In questi giorni è partito l’iter dei confronti verso la riforma del gioco pubblico che il legislatore ha annunciato nel 2018 con il decreto Dignità.

È finalmente maturata la convinzione, anche tra i più noti rappresentanti della politica, del Governo e della Pubblica amministrazione, che è improcrastinabile la riforma delle attività di raccolta del gioco di Stato.

Oltre alle difficoltà più volte denunciate delle aziende impegnate nella raccolta e le conseguenti pressioni dei rappresentanti del settore dei giochi, ci sono tre fattori che muovono verso la riforma:

  • il tendenziale spostamento della domanda verso le offerte online;
  • l’impossibilità di definire un diritto per la raccolta del gioco che il Governo possa mettere a bando;
  • le preoccupazioni per la diffusione del Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA) conseguenza di un gioco eccessivo.

L’epidemia Covid-19 ha solo accelerato ciò che appare come una fisiologica evoluzione per la fruizione del servizio di gioco. Casinò, bingo e scommesse da remoto confermano il loro appeal sulle nuove generazioni di giocatori.

Oggi qualsiasi servizio, però, è fruito in uno spazio ibrido che è nello stesso tempo online e offline, mentre le proposte di gioco sono regolamentate da rigide regole che impongono lo sviluppo e l’evoluzione esclusivamente confinato in un singolo canale di offerta.

Aldilà di qualsiasi dichiarazione di propaganda, non esistono offerte di gioco multicanale; finora sul mercato sono disponibili soluzioni omnichan che vengono diffuse sia online che nei negozi di gioco ma presentano solitamente tematiche convergenti piuttosto che una dinamica di gioco equivalente per ogni tipologia di accesso.

Per soluzioni multicanale è necessario riscrivere le regole, serve il riordino e una nuova e più attenta cura della sicurezza per l’ambiente di gioco, anche nuovi metodi di controllo.

Le limitazioni territoriali per installazioni e orari di esercizio rendono l’offerta land based diversa tra un territorio e l’altro del Paese, questo impedisce allo Stato di quantificare e vendere un diritto alla raccolta di gioco, favorisce lo spostamento della domanda verso soluzioni di gioco sottoposte a minori limitazioni, demotiva gli operatori ad investire nelle location fisiche.

Nell’immediato un riordino fondato su motivazioni di tipo fiscale, che accordano vantaggi e agevolazioni ad un canale piuttosto che all’altro, può servire a rilanciare offerte e filiere attualmente in crisi ma non risolve il problema nel medio termine.

Quello su cui occorerebbe osare è l’aspetto tecnologico riprogettando i servizi, implementandoli su device commerciali e apparecchi dedicati, in un ambiente ibrido – da remoto e in presenza – armonizzando le possibilità consentite sui diversi canali.

Se il DGA potesse scomparire con l’adozione del divieto per tutti i giochi, o per quelli considerati più pericolosi e compulsivi, la soluzione di riordino sarebbe semplice e velocemente attuabile osservata esclusivamente sotto questo aspetto.

Purtroppo non è così, l’esperienza ha dimostrato il contrario, mentre c’è sicuramente molto da fare per la promozione di un gioco responsabile e sicuro. La direttiva MIFID, in contrasto al fenomeno della dipendenza da trading, ad esempio, ha ottenuto risultati importanti verso un rapporto più responsabile del cittadino nella compravendita di titoli finanziari.

Questi temi, appena accennati, sono oggetto della trattazione politica, sociale, economica e fiscale verso il riordino dei giochi, pertanto meritano un tavolo – più ampio possibile e in terreno neutro – di esperti impegnati nella valutazione della materia.

Jamma.it, che in questo anno festeggia il 20° anniversario per l’attività di divulgazione delle notizie sul gioco pubblico, intende dare vita ad un think tank al quale chiama a partecipare tutti gli interessati al gioco pubblico.

Affinché il riordino del gioco possa rappresentare un risultato condiviso da tutti intendiamo pubblicare e promuovere le vostre opinioni – senza alcun filtro – e le idee da proporre per soluzioni tecniche, anche rivoluzionarie, necessarie al rilancio del settore e al miglioramento dell’impatto sociale del gioco di Stato.

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