Il Consiglio di Stato respinge il ricorso di un operatore di gioco contro il regolamento del Comune di Roma che limita l’attività di sale e esercizi di gioco.

Il Consiglio di Stato, con sentenza del 26 giugno 2020, conferma la pronuncia del Tar Lazio sulle limitazioni introcotte dal regolamento del Comune di Roma.

Per i giudici “il provvedimento prosegue con il richiamo a fonti scientifiche, fra le quali viene segnalato lo studio “Dipendenze Comportamentali/gioco d’azzardo patologico: progetto sperimentale nazionale di sorveglianza e coordinamento/monitoraggio degli interventi’ curato dal Ministero della Salute, studio ad ampio spettro che appare utile per una maggiore comprensione del sistema in tutto i suoi aspetti più variegati, tra l’altro maggiormente a rischio di creazione di un legame di dipendenza e maggiormente capaci di intercettare fasce di popolazione finora più estranee al gioco d’azzardo.

Appare pienamente dimostrato che l’istruttoria è del tutto esauriente, se non sovrabbondante, sui rischi in primo luogo derivanti alla salute psichica dei consociati e ciò è utile per superare il terzo motivo di appello, secondo cui la pronuncia impugnata è priva di pregio giuridico poiché impinge in valutazioni di merito che, talvolta, sconfinano finanche in giudizi di ordine morale e sociale precluse in un giudizio di legittimità, se non limitato all’esame della congruità e razionalità delle motivazioni sottese al provvedimento impugnato.

Come si è considerato, l’istruttoria appare del tutto completa in tutte le sfaccettature del fenomeno e ne viene dato ampiamente conto, riscontrato correttamente dal giudice di prime cure senza sconfinamenti nel merito.

La mancata presa in considerazione degli interessi economici degli imprenditori di settore e la supposta riduzione della raccolta di gioco complessiva di almeno il 34% è superato dal problema della tutela della cittadinanza, tutela che assume nel caso un peso talmente superiore tale da non poter essere controbattuto dai minori ricavi degli imprenditori del settore, la cui sovrabbondanza sta a dimostrare proprio la gravità del fenomeno sociale e l’apertura per otto ore giornaliere non mette certamente a repentaglio”.

Per il Consiglio di Stato, poi, il regolamento non contrasta con l’intesa in  Conferenza Unificata che era espressione di princìpi e regole comuni che dettavano linee di indirizzo uniformi”.

“La Conferenza unificata ha concluso i suoi lavori con l’intesa sancita nella seduta del 7 settembre 2017: nell’ambito delle “scelte in via di attuazione e da fare” viene richiamata la possibilità di “Riconoscere agli Enti locali la facoltà di stabilire per le tipologie di gioco delle fasce orarie fino a 6 ore complessive di interruzione quotidiana di gioco”. Rileva anche la seguente clausola: “Le disposizioni specifiche in materia, previste in ogni Regione o Provincia autonoma, se prevedono una tutela maggiore, continueranno comunque ad esplicare la loro efficacia”.

Alla luce dei riportati contenuti dell’intesa è corretto affermare che principio generale della materia è la previsione di limitazioni orarie come strumento di lotta al fenomeno della ludopatia”.