Solo contro tutti (almeno in quella che è oggi una vera battaglia sui media) Niklas Lindahl, Managing Director dell’operatore di gioco online LeoVegas Gaming Italy, rivela lo spirito guerriero caratteristico delle sue origini svedesi. Il manager della società, quotata nei listini della borsa di Stoccolma e nell’indice Nasdaq, prende posizione contro l’articolo 9 del decreto Dignità, promosso dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Luigi Di Maio.

La normativa vuole imporre il divieto di qualsiasi forma di pubblicità relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, effettuata su qualunque mezzo, vietando anche le sponsorizzazioni.

Come può riassumere la vostra posizione?

LeoVegas ha assunto una posizione molto forte rispetto alla scelta del Governo di introdurre il divieto di pubblicità sul gioco legale sia perchè riteniamo che questo rappresenti una violazione del diritto europeo, oltre che di quello italiano, sia per gli effetti in termini di perdita di posti di lavoro. Stiamo parlando di migliaia di dipendenti. Di fronte a queste perplessità abbiamo chiesto un confronto con gli esponenti del Governo e proprio in questo frangente abbiamo pensato di coinvolgere altre imprese che operano sul mercato italiano, le associazioni che le rappresentano, ma nella maggior parte dei casi ci è stato risposto che preferiscono tenere un profilo molto basso. Non so quale sia il motivo di questa scelta.

Quindi se ne nessuno si muove, vorrà dire che questo compito se lo assume LeoVegas. Il nostro intento è quello di migliorare il provvedimento, suggerendo, anche attrarverso la nostra esperienza, soluzioni che possano contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo patologico. Siamo convinti che quel decreto non avrà nessuno degli effetti sperati, anzi, riporterà il mercato nell’illegalità, rivelandosi addirittura controproducente.

I tecnici dello Stato hanno stimato che il divieto dellla pubblicità al gioco online determinerà una riduzione della raccolta di circa il 5% rispetto ai valori attuali. Siete d’accordo con questa previsione?

Il gioco online in Italia rappresenta al momento il 7% delle giocate complessive che ammontano a circa 100 miliardi. Una cosa certa è che l’online vive grazie alla pubblicità, a differenza dell’offerta offline non abbiamo le sede fisiche. Togliendo la pubblicità non si avrà solo una riduzione del mercato ma piuttosto la fuoriuscita dal mercato degli operatori che vogliono rispettare le regole, di tutti quelli che come noi hanno una concessione e una buona reputazione. Non potendo fare comunicazione sulla loro offerta, queste realtà non avranno altro modo per differenziarsi dall’offerta di chi opera fuori dalle regole. È praticamente impossibile.

Quindi i Tecnici dello Stato stanno sottovalutando gli effetti…

Certamente. Dobbiamo infatti considerare che gli operatori più grandi, quelli che hanno consolidato la loro posizione sul mercato, per un certo periodo continueranno ad avere entrate accettabili. Si tratta di operatori il cui brand è conosciuto dai clienti e che potranno continuare ad essere agevolati da questa ‘notorietà’. Nel lungo termine anche per loro l’impossibilità di fare pubblicità determinerà una sostituzione dell’offerta legale con quella illegale.

Con gravi conseguenze per la raccolta

Non solo. La distruzione di un mercato così regolamentato come quello che c’è in Italia è davvero un peccato. È l’unico mercato che consente il controllo totale dell’offerta e dell’attività di gioco.

Cosa succederà a questo punto alla gara per l’aggiudicazione delle concessioni per il gioco online che è stata bandita solo qualche mese e per la quale molti operatori si sono impegnati a versare un sacco di soldi?

LeoVegas ha partecipato a questo bando così come tanti altri operatori che intendono continuare ad operare legalmente sul mercato italiano. Il fatto che con il decreto Dignità siano cambiate le regole non si è fatto altro che mettere tutte le aziende convolte in grave difficoltà. Come è possibile avviare una nuova attività in Italia in queste condizioni? Una licenza per offrire gioco ma senza poter promuovere la propria offerta, il marchio. Non so se alcuni decideranno di fare comunque le new entry, ma posso immaginare che la decisione da prendere rappresenti un grave problema. Per quanto ci riguarda abbiamo deciso di continuare perseguendo gli obiettivi che ci siamo prefissi, certi di avere le carte in regole e gli strumenti per farlo. E questa scelta di affrontare il Governo chiedendo un confronto su questi temi è perfettamente in linea con con la nostra politica.

Lei è svedese, quindi conoscerà molto bene questo mercato che sappiamo essere tutt’altro che liberale e aperto rispetto all’offerta di gioco. Ciò nonostante non sono mai state adottate misure fortemente restrittive come quella della pubblicità e altre annunciate in questi giorni da esponenti del Governo italiano. Crede che l’Europa potrà prendere ad esempio l’Italia?

Assolutamente no. Queste parole sono state pronunciate dal ministro Luigi Di Maio. L’idea che altri paesi prendano esempio dall’Italia è un suo sogno, un sogno bizzarro. È vero che la Commissione Europea ha espresso delle raccomandazione sulla pubblicità al gioco d’azzardo ma lo ha fatto dando indicazioni precise. La pubblicità online, viene specificato, deve essere finalizzata a distinguere tra l’offerta legale e quella illegale. Si tratta di un consiglio che la Commissione offre ai Paesi membri. L’Italia sarà il primo e l’ultimo paese ad adottare il divieto, tutti gli altri hanno già escluso questa ipotesi. L’Italia, nella persona del ministro Di Maio, si rifiuta di vedere la realtà a favore di una battaglia populista, ma sappiamo bene che quello che sta succedendo non ha senso.

Sappiamo che il divieto di pubblicità sul gioco, così come previsto nel decreto, dovrà essere tradotto in una serie di decreti attuativi

Ci sarà un periodo di grande confusione a cui si aggiungerà l’impossibilità di distinguere gli operatori irregolari da quelli regolari. Nessuno sta ragionando su questo. Quello che voglio chiedere a Di Maio e agli altri è se sanno indicarmi dove finisce il marketing. Cos’è il marketing e cosa non lo è? Finisce quando si fa pubblicità o quando si comunica su un sito? Forse dovrebbero dimostrare di avere queste competenze. Mi sembra chiaro che questo Governo non è preparato su questi temi, per questo che abbiamo chiesto un confronto, anche per permettere, a chi come me da anni lavora nell’online, di spiegare come funzionano le cose.

E al ministro Di Maio che vi definisce la lobby dell’azzardo cosa direbbe?

Noi condividiamo la mission di questo provvedimento, ovvero l’intento di contrastare il gioco d’azzardo patologico. Lo condividiamo al 100%. Quello che contestiamo è il metodo. Vedremo gli effetti devastanti sul mercato legale. Stiamo già assistendo ad un attacco massiccio degli operatori non autorizzati che avranno il campo libero. Non chiediamo molto, umilmente solo di sederci ad un tavolo, spiegare quello che a nostro avviso si potrebbe fare. Perchè insieme possiamo fare qualcosa che funzioni. Un esempio primo tra tutti? Estendere l’uso della iscrizione e del riconoscimento del giocatore, che già esiste nell’online, anche per l’offline.

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