senza distinzione fra zone cc.dd. “rosse”, “arancioni” e “gialle” (qual è la Regione Umbria) – non appare sorretto da alcuna istruttoria, non risultando indicati coefficienti o percentuali di contagi in ipotesi occorsi per effetto della concreta frequentazione di tali esercizi.

In altri termini, manca allo stato non soltanto la prova, ma anche un semplice indizio dell’eventuale esistenza di un qualsiasi nesso di causalità in ipotesi esistente tra lo svolgimento delle attività di sala giochi e “l’incremento dei casi sul territorio nazionale” di cui si narra genericamente nel preambolo dell’impugnato D.P.C.M..

Come si è visto, infatti, la stessa Corte EDU ha ritenuto non ammissibile che una prova sottratta alla disclosure sia l’unica posta a fondamento di una decisione amministrativa pregiudizievole (cosi, tra le tante, Pocius c. Lituania, ricorso n. 35601/04, sentenza del 6 luglio 2010).

P.Q.M.

Voglia l’Ecc.mo Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio – sede di Roma, in accoglimento del suesteso ricorso nonché del ricorso principale e dei primi motivi aggiunti, previa concessione di misure cautelari collegiali e monocratico provvisorie, annullare e, comunque, accertare e dichiarare l’illegittimità degli atti e provvedimenti impugnati…»