La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso contro la sentenza di condanna per truffa nei confronti di un gestore di apparecchi da intrattenimento per avere , nello svolgimento della sua attività di installatore di slot machine, alterato il funzionamento di sistemi informatici, cosi da eludere il pagamento delle imposte previste, del quale si appropriava conseguendo un ingiusto profitto.

I giudici hanno sottolineato che l’imprenditrice di Torino era legale rappresentante della società che installava le macchine, che aveva anche la gestione diretta di uno dei locali ove erano installate le slot machine, che la società aveva dimensioni ridottissime e alcuni clienti erano riconducibili a soggetti legati da vincoli familiari allo stesso imputato, che manteneva il possesso delle chiavi delle macchine e otteneva il vantaggio patrimoniale connesso alla alterazione delle schede.

“Vale a dire che la sua prestazione consisteva anche nella possibilità di operare direttamente sui programmi delle macchine, per permetterne il corretto funzionamento e la registrazione a fini fiscali di tutte le giocate. Era, dunque, operatrice del sistema, essendo stata autorizzata ad installare anche i software delle macchine attraverso una operazione di configurazione che le aveva permesso di compiere l’illecito (cfr. sull’argomento Cass, n. 24583 del 2011, non massimata). L’abuso di tale funzione, punito più aspramente dal legislatore in funzione della posizione di vantaggio assunta dall’autore rispetto ai soggetti estranei al sistema informatico, rende conforme al diritto la statuizione dei giudici di merito laddove hanno ritenuto la sussistenza della contestata aggravante, dalla quale discende la procedibilità di ufficio in ordine al reato di cui all’art. 640-ter cod.pen.”.